venerdì, Settembre 24, 2021
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LE PRIORITA’ E LE PROSPETTIVE PER IL TRASPORTO MARITTIMO UE SINO AL 2020

BRUXELLES – Solo tre giorni or sono, il Consiglio dell’Unione Europea ha chiamato a raccolta i 28 ministri dei trasporti comunitari al fine di stilare le nuove linee programmatiche per il trasporto marittimo nel Vecchio continente sino al 2020. Dalla competitività alla decarbonizzazione, passando per il processo di digitalizzazione e l’efficientamento del mercato interno e dei cluster marittimi, il rassemblement dei vari ministri pare abbia fatto tesoro della c.d. Dichiarazione della Valletta con cui, poco più di tre mesi fa, la Presidenza maltese dell’UE aveva pronosticato le future strategie marittime comunitarie.

A latere del Consiglio dell’Unione Europea, infatti, il Responsabile della Presidenza maltese per i trasporti, David Kerr, ha stigmatizzato come “l’endorsement politico alla Dichiarazione della Valletta manda un segnale chiaro al Parlamento ma soprattutto al Consiglio UE fornendo un documento guida su cui riflettere”.

Non a caso, stanti le dichiarazioni del nuovo Responsabile dell’area Politiche e strategie dell’International Association of Ports and Harbors (IAPH), Patrick Verhoeven, “le conclusioni emerse dalla sessione del Consiglio UE saranno prodromiche alla stesura delle nuove strategie comunitarie in tema di trasporto per il novennato 2019-2028”.Mutuando una espressione tanto cara al compianto cineasta Elia Kazan, il comparto marittimo europeo dovrà imbattersi in più di qualche “fronte del porto”. Innanzitutto, la voce competitività giocherà da centravanti nella campagna d’acquisto dei traffici marittimi internazionali, tra continui consolidamenti degli operatori, esosi adeguamenti infrastrutturali e salvaguardie dei livelli occupazionali/ambientali.

Le architetture finanziarie dedicate allo sviluppo di una rete europea integrata dei trasporti – pensiamo, in tal senso, all’ingente contributo fornito dal programma CEF per l’implementazione della rete TEN-T – saranno ulteriormente affinate ed aggiustate in vista della nuova strategia per i trasporti 2019-2028.

Per il solo periodo 2014-2020, il programma CEF ha stanziato oltre 26 miliardi di euro per gli investimenti infrastrutturali ritenuti prioritari e si prevede che l’incentivazione pubblica per tali interventi resti costante nel tempo. A riprova di ciò peraltro, poco meno di un mese fa, la Commissione Europea ha ritoccato il Regolamento generale di esenzione per categoria (in tema di aiuti di stato) n. 651/2014, riconoscendo agli Stati nazionali la possibilità di investire fino a 150 milioni di euro nei porti nazionali nonché 50 milioni nei porti regionali senza il placet di Bruxelles.

L’altro versante torrido della nuova strategia comunitaria per i trasporti verte attorno alla c.d. riduzione delle emissioni nocive che, specialmente nel prossimo decennio, indurrà gli armatori europei a massicci richiami al portafogli.
Nonostante i contorsionismi dell’Amministrazione Trump, l’Accordo di Parigi sul Clima denominato COP21 dovrà essere onorato dalla Comunità internazionale ed anche il comparto marittimo europeo sarà chiamato a fornire il proprio prezioso contributo. In tal senso, il Consiglio UE è intenzionato ad incentivare, al netto del carburante a basso contenuto di zolfo (appena il 0.5%), l’utilizzo sia del GNL che del GPL nei trasporti marittimi.Proseguirà a tutto tondo, infine, la campagna per la digitalizzazione degli scali e dei traffici portuali che, dall’alto della sua trasversalità, può generare enormi ricadute in tema di sicurezza della navigazione, snellimento dei processi burocratici, sviluppo dell’intermodalità e prevenzione ambientale.

Ed è in nome della digitalizzazione che si aprirà, a partire dal primo luglio 2017, il semestre estone di presidenza dell’UE: il governo di Tallinn, difatti, ha già lasciato intendere che si dedicherà principalmente a questo filone, pur senza abbandonare al proprio destino i restanti fronti e continuando a cooperare con il governo maltese e gli alleati comunitari.

 

Stefano Carbonara

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