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IMO: Nuova agenda anti-corruzione

Londra-L’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) è impegnata nell’affrontare la corruzione marittima includendo la questione nel suo programma di lavoro del prossimo Comitato FAL Convention (Facilitazione del Traffico Marittimo Internazionale). Il processo per armonizzare la miriade di regole, regolamenti, requisiti e procedure è conosciuto con il nome di “facilitazione”.

Ogni Stato e ogni porto di qualunque Paese hanno differenti regole e requisiti per le navi, per le merci e per i passeggeri che scalano quel porto. La decisione di includere un’agenda anticorruzione è stata approvata durante l’ultima riunione del giugno 2018 a seguito di una richiesta presentata dalla Liberia, cui si sono aggiunti poi le Isole Marshall, la Norvegia, il Regno Unito, gli Stati Uniti e Vanuatu. Agli Stati si sono aggiunte associazioni dello shipping come ICS, BIMCO, IFSMA, INTERTANKO, Inter Manager, FONASBA e altre, compresi i vari sindacati rappresentanti i lavoratori marittimi.

L’International Chamber of Shipping (ICS) ha sponsorizzato tale richiesta insieme con altre organizzazioni e associazioni di categoria. La corruzione nel campo del settore dei trasporti marittimi è un fenomeno che erode la fiducia nei Governi degli Stati interessati e soprattutto erode la convivenza sociale. Infatti, la corruzione ostacola gli investimenti finanziari, economici e occupazionali ed è per questo che tutte le parti sociali e associazioni non governative sono impegnate per debellare tale fenomeno.

L’IMO, con un’agenda di lavoro, sensibile a tale fenomeno, è impegnata per affrontare questo importante problema sostenendo gli Stati membri nel reprimere tale flagello. Secondo l’ufficio delle reti anti-corruzione marittima, istituito nel 2011, le segnalazioni, anonime, sono state oltre 28.000, a dimostrazione del fatto che si tratta di un problema diffuso. Occorre consapevolezza che la corruzione nel mondo dello shipping esiste in molti anelli della catena trasportistica e della logistica, soprattutto nell’interfaccia nave-banchina; atti che possono portare a interruzioni delle normali operazioni di sbarco/imbarco merci, comportando incrementi dei costi per armatori e impatti negativi sul lavoro dei marittimi.

Impatto, che oltre a compromettere il benessere dei marittimi, influisce anche sul commercio, sugli investimenti, sullo sviluppo sociale ed economico dei porti. Per l’IMO ora si tratta di rivedere e riesaminare l’allegato alla Convenzione FAL, introducendo nuovi articoli con un protocollo o approvando un codice IMO dedicato che includa le “best practice” per implementare e condividere la procedura anti- corruzione. E’ chiaro che qualsiasi modifica o aggiunta di nuovi articoli nel campo dello shipping dovrà essere conforme alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC), adottata nel 2003, entrata in vigore nel 2005 e che ora consta di 186 parti.

L’IMO è impegnata a sviluppare anche delle linee guida per aiutare le parti interessate ad abbracciare e attuare pratiche e procedure anti-corruzione; comunque sarà elaborato un documento di orientamento per affrontare la corruzione marittima già dalla prossima sessione del Comitato FAL. Lavoro che dovrebbe essere completato entro il 2021. La Danish Shipping ha accolto con favore il sostegno della comunità internazionale per questa iniziativa. Grazie agli sforzi mirati del Maritime Anti-Corruption Network (MACN), abbiamo assistito a cambiamenti tangibili in località come il Canale di Suez, dove i pagamenti di agevolazione (vere e proprie tangenti) sono diminuiti considerevolmente.

Si rileva che la corruzione nel campo marittimo deve essere affrontata a livello internazionale per evitare che alcune pratiche di alcuni funzionari portuali vadano a influenzare armatori, gestori di terminal, marittimi, portuali; alcuni requisiti da parte di navi e procedure per entrare nei porti troppo spesso mancano di trasparenza, e sono deliberatamente applicati erroneamente o ampiamente interpretati per fini privati.

Abele Carruezzo

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