MULTA MONSTRE DA INQUINAMENTO AMBIENTALE PER PRINCESS CRUISES

NEW YORK – A Princess Cruises è stata comminata la sanzione monstre di 40 milioni di dollari per reati legati all’inquinamento navale, dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

La multa, già urbi et orbi ribattezzata dagli addetti al settore come “la più alta mai inflitta per reati d’inquinamento navale”, costituisce l’epilogo di una vicenda nata nell’agosto del 2013 in seguito alle denunce di un “whisteblower engineer”, un’ex quadro della compagnia americana: quest’ultimo, impiegato illo tempore sull’unità Caribbean Princess, denunciò alle Autorità britanniche – British Maritime and Coastguard Agency (MCA) – l’utilizzo della c.d. Magic pipe.

Attraverso l’utilizzo di tal congegno – trattasi di un tubo che aggira il separatore delle acque di sentina – fu sversato in mare, dinanzi alla coste di Southampton, un apprezzabile quantitativo di oli esausti nonché di altre sostanze inquinanti. Furono pertanto allertate le omologhe Autorità americane che, un mese più tardi, effettuarono una ispezione a bordo della nave, nel frattempo giunta a New York. Sebbene l’ingegnere capo della Caribbean Princess avesse richiesto sia l’immediata rimozione del dispositivo che una generale reticenza dell’equipaggio in merito all’accaduto, le Autorità americane si avvalsero delle evidenze documentali fornite dall’MCA ed in un batter d’occhio riscontrarono tutte le incongruenze del caso.

Vieppiù, l’inchiesta giudiziaria, nel frattempo avviata, ha acclarato come gli illeciti abbiano riguardato non solo la nave in questione – a partire dal 2005, anno di debutto in linea – bensì altre quattro unità della flotta Princess, controllata del gruppo Carnival. Parole durissime sono state espresse da John Cruden, assistente del procuratore del distretto meridionale della Florida, Wifredo A. Ferrer, secondo cui “la vicenda si riflette malamente sia sulla cultura della compagnia che sull’intero management”. A tal uopo, il procuratore Ferrer ha aggiunto che “l’illecito in questione è particolarmente preoccupante poiché il gruppo Carnival ha una oramai documentata storia di illeciti ambientali, perpetrati anche nel distretto della Florida meridionale”.

Ebbene, l’esito del procedimento giudiziario dipenderà principalmente dalle valutazioni del giudice competente: d’altronde, la Princess Cruises ha già avanzato istanza di patteggiamento e, qualora quest’ultima dovesse essere accolta, si impegnerebbe a versare la somma di 40 milioni di dollari. Dall’intera somma, circa 10 milioni di dollari verranno stornati per lo sviluppo di progetti legati alla tutela dell’ecosistema marino ed in tal senso anche le Autorità britanniche beneficeranno di 1 milione di dollari per lo sviluppo di progetti simili.

Inoltre, la compagnia dovrà predisporre un piano di adeguamento ambientale, denominato Environmental Compliance Program (ECP), che vedrà interessate tutte le controllate del gruppo Carnival: Holland America Line, Princess Cruise Lines, Seabourn,P&O Cruises Australia, Costa Crociere, AIDA Cruises, P&O Cruises UK, Cunard Line, Fathom, Carnival Cruise Line. Il gruppo dovrà dare guarentigia di rispetto delle normative nazionali ed internazionali (pensiamo, ad esempio, alla Convenzione Marpol 73/78) e tutte le navi della flotta, naviganti in acque territoriali americane, potranno essere assoggettate ad improvvise ispezioni.

 

Stefano Carbonara