martedì, Settembre 21, 2021
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Conclusa la due-giorni di North South Conference ai Benedettini Di Catania

Il fattore competitivo non è tanto la distanza ma il tempo. L’urgenza è quella di intervenire sui sistemi portuali e aeroportuali nazionali ed europei, seguendo precise linee guida: razionalizzazione e potenziamento delle infrastrutture, riforme gestionali, definizione dei ruoli istituzionali con una più netta distinzione tra le funzioni delle Autorità portuali e quelle delle Autorità marittime e, infine, un’unica legge di riforma di porti e interporti.

Gli stessi temi affrontati nella seconda e ultima giornata di studi di “North South Conference”, il meeting internazionale che nell’auditorium dell’ex Monastero dei Benedettini di Catania ha ospitato centinaia di manager, accademici, diplomatici provenienti da tutto il mondo. Dalla Cina alla Germania, passando per l’Indonesia, l’Africa, la Francia: tutti riuniti a Catania – strategicamente scelta dai promotori Est, Bic e Cisco per la centralità geografica e commerciale – sotto il segno di una convinzione: la Sicilia è, e può diventare un riferimento nodale per lo sviluppo della logistica marittima internazionale, a condizione che ci siano i giusti interventi e investimenti.
Primo fra tutti il mercato cinese, che si fa avanti auspicando che i porti isolani diventino un buon punto di sbarco verso l’Europa e il Mediterraneo: cosa che assume maggior valore se si tiene conto che oggi il sistema portuale della terra del dragone è tra i più potenti, con un trend “eco-friendly”, mirato alla specializzazione, intellettualizzazione e automazione delle attrezzature e, non ultima, l’informatizzazione, come ha spiegato questa mattina (27 aprile) Yifu Xu, General Manager Shanghai Qifan Co, nel corso del suo intervento.

E La Sicilia? «Deve crederci di più», afferma Marco Romano, docente dell’Università di Catania e presidente del Parco scientifico e tecnologico di Sicilia che, durante il suo intervento alla conferenza, ha più volte sottolineato «la necessità di puntare sul valore del territorio, di investire in innovazione, ricerca e sviluppo, per operare in modo efficiente, specializzare le aree logistiche, promuovere sui distretti economico-produttivi un’offerta di servizi “a rete”».
Su una cosa sono d’accordo davvero tutti: migliorare il sistema dei trasporti marittimi internazionali vuole dire anche abbattere le “barriere” normative e istituzionali che spesso rallentano le relazioni tra stakeholder e Governi. Serve legiferare in modo parallelo, parlando tutti la stessa lingua, quella dell’intermodalità, della prospettiva, dell’investimento e della sinergia. In questo, la Sicilia giocherà il suo ruolo nel bacino del Mediterraneo.

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