(Serbatoio danneggiato dopo un attacco Houthi alla raffineria di Jizan; foto courtesy Sentinel-2, ESA Space)
La compagnia petrolifera statale Saudi Aramco denuncia che gli effetti dell’attacco Houthi alle infrastrutture energetiche saudite continueranno fino al prossimo mese. E l’Arabia Saudita propone una coalizione per la difesa marittima della zona
Riad. Gli Houthi hanno attaccato con droni e missili balistici – nei giorni scorsi – il grande complesso di raffineria di Jizan vicino al confine yemenita, sulla costa del Mar Rosso, causando danni alla centrale elettrica integrata a gassificazione (IGCC), che utilizza prodotti residui pesanti per generare elettricità, vapore e gas idrogeno.
Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha descritto l’operazione come una rappresaglia per azioni militari saudite e presunte incursioni di droni nello spazio aereo yemenita.
Si tratta di un impianto di produzione di petrolio greggio pesante e medio per creare gas petroliero liquefatto (GPL), zolfo, asfalto, benzene e parassilene con oltre 400.000 barili al giorno; per i danni riportati – afferma con una nota la società irlandese Industrial Info Resources (IRR) – è stato chiuso il 27 luglio scorso, per effettuare le dovute riparazioni e che i lavori dureranno fino a metà agosto.
Un’interruzione prolungata potrebbe ridurre le forniture di combustibili raffinati nel mercato del Mar Rosso e costringere Aramco a reindirizzare prodotti da altri stabilimenti nazionali o a importare merci aggiuntive. L’impatto immediato dipenderà dagli inventari esistenti, dalle condizioni dei serbatoi di stoccaggio e delle infrastrutture portuali, e da quanto rapidamente le attrezzature danneggiate potranno essere riparate.
Intanto, l’Arabia Saudita ha svelato – ieri fonti ministeriali – i piani per una coalizione multinazionale di difesa marittima volta a proteggere le rotte internazionali di navigazione e di approvvigionamento energetico nella regione del Mar Rosso, dopo che gli ultimi attacchi degli Houthi allineati all’Iran nello Yemen hanno interrotto uno dei corridoi commerciali più trafficati al mondo.
Il Ministero della Difesa saudita ha dichiarato che rappresentanti di 43 paesi e dell’Unione Europea hanno partecipato a una riunione internazionale che ha discusso la coalizione proposta, includendo l’Arabia Saudita come suo Stato fondatore e leader e ospitando la sua sede centrale.
Il Ministero ha dichiarato che la coalizione rafforzerà la sicurezza marittima, salvaguarderà la libertà di navigazione, garantirà le rotte commerciali internazionali e le linee di approvvigionamento energetico, e tutelerà gli interessi marittimi condivisi nello Stretto di Bab el-Mandeb e nel Golfo di Aden.
Inoltre, ha riferito che 14 paesi, tra cui Turchia, Pakistan, Egitto, Sudan e Gibuti, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta a sostegno della coalizione proposta. Tra i sei Stati arabi del Golfo, Oman e Emirati Arabi Uniti non sono stati elencati tra i paesi che sostengono la dichiarazione.
Lo Stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso meridionale con il Golfo di Aden e l’Oceano Indiano, è un punto chiave di strozzatura marittima per il commercio globale e le spedizioni di energia.
L’Unione Europea, già partecipe nella difesa della regione con una missione navale nel Mar Rosso dal 2024, intende aiutare a ristabilire e salvaguardare la libertà di navigazione dopo che gli Houthi avevano interrotto il traffico marittimo attaccando navi in quella che hanno definito solidarietà con i palestinesi durante la guerra di Gaza.
Per la Cina i due blocchi marittimi – Hormuz e Babel-Mandeb – non stanno influenzando i transiti delle proprie navi. Nessuna attività di oscuramento delle comunicazioni, nessuna manipolazione GPS e nessuna deviazione di rotta vengono segnalati grazie all’accordo di ‘passaggio’ sicuro operativo Cina-Houthi e Cina- Iran per Hormuz.
La dimostrazione è data da WindWardAI evidenziata su X: una nave di carico alla rinfusa, con bandiera cinese, ha completato un transito completo dalla Cina a Jeddah attraverso Bab el-Mandeb durante il blocco attivo degli Houthi contro le navi collegate all’Arabia Saudita, utilizzando dichiarazioni difensive di destinazione AIS per tutto il tempo, segnalando la nazionalità cinese e l’equipaggio attraverso il punto di strozzatura.
Ed ancora, gli assicuratori Lloyd’s stanno escludendo le navi con legami con Arabia Saudita dalla copertura per il rischio di guerra, incluse quelle che in passato si sono limitate a fare scalo in un porto saudita, spingendo il commercio verso il modello pre-2024 di chiedere il permesso alla HOCC prima di transitare.
Il prelievo assicurativo è entrato in vigore dallo scorso 24 luglio ed è considerato il principale fattore del calo più marcato dei transiti di petroliere a Bab el-Mandeb, che è sceso a circa 7,5 al giorno dopo la diffusione della notizia, rispetto a circa 12 al giorno immediatamente prima.
Mentre, il Tesoro degli Stati Uniti ha dichiarato che sta imponendo sanzioni a due aziende che ritiene siano al centro dell’attività “assicurativa” del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, che protegge le navi dagli attacchi dell’IRGC. Le due società sono la Persian Gulf Marine Insurance Company e la HormuzSafe Marine Services Authority.
Società che offrono ai proprietari l’opportunità di “navigare con completa fiducia” – tramite assicurazione digitale e si parla già di 15.000 navi – con un “tasso di transito sicuro del 99,9 percento.”; per i i pagamenti si accettano in Bitcoin (tramite Lightning Network), Tether, USDC, carte di credito e bonifici bancari.
Abele Carruezzo
(Viaggio della nave dalla Cina a Jeddah; Screenshot courtesy da @WindwardAI su X)









