(Il Ministro degli Esteri omanita Badr Albusaidi – a sx – con il suo omologo iraniano, Seyed Abbas Araghchi; foto courtesy Ministero degli Esteri omanita)
La situazione si complica: Trump afferma la territorialità americana dello Stretto, mentre l’Oman e l’Iran raggiungono quasi un accordo per la gestione dei transiti
Mascate. Il Ministro degli Esteri dell’Oman ha annunciato ieri che i colloqui con l’Iran sulla gestione congiunta di un corridoio di navigazione nello Stretto di Hormuz procedendo bene, nonostante i ripetuti attacchi iraniani contro navi mercantili neutrali nelle acque omanite
Le due parti sono vicini ad un accordo su un ‘unico corridoio’ di navigazione temporanea, abbandonando l’idea dei due corridoi (di entrata iraniana e di uscita omanita).
A lungo termine, questo piano omanita-iraniano rimane la base di negoziazione per un accordo permanente per il controllo dello Stretto, in collaborazione con altri attori regionali.
In precedenza l’Oman aveva proposto un piano che avrebbe incluso tariffe di servizio su tutto il traffico di passaggio – un accordo richiesto dall’Iran, ma fortemente osteggiato dagli Stati Uniti e dagli interessi marittimi internazionali. L’Iran rimane chiara sulle sue intenzioni a lungo termine per il controllo di Hormuz.
Infatti, domenica scorsa, la Commissione per la politica estera del Parlamento iraniano ha proseguito con nuove normative interne che prevedono la richiesta di “tariffe di servizio” per i transiti attraverso la via d’acqua internazionale.
“Saranno addebitate tariffe per i servizi che forniamo, inclusi servizi di navigazione, ambientali, assicurazioni e sicurezza; rifornimento in circostanze speciali e altri servizi”, riferisce l’Agenzia di stampa statale Islamic Republic News Agency (IRNA).
Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha protetto dozzine di transiti di petroliere attraverso il suo corridoio istituito in acque omanite; la maggior parte degli analisti indipendenti stima che in media circa 4-6 milioni di barili al giorno di greggio siano riusciti a fuggire dal controllo iraniano – e le ultime indicazioni suggeriscono che i volumi stiano aumentando.
Altra considerazione è che questi transiti – sotto il controllo USA – discreti e ben compensati comportano ancora un rischio considerevole per i marinai: nell’ultimo caso, una petroliera senza nome è stata colpita nella sala macchine e si è messa fuori uso durante la notte di lunedì.
Ed ancora, ieri, Trump ha affermato che le mine marine iraniane sono state rimosse dalle rotte di transito al centro dello Stretto. Tuttavia, l’ultimo avviso del Comando Centrale degli Stati Uniti dal Joint Maritime Information Center suggerisce “un rischio continuo di mine alla deriva o non cartografate dentro e vicino al TSS, con aree di pericolo di mine ancora attive”.
Abele Carruezzo








