Tribunale inglese rigetta il ricorso di Greenpeace su permesso petrolifero del Mare del Nord di BP

Londra. Greenpeace ha perso la causa presso il Tribunale della Court of Session, la più alta Corte Civile scozzese. I tre giudici – President Lord Carloway, Lord Menzies e Lord Pentland – hanno respinto il caso di Greenpeace che contestava la decisione del Governo britannico di concedere a BP il permesso per trivellare il campo di Vorlich, nel Mare del Nord.

Il gruppo ambientalista Greenpeace aveva portato in Tribunale il Governo del Regno Unito per la sua decisione di concedere a BP un ​​nuovo permesso per trivellare il giacimento di Vorlich, a quasi 120 miglia nautiche a est di Aberdeen, in Scozia. Gli avvocati di Greenpeace avevano chiesto l’annullamento della decisione del Governo con la revoca del permesso di BP. Greenpeace sosteneva che il Governo ha mancato al suo dovere legale di verificare quale impatto avrebbe avuto sul clima una simile decisione. Per la cronaca, l’azione legale di Greenpeace riguardava l’impugnazione in Tribunale per la prima volta un permesso petrolifero offshore.

Ora l’altro giorno è giunta la sentenza dell’Alta Corte di Scozia. Il gruppo ambientalista ha affermato che i giudici della più Alta Corte scozzese hanno stabilito che la decisione del Governo di concedere un permesso era legale, nonostante che il Governo non avesse preso in considerazione, prima, l’impatto climatico della combustione dei combustibili fossili estratti.
Tra le altre cose, i giudici hanno concluso che non è possibile valutare le emissioni derivanti dalla combustione di petrolio e gas e che il Regno Unito è ancora dipendente da petrolio e gas, facendo riferimento all’attuale crisi dei prezzi del gas.

La sentenza ha anche osservato che non si può sostenere che il petrolio e il gas abbiano alcun effetto materiale sui cambiamenti climatici e che la questione sia politica, non legale.
Il Governo del Regno Unito ha dichiarato in una nota: “Accogliamo con favore il giudizio dell’altro ieri, che conferma le decisioni ambientali, prese dall’Offshore Petroleum Regulator for Environment and Decommissioning”. “Mentre stiamo lavorando duramente – continua la nota ministeriale – per ridurre la domanda di combustibili fossili, nei prossimi anni continuerà a esserci una domanda continua di petrolio e gas mentre passiamo a forme di energia più sicure e a basse emissioni di carbonio generate in questo paese”.

Jim Cormack, in rappresentanza delle compagnie petrolifere BP e Ithaca, aveva detto in precedenza all’udienza che la sfida era ‘altamente significativa’ e che se la decisione originale fosse stata ribaltata, la produzione dal giacimento avrebbe dovuto interrompersi fino a quando non fosse stato ottenuto un nuovo consenso.

“Il Governo sta celebrando una vittoria per l’industria dei combustibili fossili dopo che i suoi avvocati hanno sostenuto in Tribunale che le emissioni derivanti dalla combustione del petrolio estratto da BP sono ‘non rilevanti’ quando si concede un permesso petrolifero. E ora il Primo Ministro è pronto a firmare ancora più concessioni per estrarre petrolio come l’ultima autorizzazione per un nuovo giacimento petrolifero a Cambo, contro le indicazioni ufficiali degli esperti climatici”, ha affermato John Sauven, direttore esecutivo di Greenpeace nel Regno Unito.

Il caso dell’altro giorno, arriva dopo che Greenpeace aveva organizzato una grande protesta contro BP nel 2019, in cui gli attivisti avevano bloccato la piattaforma appaltata della compagnia per 12 giorni in mare, impedendo la navigazione verso il campo di Vorlich. La Corte scozzese, nel luglio 2020, aveva già condannato Greenpeace a una multa di circa 100.000 euro per avere potenzialmente messo in pericolo le operazioni della piattaforma petrolifera nel Mare del Nord del Regno Unito. La sentenza attuale, arriva anche poche settimane prima che il Governo del Regno Unito ospiti il ​​cruciale vertice sui cambiamenti climatici a Glasgow, noto come COP26, dal 31 Oct – 12 Nov 2021, in partnership con l’Italia. COP26 è la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021; da tre decenni l’ONU riunisce quasi tutti i Paesi della Terra per i vertici globali sul clima – chiamati COP – ovvero ‘Conferenza delle Parti’.
Il gruppo Greenpeace, sentita la sentenza, ha affermato che cercherà di fare ulteriore ricorso davanti alla Corte Suprema.

Abele Carruezzo