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Il Papa ai marittimi e portuali del mondo

Venerdì scorso, a chiusura dei lavori del XXIII Congresso mondiale dell’Apostolato del Mare (19 -23 nov 2012), il Papa Benedetto XVI ha affermato che “…la vulnerabilità dei marittimi, pescatori e naviganti, deve rendere ancora più attenta la sollecitudine della Chiesa e stimolare la materna cura che, attraverso di voi, manifesta a tutti coloro che incontrate nei porti o sulle navi, o assistete a bordo nei lunghi mesi d’imbarco”.

Premettendo che “sin dagli albori del Cristianesimo, il mondo marittimo è stato veicolo efficace di evangelizzazione” e che “anche oggi la Chiesa solca i mari per portare il Vangelo a tutte le nazioni”, Benedetto XVI ha incoraggiato quanti operano “negli scali portuali del mondo” a una rinnovata sollecitudine verso il mondo dei marittimi che “oggi deve tenere conto dei complessi effetti della globalizzazione e, purtroppo, si trova a dover affrontare anche situazioni di ingiustizia, specialmente quando gli equipaggi sono soggetti a restrizioni per scendere a terra, quando vengono abbandonati insieme alle imbarcazioni su cui lavorano, quando cadono sotto la minaccia della pirateria marittima o subiscono i danni della pesca illegale”.

E’ stato un importante evento che si è celebrato a Roma, dopo 30 anni, se pensiamo che l’ultimo fu celebrato nel 1982 al quale il sottoscritto fu presente in qualità di Delegato; in più a 90 anni dalla firma, da parte di Pio XI, delle prime Costituzioni dell’Apostolato del Mare (17 aprile 1922).  Oltre ai temi dedicati allo specifico dell’apostolato e della nuova evangelizzazione del mondo marittimo, il congresso ha sviluppato importanti riflessioni sui “marittimi”, con tutti i cambiamenti che si stanno attuando nella loro vita.

A ciò si aggiungono, in anni recenti, l’abbandono delle navi, con i loro equipaggi, in porti stranieri senza cibo e senza risorse, misure sempre più restrittive che impediscono ai marittimi di scendere a terra, abusi e sfruttamento. Una sessione è stata dedicata alla Convenzione sul Lavoro Marittimo, detta la Maritime Labour Convention 2006, che stabilisce i requisiti minimi per tutti gli aspetti delle condizioni di lavoro dei marittimi imbarcati sui mercantili. Questa convenzione è considerata una vera e propria “carta dei diritti della gente di mare”; il “quarto pilastro” del corpus normativo internazionale sulla vita e il lavoro nel mare definito dall’IMO ed affianca le altre tre: Solas, sulla salvaguardia della vita in mare, Stcw, sulle norme relative alla formazione della gente di mare, al rilascio dei brevetti e ai servizi di guardia e Marpol, sulla prevenzione dell’inquinamento ad opera delle navi. Sulla “pirateria”, il Congresso ha dedicato due sessioni una descrittiva del fenomeno e l’altra su una esperienza legale portata avanti da un avvocato londinese sulle trattative di un riscatto da parte di pirati somali.

Si tratta di un crimine subdolo e spesso difficile da affrontare, dove preoccupano soprattutto l’incremento della violenza nella gestione degli ostaggi, il prolungamento della detenzione e la capacità di resistenza nella gestione complessiva dei sequestri. Basti pensare che da una media di 45 giorni del 2009 si è passati oggi a circa 180 giorni di detenzione per gli ostaggi, le navi sequestrate e i carichi, con la prospettiva di un ulteriore aumento e della recrudescenza delle pratiche di gestione violenta del personale navigante sequestrato. L’Apostolato del Mare, attraverso i suoi cappellani e volontari, ha sempre avuto un occhio di riguardo anche per i pescatori e le loro famiglie.

Non esistono statistiche precise riguardo a incidenti che colpiscono le persone che vivono in questo settore lavorativo, ma molte organizzazioni internazionali ritengono che la pesca sia una delle professioni più pericolose al mondo. Accanto a quella regolamentata, poi, non dobbiamo trascurare che esiste il fenomeno della pesca illegale, non dichiarata e non disciplinata (Illegal, Unreported and Unregulated fishing – IUU), che non di rado è connessa con il traffico di persone e con il lavoro forzato.

Migliorare la vita della gente di mare, garantire servizi di primaria assistenza e rispondere alle necessità spirituali e materiali dei marittimi – welfare del mare –  sono gli obiettivi portati avanti dal ITF (International Transport Workers Federation), che raggruppa 708 sindacati in rappresentanza di oltre 5 milioni di lavoratori di tutti i settori del trasporto e che raccoglie oltre la metà dei marittimi di tutto il mondo. Infine è stata sottolineata anche l’importanza dei passeggeri delle navi da crociera moderne; un numero molto alto di turisti che viaggiano e che vanno assistiti anche dal punto di vista spirituale; è sempre una “Chiesa che naviga”.

 

Abele Carruezzo

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