giovedì, Ottobre 21, 2021
HomeNewsInternazionaleIran: il ritorno del petrolio sui mercati

Iran: il ritorno del petrolio sui mercati

VIENNA – Mentre l’altra notte era in atto la fine apparente della crisi greca con l’”euro-dramma”, l’accordo sul petrolio iraniano diveniva potenziale e per tutti i dettagli legislativi veniva tutto rinviato alla fine del quarto trimestre 2015; e il mercato del petrolio, intanto, iniziava già a sentire la presenza iraniana con le proprie prospettive. Ieri, con la risoluzione storica dell’accordo sul nucleare si è aperta la strada al petrolio di Teheran.

Molti shipbroker concordano sul fatto che l’accordo sul nucleare con gli Stati Uniti sarà regolarizzato in questi prossimi due mesi, utili per ratificarlo nei rispettivi parlamenti dei 5+1, necessari per ritirare le sanzioni. Infatti, se le sanzioni americane ed europee verranno rimosse, come verranno rimosse grazie all’accordo sul nucleare, l’Iran avrà la strada aperta alle esportazioni e cercherà in tutti i modi di catturare le proprie quote di mercato, in particolare quelle in Europa ed in Asia. Secondo dati dell’OCSE le esportazioni di petrolio iraniano verso l’Europa sono state di 120.000 barili/die nel primo trimestre 2015, contro i 900.000 b/d del 2007; una tendenza simile è stata registrata per il mercato asiatico, in particolare in Giappone e Corea.

L’altra sera, durante le trattative per l’accordo, è emerso da parte dei shipbroker iraniani che faranno di tutto per raggiungere i livelli di mercato ante-sanzioni e Teheran sostiene che potrebbe aumentare già da subito la produzione a 500.000 b/d ed altri 500.000 b/d nei prossimi sei mesi, visto che l’IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia) stima in circa 40 milioni di barili stoccati in petroliere ormeggiate lungo il Golfo Persico e pronte a salpare verso potenziali clienti.

Tuttavia, molti membri dell’OPEC sarebbero disposti a tagliare la propria produzione per accogliere sul mercato ulteriori barili iraniani, migliorando gli sviluppi della domanda di stiva delle petroliere (risultato auspicato soprattutto dagli armatori greci). Naturalmente, con più greggio iraniano diventa concorrenziale l’aumento di stiva iraniana e del rilascio di relativa stazza. Infatti, la flotta iraniana è attualmente composta da  37 VLCCs (5,8% della flotta mondiale delle tanker Very Large Crude Carrier), 12 del tipo Suezmaxes e 5 Aframaxes, con la maggior parte di navi cisterna convenzionali assenti dal mercato.

La flotta iraniana dovrà essere ri-classificata e ri-certificata nel rispetto delle norme internazionali, se desidera entrare nei mercati spot tradizionali. Ancora, gli analisti di modelli commerciali iraniani individuano una serie di inefficienze operative, come la estrema lentezza dello steaming, che potrebbero ritardare l’ingresso delle navi iraniane sul mercato, favorendo così altri armatori e principalmente quelli greci. Anche se l’effetto più significativo sarà di avere a disposizione più navi da subito, occorrerà una maggiore efficienza di scambio commerciale ed un rafforzamento delle basi di approvvigionamento. Su queste basi gli armatori di petroliere confidano le loro speranze nell’assorbire quantitativi addizionali di petrolio che le piattaforme di Teheran potrebbero immettere sul mercato a breve.

Abele Carruezzo

RELATED ARTICLES

Most Popular