(La separazione iraniana del traffico nello Stretto di Hormuz: la ‘zona di pericolo’ nelle acque territoriali omanite, i canali TSS iraniani (rosa/viola) e il confine omanita in verde; foto courtesy Google/CJRC)
Teheran. Se il ‘blocco’ dello Stretto di Hormuz non era valido per l’Iran, non è valido neanche per quello per gli USA. Anzi l’Iran ha messo in atto un sistema di separazione del traffico per consentire alle navi di pagare un ‘pedaggio’ per il transito; mentre gli USA hanno messo in atto un vero ‘blocco’ sia in entrata e sia in uscita controllato da navi militari.
Il Traffic Separation Scheme (TSS) dello Stretto di Hormuz è il sistema di regolamentazione del traffico marittimo internazionale che gestisce il passaggio delle navi attraverso uno dei punti più trafficati e strategicamente sensibili al mondo. Dopo la sua istituzione (1973) l’IMO lo ha revisionato nel 1979 per minimizzare il rischio di collisioni in quelle acque ristrette.
Secondo la Convenzione UNCLOS, le navi godono del “diritto di passaggio in transito”, che non può essere sospeso arbitrariamente dagli Stati costieri per la navigazione internazionale, a condizione che le navi seguano i corridoi stabiliti. Ma gli USA non sono uno ‘stato costiero’, come non lo era per i fatti accaduti al largo del Venezuela.
Secondo l’UNCLOS, si definisce “passaggio in transito” l’esercizio della libertà di navigazione e di sorvolo, ai soli fini del passaggio continuo e rapido attraverso lo Stretto (e non deve essere impedito), tra una parte di alto mare o zona economica esclusiva e un’altra parte di alto mare o zona economica esclusiva; naturalmente non è precluso il passaggio attraverso lo Stretto per accedere al territorio di uno Stato rivierasco e viceversa. E lo Stretto di Hormuz rientra nella categoria degli stretti utilizzati per la navigazione internazionale che collegano due parti di mare di Stati rivieraschi, cioè acque territoriali di Iran e Oman.
A differenza di altre zone marittime, il diritto di passaggio in transito non può essere sospeso per alcuna ragione, nemmeno per esercitazioni militari o motivi di sicurezza interna; qualsiasi pericolo per la navigazione all’interno dello Stretto dovrà essere segnalato; non si possono adottare leggi o regolamenti che abbiano l’effetto pratico di impedire o limitare il transito continuo e rapido.
Ed ancora, nella Convenzione è sancita una ‘garanzia legale’ per evitare che una ‘geografia’ dei luoghi non diventi uno strumento di pressione politica, assicurando che lo Stretto di Hormuz resti un bene comune internazionale per il commercio globale.
Gli USA sostengono che lo Stretto di Hormuz sia uno “stretto utilizzato per la navigazione internazionale”; le disposizioni della Convenzione UNCLOS riguardanti la navigazione appartengono “diritto internazionale consuetudinario” e anche se gli Stati Uniti, pur applicandola, non l’hanno mai ratificata. Pertanto, il diritto di passaggio in transito non può essere sospeso, intralciato o condizionato dal consenso dello Stato costiero (Iran o Oman). Il passaggio in transito – per gli USA – include anche il diritto delle unità militari di operare normalmente e di mantenere assetti di difesa attivi.
Su queste basi – legali e non – il blocco statunitense dello Stretto di Hormuz è entrato in vigore alle 18:00 ora locale nel Golfo di ieri, lunedì 13 aprile. Più di 15 navi da guerra della Marina degli Stati Uniti sono in posizione nella regione per attuare il cordone navale, informano i funzionari USA al Wall Street Journal.
Il blocco viene applicato alle navi di tutte le nazioni che entrano o escono dai porti e dalle aree costiere iraniane e copre porti e aree sia all’interno del Golfo e sia del Golfo di Oman.
Le navi che si dirigono verso o da porti non iraniani non saranno interdette. Ciò significa che il traffico interno omanita tra il Musandam e il resto dell’Oman non sarà influenzato.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) si è impegnato di emettere Avvisi ai Naviganti per i dettagli dei percorsi e le procedure da seguire.
Ai Comandanti delle navi commerciali è stato consigliato di contattare le Forze Navali statunitensi sul canale bridge-to-bridge 16 quando operano nelle vicinanze del Golfo di Oman e dello Stretto di Hormuz.
La petroliera Rich Starry, nota in precedenza come Full Star, inserita nella lista nera da Washington nel 2023 per elusioni delle sanzioni, ha deciso – ieri pomeriggio – di tornare indietro piuttosto che rischiare un abbordaggio statunitense.
La Rich Starry – notizia di stamane – sarebbe stata la prima a attraversare lo Stretto e a uscire dal Golfo dall’inizio del blocco, secondo i dati di LSEG, MarineTraffic e Kpler.
La petroliera e il suo proprietario, Shanghai Xuanrun Shipping, furono autorizzati dagli Stati Uniti per trattare con l’Iran. Secondo i dati monitorati, la nave con equipaggio cinese, ha imbarcato il carico – 250.000 barili di metanolo – nell’ultimo porto di scalo, Hamriyah degli Emirati Arabi Uniti.
Un’altra petroliera autorizzata dagli Stati Uniti, Murlikishan, è anch’essa diretta nello Stretto da stamane, secondo i dati LSEG. La petroliera dovrebbe caricare olio combustibile in Iraq il 16 aprile, secondo i dati di Kpler. La nave, precedentemente conosciuta come MKA, ha trasportato petrolio russo e iraniano.
Intanto, gli alleati della NATO – non condividendo il piano americano – hanno dichiarato ieri che non parteciperanno al blocco dello Stretto di Hormuz messo in atto dal presidente USA Donald Trump; mentre sono disponibili ad intervenire solo una volta terminati i combattimenti.
Abele Carruezzo








