(screenshot courtesy del Com.te Chris Papakofopoulos e Attica su X)
Giovedì, durante una normale battuta da pesca vicino a Lefkada, pescatori trovano una barca drone. E ieri sera, due petroliere con carico russo vengono avvistate in navigazione proprio vicino all’isola greca
Atene. Rotte marittime a pochi passi dalle coste pugliesi minate dalla presenza di navi e di droni vaganti in un Mediterraneo non ostile. Secondo le informazioni di ekathimerini.com, si tratta di due petroliere collegate al trasporto di greggio russo in navigazione nel Mar Ionio vicino all’isola di Lefkada.
Questa notizia segue quella della scoperta – da parte di pescatori – di una nave di superficie senza equipaggio (USV) Magura V3 di fabbricazione ucraina al largo della costa di Lefkada.
Magura V5 (acronimo di Maritime Autonomous Guard Unmanned Robotic Apparatus) è un drone navale di produzione ucraina, sviluppato dalla Direzione principale dell’Intelligence (HUR) e impiegato durante l’invasione russa dell’Ucraina del 2022; lungo 5,5 metri; largo 1,5 mt. velocità 22 nodi/max42 nd, massima distanza percorribile pari a 450 miglia; comunica con sistemi satellitari e pilotato da remoto attraverso una rete wireless mesh; sono presenti dei sistemi video a bordo per consentire il pilotaggio da remoto.
I pescatori che hanno scoperto la barca drone, in una grotta vicino all’estremità sud-ovest dell’isola di Lefkada – Capo Doukato – e a nord-ovest del Peloponneso sul Mar Ionio, hanno riferito che il motore era in funzione e che la barca evoluiva in cerchio; questo ha fatto pensare ad un’attività in corso prima del ritrovamento con carburante ancora non esaurito.
Le immagini della barca riportate sui social ellenici suggeriscono una costruzione artigianale: giunture grezze, fili scoperti, vernice nera opaca e portelli di ponte ‘fai-da-te’; una telecamera elettro-ottica montata nel punto più alto del ponte, con un terminale Starlink accanto.
La barca è stata rimorchiata accanto a un piccolo battello in un porto turistico di Vassiliki e consegnata alla Guardia Costiera.
I rapporti differiscono sul fatto che la barca contenesse esplosivi al momento della sua scoperta. L’ex ammiraglio della Guardia Costiera Ellenica Nikolaos Spanos (in pensione) ha detto all’emittente locale Flash che si ritiene che la nave trasportasse una carica esplosiva e avesse più di un meccanismo di detonazione – e che i detonatori erano armati e pronti a iniziare un’esplosione.
La barca, successivamente è stata smantellata da specialisti EOD dell’Esercito greco, confermando l’esistenza di detonatori, ma che non era armata con esplosivi. Non sono chiare quali siano state le sue attività al largo della costa di Lefkada. Le Autorità greche hanno confermato poi l’identità ucraina della barca-drone ieri venerdì.
Osservazione
Esperti affermano che se un drone ucraino può navigare indisturbato fino alle coste ioniche della Grecia, non impedisce passaggi ravvicinati ai porti di Taranto, Brindisi e Bari. Ed ancora si evidenzia che la perdita del controllo per interferenze satellitari o guasti meccanici possa trasformare il Mediterraneo in un mare meno sicuro. Esperti reclamano una sorveglianza marittima più incisiva per non trasformare una gita in barca per pescare nell’ennesimo capitolo di lutto per paesi che non sono in guerra.
Ritornando alle petroliere
Le petroliere che navigano nel Mar Ionio non sono incluse nelle liste delle sanzioni occidentali e quindi non sono ufficialmente classificate come parte della cosiddetta flotta ombra russa, utilizzata per trasportare petrolio russo eludendo le sanzioni occidentali.
Secondo media ellenici, entrambe le navi sono monitorate da Agenzie occidentali per il loro presunto coinvolgimento nel trasporto di petrolio e gas naturale russi.
La prima delle due petroliere che navigano nella zona trasporta petrolio greggio, issa bandiera croata e appartiene a una società con sede nella città adriatica di Zara. E’ partita da Trieste mercoledì scorso ed è prevista per arrivare al porto del Pireo nella mattinata di oggi, sabato.
La seconda nave, invece ha navigato vicino alla prima petroliera nelle ultime 24 ore, è una chimichiera che issa bandiera maltese e di proprietà di una società con sede a Singapore.
Secondo i database di tracciamento marittimo, è partita da Milazzo in Sicilia mercoledì scorso e dovrebbe arrivare a Kalamata. “La nave non è nella lista delle sanzioni occidentali, ma in passato ha trasportato GPL russo”, afferma la nota di ekathimerini.com.
Valutazioni e speculazioni
L’incidente di Lefkada non è un caso isolato, ma gli analisti militari parlano di una strategia di attacchi a lungo raggio che sta interessando tutto il bacino del Mediterraneo. Lo scorso 4 marzo, nelle acque internazionali non lontano da Malta, una metaniera russa, la Arctic Metagaz, è stata colpita e gravemente danneggiata da un’incursione simile, provocando un incendio che ha rischiato di trasformarsi in un disastro senza precedenti.
Questi droni sono programmati per dare la caccia alla cosiddetta “flotta ombra” della Russia, navi che trasportano idrocarburi sfidando le sanzioni internazionali. Il rischio di incidente in acque trafficate da navi mercantili e da crociera con droni abbandonati non è basso; senza pensare a catastrofi ecologiche che potrebbero distruggere l’economia legata al turismo e alla pesca delle Regioni ionie e adriatiche.
Abele Carruezzo
(Foto courtesy ekathimerini.com)
(Scena del ritrovamento: isola di Lefkada; foto courtesy Google Map)










