lunedì, Dicembre 6, 2021
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Il diporto nautico traina la blu economy

VIAREGGIO – I primi sei mesi del 2018 evidenziano ancora una volta quanto importante sia il settore della nautica da diporto per l’economia del mare: una crescita della blu economy sostenuta dal diporto come settore più dinamico del sistema produttivo italiano. A rilevarlo è la Confederazione Nazionale dell’Artigianato della piccola e media impresa (CNA) che ha diramato, ultimamente a Viareggio, i risultati ufficiali del rapporto su “Dinamiche e prospettive di mercato della filiera nautica del diporto”.

Passato il decennio di crisi, il settore italiano della nautica da diporto registra una crescita importante di oltre il 33%. In questi ultimi quattro anni, il settore delle imbarcazioni da diporto segna un fatturato complessivo di quattro miliardi di euro, attestandosi come una delle realtà più vitali dell’universo manifatturiero nazionale. La nautica italiana, un settore di eccellenza della nostra economia, rimane strutturata in un sistema capillare di piccole e media imprese artigiane diffuse lungo gli ottomila kilometri di costa italiana; un sistema d’imprese competitivo, innovativo nei materiali e che impone il “made” italiano nel mercato globale. Un settore che merita sicuramente più attenzione e sostegno da parte della Politica, superando difficoltà legislative e fiscali oramai non più adeguate a una società globalizzata; basti pensare alla tassa di possesso sulle imbarcazioni da diporto responsabile della recessione dell’ultimo decennio con la fuga di molti diportisti verso scali più convenienti delle nazioni vicine.

Oggi, se pur tale tributo è stato abolito, i suoi effetti ancora incidono, visto che le immatricolazioni delle unità da diporto registrano un calo. Il settore del diporto nautico è un insieme complesso e multiforme, con una crescita e occupazione non limitata solo al comparto cantieristico in senso stretto, ossia alla costruzione e manutenzione delle imbarcazioni. Il settore si esprime in molte strutture produttive come quella tessile di vele e cime, dei mobili e degli arredi, degli impianti, della strumentazione di bordo e della meccanica.  Beni prodotti anche in fasce di mercato del lusso e dell’alta tecnologia; un settore che accanto alla produzione manifatturiera vede anche i servizi turistici e portuali, le scuole nautiche, il rimessaggio e la rete dei porticcioli e marine.

Per questo si chiede una giusta attenzione, da parte del nuovo Governo, per una politica fiscale meno depressiva e l’urgenza d’interventi a sostegno all’innovazione e della ricerca, per rendere più dinamico uno dei comparti migliori di un’Italia blu. A iniziare dai lavoratori del settore marittimo che non devono differenziarsi tra i vari Paesi dell’Ue; principio sancito dalla direttiva n. 2015/1974. Ricordiamo che ancora, lo scorso 18maggio, il Governo Gentiloni ha emanato il decreto che accoglie nel nostro ordinamento la direttiva europea e che comporta un necessario adeguamento delle regole italiane.  Tra le principali novità che sono state introdotte, è prevista l’estensione ai marittimi delle misure di protezione in caso dì insolvenza del datore di lavoro; la partecipazione dei marittimi al Comitato aziendale europeo e il coinvolgimento delle Autorità di controllo nei casi di licenziamenti collettivi e di trasferimenti d’impresa.

 

Abele Carruezzo

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