domenica, Ottobre 24, 2021
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UK: Anti-Marine Fouling della Revolymer

Con l’approssimarsi della stagione nautica, il diportista, armatore, conduttore della propria barca si appresta a compiere quella manutenzione e pulizia spicciola della carena a volte operata in self, senza una minima conoscenza sull’uso di sostanze che potrebbero inquinare l’ambiente marino.

Il fatto grave è che queste operazioni di pulizia generale della propria barca avvengono sotto il placet di autorità di porticcioli, approdi e cale marine per non dispiacere l’entusiasmo del diportista; mentre queste tipologie di lavori andrebbero eseguite e differenziate sotto il controllo di esperti di un cantiere navale/nautico, cioè ambiente attrezzato; ed ancora è vietato dalla legge applicare o riapplicare o utilizzare biocidi, pena arresto (max due anni) e ammenda (max 15.000 euro) per armatore e comandante oltre al ritiro del titolo per la conduzione.

Sappiamo benissimo che qualunque oggetto immerso in un ambiente marino viene colonizzato da organismi acquatici che vanno rimossi, specie se si tratta di una carena di una barca, senza arrecare danni all’ambiente. Oggi il fronte della ricerca in campo navale ci offre tecnologie alternative all’uso di sostanze tossiche ed allo stesso tempo si stanno studiando materiali innovativi che riducendo l’aggressione delle carene potrebbero diminuire gli effetti negativi del fouling marino fornendo rivestimenti in grado di prevenire il fenomeno. In vari laboratori scientifici del settore navale le priorità sono studiare sistemi per risparmiare carburante. Fra le tante cause dell’aumento dei consumi nel trasporto marittimo vi è anche la presenza di cirripedi, alghe ed altri detriti che si fissano sulle carene rallentando la corsa delle navi e delle imbarcazioni da diporto; quest’ultime, stazionando ai pontili per lungi periodi di tempo ed inattive per intere stagioni, ne risentono maggiormente gli effetti negativi.

Il fenomeno detto per l’appunto “marine fouling” viene definito come il processo di colonizzazione di una superficie da parte di organismi in ambiente acquatico, per cui piante ed animali marini si insediano e crescono sulle strutture sommerse; un cirripede può produrre oltre 10.000 larve in una stagione. Nel campo navale, riferendoci solo alle navi, a livello mondiale, il fenomeno ha un costo di miliardi di euro/anno spesi per mantenere efficienti le carene ed è per questo che la ricerca scientifica è impegnata nella prevenzione, riducendo spese ed emissioni inquinanti rilasciate.

Se pensiamo che una carena di una nave attaccata dal fouling può aumentare il consumo di carburante fino al 40% e che moltiplicato per la flotta mondiale porta a percentuali di inquinamento molto alte per emissioni di gas serra e piogge acide, altrettanto considerevole sarà l’effetto su piccole imbarcazioni da diporto, comportando stress meccanico sulle strutture statiche di una barca; senza dimenticare gli effetti nocivi che si possono verificare sulle migliaia di chilometri di tubazioni sottomarine e sulle reti degli allevamenti ittici.  Con il costo del carburante in aumento e le crescenti preoccupazioni per quanto riguarda le emissioni vi è una forte domanda di mercato per nuove, sostenibili, tecnologie dei rivestimenti in grado di controllare le incrostazioni e ridurre il costo del carburante insieme al volume delle emissioni grazie ad una maggiore efficienza operativa della nave durante i lunghi periodi in servizio.

Ed allora tempo due anni, il Regno Unito, tramite il fondo governativo Technology Strategy Board (TSB), con un decreto dell’altro ieri, ha finanziato con 500 mila sterline la Revolymer plc, società inglese che si occupa di polimeri, in consorzio con AkzoNobel’s International Paint Ltd, l’Università di Liverpool e quella di Newcastle, per dare una soluzione al problema delle incrostazioni che danneggiano le carene delle navi tramite l’impiego di polimeri progettati dalla Revolymer.

L’Italia della “chimica” e dei “polimeri” non la ricordiamo più; anche se in questo campo fummo i primi, grazie al Nobel del prof. Natta primo ricercatore proprio negli stabilimenti della Polimeri di Brindisi. L’International Maritime Organization (IMO), già nel 2001 ha varato una convenzione internazionale per il controllo dei sistemi antivegetativi nocivi applicati su navi (Anti-Fouling System Convention); l’Italia ha ratificato questa convenzione con la legge n. 163 del 31 agosto 2012, in conformità al relativo regolamento di esecuzione CE, n. 782/2003 (Divieto di composti organostannici applicati alle navi); tale legge attribuisce al Ministero dell’Ambiente e al Ministero delle Infrastrutture il compito di effettuare le ispezioni, tramite il Corpo delle Capitanerie di Porto.

Abele Carruezzo

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