L’UE sostiene il polo di sicurezza marittima del Mar Nero mentre aumentano i rischi regionali
Bruxelles. La Commissione Europea, dopo la proposta del maggio scorso (art. Il Nautilus, 29.05.2025), ha approvato il piano della Romania per un hub di sicurezza marittima nel Mar Nero, mentre gli analisti di security identificano il Mar Nero come un’area ad alto rischio per la navigazione nel 2026. In più, gli ultimi attacchi con droni contro infrastrutture portuali russe ne mettono in evidenza la vulnerabilità, con forte preoccupazione da parte degli operatori regionali.
La proposta è stata avanzata dagli eurodeputati rumeni a Bruxelles, e dopo varie consultazioni, la Commissione Europea ha ufficialmente accettato di istituire un polo europeo di sicurezza marittima sul Mar Nero e la Romania è vista come uno dei diversi potenziali ospiti di tale struttura a Costanza. Questo rappresenta un passo istituzionale verso il miglioramento della governance della sicurezza marittima in un’area gravemente colpita dalla guerra in corso in Ucraina e dalle minacce ibride persistenti.
L’hub è proposto come uno strumento strategico per proteggere le linee di comunicazione marittime, infrastrutture marittime vitali come cavi sottomarini e asset energetici, strutture portuali, rischi ibridi e militari nel più ampio bacino del Mar Nero, nonché per migliorare le capacità di risposta dell’Unione Europea contro le minacce ibride nelle sue acque.
Per i leader politici rumeni vedono il polo sia come un requisito di sicurezza sia come un’opportunità economica: attirando competenze e investimenti da tutta Europa in un hub del Mar Nero; sostengono che questa iniziativa consoliderebbe la Romania come uno Stato marittimo di prima linea e un attore attivo nelle decisioni europee sulle politiche di sicurezza regionale, decisioni sulla politica di sicurezza regionale, decisioni di sicurezza regionale prese in tutte le sue acque.
Per gli analisti le minacce infrastrutturali e ibride mantengono elevati i rischi del Mar Nero, soprattutto per la navigazione commerciale e osservano che la guerra ucraina ha superato di molto le tradizionali linee del fronte negli ambienti marittimi, con ripetuti attacchi alle infrastrutture energetiche e alle strutture portuali che aumentano le preoccupazioni riguardo ai cavi sottomarini, ai gasdotti e alle risorse terrestri.
Le valutazioni regionali delle minacce ora considerano l’interdizione o la perturbazione delle infrastrutture marittime come componenti centrali dello scontro ibrido, piuttosto che rischi periferici da gestire esclusivamente con misure nazionali.
Attualmente, il previsto hub di sicurezza marittima del Mar Nero rimane una prospettiva – anche se approvato dalla Commissione UE – e la protezione delle infrastrutture critiche è di complessa attuazione, in quanto proprio in questo periodo vengono colpiti porti, infrastrutture offshore o reti sottomarine.
Il contesto commerciale marittimo impone agli armatori, noleggiatori e operatori portuali di considerare sia i rischi diretti che indiretti derivanti da attacchi contro navi o porti.
Attacchi che portano ad aumentare costi e cambiamenti nei modelli di traffico, anche quando le navi non vengono attaccate direttamente e per questo che gli esperti di security consigliano le compagnie di navigazione che scalano i porti del Mar Nero di monitorare le attività militari e dei droni in coordinamento con gli Stati di bandiera, assicuratori marittimi e centri per la segnalazione della sicurezza.
Le valutazioni di minaccia per il 2026 collocano il Mar Nero tra le regioni marittime a maggior rischio al mondo, insieme ad altri mari contesi. Gli esperti di sicurezza prevedono che continueranno gli sforzi ucraini per degradare la logistica marittima russa, come gli attacchi contro petroliere che supportano le esportazioni di energia dalla Russia. Allo stesso tempo, la Russia mantiene significative capacità navali e missilistiche che può sfruttare contro le rotte marittime che servono porti ucraini o Stati costieri allineati a Kiev o agli Stati europei.
Abele Carruezzo








