sabato, Settembre 18, 2021
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Porticcioli turistici di nome! Ma di fatto… Quanto?

Osservare uno spazio dedicato al mare, nato e costruito per essere un “inizio-fine” di un viaggio che si manifesta nella mente di chi ha passione per il mare e che questa passione la vive quotidianamente, è fonte di continua riflessione e non solo del “raccontarsi” fra amici; ma sempre in continua trasformazione dell’itinerario turistico e non solo del sito. E’ora di riflettere in quale “senso” territoriale si pone una struttura come un porticciolo turistico per l’intera città. E’ della città di Brindisi che stiamo parlando, ma la riflessione si può estendere ad altri spazi della Puglia costiera, come Manfredonia,Villanova, San Foca , Otranto o Santa Maria di Leuca.

Forse che questi spazi non sono adatti ad una “human life” mentre si prestano bene per un diportista della “virtual digital life”? Tutti sappiamo che i porticcioli turistici sono degli “spazi territoriali” costituiti da strutture e da persone che li vivono e vi svolgono diverse attività; e poiché hanno quella specifica capacità di attrarre gli amanti del mare, questi spazi rappresentano il contesto ideale, palcoscenico naturale, socio-culturale per rappresentare esperienze marittime e marinare, di turismo nautico legate soprattutto alla passione per il mare. Molte volte però, questo non si verifica e gli addetti ai lavori non si impegnano abbastanza per migliorare la qualità dell’offerta del porto.

Effettuare una verifica occorre una visuale sistemica; cioè quella che concepisce l’impresa nautica e portuale del porticciolo come attore di un sistema portuale più ampio; anzi di un territorio cittadino più ampio, capace di “rigenerare” le relazioni che vanno dalla barca, alla comunità locale, passando per  il diportista con il suo viaggio e con tutte le sue passioni sul/ con il/ per il mare. Se questa offerta turistica di location e di relazioni non si integra con il sistema più ampio di un territorio, questi porticcioli saranno solo pontili per barche; e quindi la loro offerta  (insieme di risorse e competenze) sarà sempre emarginata dalla dimensione di sistema turistico che è  fatta di azioni e di orientamenti per “fare” e creare uno sviluppo economico.

In questa vision occorre valutare anche la percezione sull’immagine complessiva del porticciolo turistico che hanno gli interlocutori: esiste un documento/relazione pubblica, un resoconto delle attività svolte, in modo da poter fare confronti e critiche costruttive? Agli occhi degli stakeholder il porticciolo risulta essere un sistema che si presenta in modo unitario e con una propria identità socio-culturale di un territorio marittimo e marinaro? L’immagine aziendale dell’impresa nautica e portuale (sicuramente come reputazione positiva)  come viene monitorata dai mezzi di comunicazione di massa e soprattutto come ne parlano e/o scrivono le riviste specializzate? A molti osservatori questi dati/informazioni, questi piani strategici di sviluppo sono solo pensati e non è dato conoscere!

 

Abele Carruezzo

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