giovedì, Ottobre 21, 2021
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United Kingdom: crollo del numero dei marittimi inglesi

Il rapporto annuale del Dipartimento dei Trasporti del Regno Unito ha evidenziato il calo del 10% del numero di ufficiali britannici in servizio di navigazione nel 2012. I marinai britannici diminuiscono e scelgono sempre più opportunità di lavoro a terra, perdendo la “nomination” di navigatori del Grande Ammiragliato inglese. Il dato viene confermato anche dalla relazione annuale riportata dal sindacato britannico dei marittimi e confermando la flessione del numero anche per le marinerie dei Paesi Bassi e della Svizzera.

Il numero degli ufficiali regolarmente certificati dalle Autorità Marittime inglesi è sceso del 19% a partire dal 2006, mentre il numero di ufficiali che hanno abbandonato la carriera nel 2012 è sceso del 27%; dati e statistiche che il Dipartimento inglese dei Trasporti (DofT) giustifica con il fatto che molte compagnie di navigazione hanno trasferito le loro attività fuori dal Regno Unito. Debole consolazione se non fosse che stiamo assistendo ad una “caduta” dell’Occidente in quasi tutti i settori professionali, convinti che una professione, come quella della gente di mare, va espressa solo con i numeri di una economia virtuale.

L’unico dato in positivo che la relazione evidenzia è l’incremento del 19% a partire dal 2011 del numero degli allievi ufficiali che hanno certificato l’inizio della loro carriera. Vi è da sottolineare che per legge del governo inglese, proprio nel 2011,  è stato reso obbligatorio l’imbarco dei cadetti su navi di un certo tonnellaggio per favorirne la formazione-lavoro. Comunque, anche se per legge, questo fa ben sperare per il futuro della marineria inglese, se saremo convinti che detta carriera va accolta, sostenuta ed integrata da tutta l’Europa dello shipping su tutte le navi, al di là della bandiera battuta.

Sicuramente quest’ultimo dato non è misurabile con il numero degli allievi italiani, poiché questi hanno un percorso formativo professionale diverso, e con una indecisa considerazione del Dipartimento italiano dei Trasporti Marittimi e con una formazione-lavoro a bordo tutta da rivedere.

 

Abele Carruezzo

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