lunedì, Novembre 29, 2021

L'email "salvatore.carruezzo@email.it" è offline, si prega di usare gli indirizzi: "salvatore.carruezzo@gmail.com e "direttore@ilnautilus.it"

HomeAmbienteGreenpeace blocca ancora una nave gasiera

Greenpeace blocca ancora una nave gasiera

Valencia. E’ la terza volta, in questo mese, che attivisti di Greenpeace bloccano l’arrivo di una gasiera al terminal. La protesta è volta a interrompere le operazioni di gas naturale per richiamare l’attenzione sulle loro cause in vista del Summit delle Nazioni Unite sul clima.


Prima era toccato al terminal Shell di Rotterdam e dopo alla piattaforma in Croazia. Questa volta, i manifestanti hanno bloccato il terminal del gas Enagas nella regione di Valencia in Spagna. La protesta è iniziata, ieri mattina, con la loro nave, la Esperanza da 2.000 TSL, ancorata prima nel porto di Sagunto e poi si è posizionata in modo da bloccare l’ingresso all’impianto del gas in coincidenza con l’arrivo di una nave gasiera dagli Stati Uniti.


Greenpeace con i suoi gommoni e mostrando striscioni ha cercato di interrompere ulteriormente le operazioni.
La gasiera, da 73.000 DWT e proveniente dal Texas con un carico di 178.000 metri cubi di gas liquefatto è stata abbordata da Greenpeace che sosteneva che il carico della nave era stato prodotto con il processo di fracking (abbreviazione di ‘hydraulic fracturing’: frantumare la roccia usando fluidi saturi di sostanze chimiche e iniettati nel sottosuolo ad alta pressione).


Il capitano della nave gasiera, per garantire sicurezza alla nave e al carico, non ha opposto resistenza durante la protesta mentre aspettava l’intervento dei militari della Guardia Costiera spagnola. Intanto, i gommoni di Greenpeace si sono affiancati dipingendo le parole ‘no gas’, in inglese e spagnolo, sullo scafo della nave.
“È tempo che Enagas e il resto del settore del gas si assumano l’impegno urgente e reale nella lotta ai cambiamenti climatici e alla transizione energetica e smettano di promuovere soluzioni dubbie con pubblicità verde e denaro pubblico per mantenere il loro modello di business”, ha affermato Tatiana Nuño, responsabile della campagna per il cambiamento climatico di Greenpeace.


La motivazione della protesta:“Aziende come Repsol, Naturgy o Shell investono milioni in pubblicità per convincerci che un combustibile fossile dannoso per il clima come il gas può essere parte della soluzione all’emergenza climatica. È giunto il momento di togliere il microfono ai killer del clima e spegnere la loro sporca propaganda”.


Osservazione: Si può essere pro o contro l’uso del gas; ma non si comprende un’azione ‘corsara e da pirati’ quella di abbordare una nave e scrivere sui suoi fianchi frasi di protesta. Esiste la liberta di navigazione in mare che non è proprietà di Greenpeace?


Abele Carruezzo

RELATED ARTICLES

Most Popular