Stretto di Hormuz: Gli Usa accettano la tregua

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(Lo Stretto di Hormuz; foto courtesy satellitare NASA)

Il presidente degli Usa ha accettato il rinvio di altre due settimane degli attacchi contro Teheran, che da parte sua si è impegnata a riaprire lo Stretto di Hormuz

Washington. Una tregua ‘fragile’ per il momento, in attesa del prossimo venerdì 10 aprile per riprendere i colloqui di pace da parte delle due delegazioni (USA e Repubblica islamica) a Islamabad in Pakistan.

Tutto si è svolto nella giornata di ieri, 7 aprile. Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi nel pomeriggio affermava in una nota – rilanciata da Trump in serata – che Teheran avrebbe rispettato la tregua e riaperto lo Stretto di Hormuz alle navi che avessero operato “in coordinamento con le forze armate iraniane”. Il Governo iraniano ha accettato un cessate il fuoco di due settimane con gli Stati Uniti e permettere a più navi di attraversare lo Stretto di Hormuz, ha confermato stamane 8 aprile il Ministro Seyed Abbas Araghchi.

L’accordo per il cessate il fuoco si basa tutto sul nodo dello Stretto di Hormuz a riaprirlo alla libera navigazione commerciale.

Gli Stati Uniti si impegnano a sospendere i bombardamenti contro l’Iran, a condizione che Teheran garantisca l’apertura “completa, immediata e sicura” di Hormuz. La tregua, definita “bilaterale” da Donald Trump, vale su tutti i fronti ma non in Libano, dove Israele si riserva di continuare le operazioni contro Hezbollah.

Il transito per lo Stretto è garantito con il coordinamento delle forze armate iraniane – dicevamo accordo debole – che lascia comunque a Teheran il controllo di Hormuz. Gli Stati Uniti “aiuteranno a gestire il traffico” nello Stretto, ma l’accordo prevede invece che sia Teheran, insieme all’Oman a riscuotere pedaggi sui transiti (si parla di molti dollari a transito).

Una condizione debole dello Stretto che gli USA hanno negoziato per ridurre la capacità strategica dell’Iran sul nucleare, con la rinuncia totale allo sviluppo della bomba atomica; un rafforzamento dei controlli sulle principali strutture nucleari del Paese a Natanz, Isfahan e Fordow; limitazioni allo sviluppo di missili balistici e una riduzione del sostegno iraniano ai gruppi alleati attivi in Libano, Yemen, Iraq e Siria. In cambio, Washington offre sgravi parziali sulle sanzioni e spazi di cooperazione sul nucleare civile. Punti che rimangono annunciati e deboli da verificare, anche se hanno concordato monitoraggi e ispezioni dei programmi della Repubblica Islamica.

Intanto, ieri, martedì, Cina e Russia hanno posto il veto a una risoluzione ONU che incoraggiava gli Stati a coordinare gli sforzi per proteggere la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz, definendo la misura di parte contro l’Iran, mentre l’ambasciatore di Washington presso l’organismo mondiale ha invitato le “nazioni responsabili” a unirsi agli Stati Uniti per garantire la sicurezza della via d’acqua.

Il Consiglio di Sicurezza, composto da 15 membri, ha votato 11 a favore della risoluzione presentata dal Bahrain, con due contrari – Cina e Russia – e due astensioni, a conferma delle divisioni geopolitiche in atto.

Abele Carruezzo