M/T “Prestige”: colpevole solo il comandante per essere rimasto a bordo

Giusto un anno fa  ne abbiamo scritto sull’avventura complessa della petroliera “Prestige” che affondò al largo di Capo Finistere (19 novembre 2002). Il Comandante della nave Apostolos Mangouras, processato per oltre dieci anni, oggi, viene condannato per “disobbedienza” alle Autorità Marittime! Tutti i momenti  “fatto” nautico sono descritti nel ns articolo dell’anno scorso.

Qui ci preme sottolineare che l’affondamento della nave è il risultato di un “atto di Dio” (giusta definizione del codice della navigazione, quando le condizioni meteomarine sono fuori scala e non è possibile dimostrare una “causa” palese e/o nascosta primaria né da parte dell’equipaggio tutto e né per imperizia nautica da parte del Comandante) come poi dieci anni di processo lo hanno dimostrato; non potendosi salvare la nave, il carico, si creò un disastro ecologico, il cui costo è stato quantificato in 4402 milioni di euro.

L’equipaggio fu messo in salvo dagli elicotteri del SAR, il Comandante, il Direttore di macchina ed il 1° Uff. le di coperta, volontariamente restarono a bordo per prestare aiuto, dalla nave, alle operazioni di rimorchio. Il Comandante arrestato qualche giorno dopo, nel momento in cui sbarcava dall’elicottero che lo riportava a terra, restava in prigione per 84 giorni, trascorreva 2 anni agli arresti domiciliari a Barcellona ed altri 8 anni agli arresti domiciliari in Grecia. Ebbene ricordare quei momenti, per comprendere dei tanti “perché” che periti navali di Facebook non vogliono capire ed ancora una volta la “colpa” è solo del Comandante.

Quando il rimorchiatore “Ria de Vigo” arriva in zona avverte il Comandante della Prestige che l’Autorità Marittima spagnola ha disposto il rimorchio della nave, tralasciando però di riferire che l’operazione è gratuita (nota importantissima per armatori ed assicuratori). Il Comandante, conscio dell’elevato costo dell’operazione, visto che non gli si offriva la firma di un “Lloyd Open Form”, nè di alcun altro contratto di rimorchio, chiede il tempo di avvisare gli armatori e di ricevere loro ordini in merito. Questo ritardo gli costerà l’imputazione di disobbedienza alle Autorità! (In questo caso la nave ancora galleggiante sarebbe stata rimorchiata e si ordina di abbandonarla; in un altro caso, tutto italiano e anche se esistono cause primarie sul sinistro, si ordina di “salire” a bordo di una nave già incagliata e quindi “relitto”).

Il Comandante della “Prestige” durante il processo ha sempre affermato che non si è mai negato, né opposto al rimorchio; in aggiunta le condimeteomarine erano sfavorevoli per un pronto-rimorchio (visto che il rimorchiatore ha impiegato quasi una ora per raggiungere la nave e tutti i tentativi iniziali di prendere il cavo di rimorchio sono stati inutili). Oggi, riscriviamo, a processo concluso sulla petroliera Prestige, affondata al largo della Galizia nel 2002, che non esistono accuse di danni penali per l’ambiente, ma solo una condanna penale per disobbedienza da parte dell’ex capitano Apostolos Mangouras. L’associazione internazionale degli armatori di petroliere, la Intertanko, ha emesso un comunicato di sollievo per l’assoluzione per danni ambientali degli ufficiali della Prestige; assoluzione anche per l’ex capo del Dipartimento spagnolo della Marina Mercantile, Luis López Sors González, liberando lo Stato spagnolo dalla responsabilità di disastro ambientale.

L’unico disappunto rimane per il Comandante Mangouras, di 78 anni di età e quasi quaranta trascorsi su un “acqua di mare”, condannato come un criminale responsabile a nove mesi di reclusione. Nella motivazione si legge che le sue azioni sono state descritte come “esemplare” nel difendere lo Stato di bandiera della nave: “resistere alle Autorità spagnole- afferma il comunicato di Intertanko- e rifiutare il rimorchio, non ha permesso di vedere che il Cap. Mangouras aveva coraggiosamente fatto tutto il possibile per proteggere equipaggio, nave e carico e per proteggere l’ambiente, riducendo al minimo l’inquinamento, come gli atti hanno dimostrato poi e lo spirito marinaresco di rimanere a bordo per salvare ulteriormente la nave.

Ma contro il suo giudizio è stato costretto dalle autorità spagnole a prendere una serie di azioni che hanno determinato la perdita totale della petroliera in condizioni di mare spaventose”. Intertanko ha dichiarato, convinta, che la condanna del capitano Mangouras è deplorevole, ingiustificabile e fondamentalmente errata; un precedente per il trattamento come criminali riservato a comandanti delle navi che cercano di fare del loro meglio per la gente di mare, la nave e l’ambiente quando si trovano in circostanze avverse estreme.

 

Abele Carruezzo