Custodi di luce: antropologia, narrazioni e rappresentazioni di uomini e fari

History Digital Library Casa del Turista “Storie della nostra Storia”- 31 maggio 2019 –
Presentazione del libro del  Dott. Michele Claudio D. Masciopinto michele.masciopinto@unibas.it
Ph. D Student  XXXIV° ciclo Università degli studi della Basilicata – Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo/ Matera Unesco Chair

Ricostruzione del percorso di ricerca
La ricerca mira a riflettere sui processi di patrimonializzazione che coinvolgono i fari italiani nei piani di recupero e riqualificazione delle strutture, focalizzando l’interesse sul rapporto tra le strutture, i faristi e le comunità marinare.
Se la funzione primaria dei fari è stata quella  di segnalare la terra a chi naviga per mare,  oggi questi manufatti si manifestano agli occhi di chi li osserva come strutture che indicano la presenza del mare, manifestandosi  come la rappresentazione del mistero e del  mito difficilmente raggiungibile; collocati

su uno ‘‘spazio altro’’; capaci di fronteggiare la maestosità  e confondersi con il silenzio del paesaggio circostante.
Il faro è un luogo capace di evocare la narratività sia della comunità marittima (il faro come ‘‘luogo profetico’’) sia delle storie di vita di chi ha lavorato e vissuto nei suoi alloggi (il/i farista/i, i loro familiari, etc.).

Le famiglie dei due faristi in servizio presso l’isola di Sant’ Andrea di Gallipoli.

In particolare, le storie di vita degli uomini e delle donne che hanno vissuto e lavorato in questi straordinari manufatti sono in grado di svelare un complesso micro-universo denso di relazioni: il faro è sia luogo del lavoro sia luogo dello spazio domestico, intimo e personale. Nelle loro testimonianze è possibile cogliere un mondo sociale fatto di affetti, di intimità con se stessi, di relazioni significative con gli oggetti e con il faro stesso, divenuto con il passare del tempo un caro compagno di vita.

L’obiettivo specifico della ricerca è indagare i fari attraverso una prospettiva antropologica, osservandoli come spazi pregni di significato culturale e storico, potenziali oggetti di indagine dai quali attingere memorie e narrazioni delle comunità marittime.
All’inizio degli anni ’90, il guardiano del faro di Kèrèon, situato sullo scoglio di Men Tensel, al largo della costa sud orientale dell’isola di Ouessant in Bretagna (Francia), sosteneva: «Un faro senza uomini non è altro che una torretta senza vita che si degraderà molto presto.»