Commissione UE rafforza la carbon tax alle frontiere: più prodotti inclusi e tutele per le imprese europee

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La Commissione europea annuncia modifiche al Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM)

Bruxelles. Si tratta del meccanismo che introduce una tassa sul carbonio per le merci importate nell’Unione europea. L’obiettivo è quello di rafforzarne l’efficacia, chiudere le falle che consentono pratiche elusive e prevenire il rischio di carbon leakage, ossia lo spostamento della produzione verso Paesi con politiche climatiche meno stringenti.

Il CBAM è una misura ambientale per il raggiungimento dell’obiettivo climatico dell’Unione europea della neutralità climatica entro il 2050, sviluppata in linea con gli impegni assunti con l’Accordo di Parigi. Mentre il sistema ETS attribuisce un prezzo alle emissioni generate dalla produzione all’interno dell’UE, il CBAM applica un prezzo del carbonio ai produttori che vendono beni nel mercato europeo.

Adottato nel 2023 e destinato a entrare pienamente in vigore nel 2026, dopo una fase transitoria di due anni, il CBAM nasce per allineare il prezzo del carbonio pagato dalle imprese europee, soggette al sistema ETS (Emissions Trading System), a quello dei produttori extra-UE che vendono i loro beni sul mercato europeo.

In pratica, gli importatori devono acquistare certificati CBAM per compensare la differenza di costo del carbonio incorporato nei prodotti.

Principale modifica annunciata riguarda l’ampliamento dell’ambito di applicazione del CBAM, oltre ai materiali di base come acciaio, alluminio, cemento ed elettricità.

Secondo la Commissione, però, questo approccio ha comportato un aumento dei costi per i produttori europei che utilizzano tali materiali, con il rischio che la produzione di beni a valle venga trasferita fuori dall’UE o sostituita da importazioni più inquinanti.

Per evitare questo effetto distorsivo, dal 1° gennaio 2028 il CBAM sarà esteso a 180 prodotti a valle ad alto rischio di rilocalizzazione delle emissioni, caratterizzati da un elevato contenuto di acciaio o alluminio.

Tra questi rientrano macchinari, componenti per veicoli, apparecchiature industriali, elettrodomestici e attrezzature per l’edilizia. Il 94% dei nuovi prodotti inclusi riguarda la filiera industriale, mentre solo il 6% è costituito da beni di consumo, come ad esempio le lavatrici.

La selezione dei prodotti è stata effettuata sulla base di criteri quali il rischio di carbon leakage, la rilevanza climatica e la fattibilità tecnica dell’inclusione nel meccanismo.

La Commissione per contrastare pratiche elusive durante la fase transitoria del CBAM valuteranno gli impatti su industrie e consumatori. Tra le nuove misure figurano requisiti di rendicontazione più stringenti per migliorare la tracciabilità delle merci, strumenti per contrastare dichiarazioni errate sull’intensità delle emissioni e maggiori poteri alla Commissione per intervenire in caso di abusi documentati.

In particolare, quando i dati forniti dagli importatori non risultano affidabili, la Commissione potrà richiedere ulteriori prove o fare riferimento a valori medi di emissione basati sul Paese di origine.

Viene inoltre integrato nel calcolo del CBAM l’utilizzo di rottami di acciaio e alluminio pre-consumo, per garantire una corretta determinazione del prezzo del carbonio.

Non solo controlli, ma anche l’istituzione di un fondo temporaneo di sostegno per i produttori europei di beni soggetti al CBAM che restano esposti al rischio di perdita di competitività sui mercati internazionali.

Il fondo servirà a rimborsare una parte dei costi ETS sostenuti dalle imprese, a condizione che queste dimostrino concreti impegni di decarbonizzazione. Il finanziamento proverrà in parte dai proventi della vendita dei certificati CBAM nel periodo 2026-2027 e in parte dalle risorse proprie dell’Unione europea.

Secondo la Commissione, queste modifiche rafforzano il ruolo del CBAM come strumento centrale della strategia europea verso la neutralità climatica entro il 2050, favorendo al contempo condizioni di concorrenza più eque e incentivando la decarbonizzazione anche al di fuori dei confini dell’UE.

Abele Carruezzo