Porti ucraini Mar Nero: marittimi intrappolati a bordo di navi aspettano l’evacuazione

Londra. L’International Chamber of Shipping, con comunicato di ieri, rivolto alla Federazione russa, ha dichiarato che ancora poco meno di 500 marittimi rimangono trattenuti a bordo di 109 navi nei porti ucraini nel Mare Nero e nel Mar d’Azov. Per circa 2000 di loro, dati raccolti dall’ICS insieme all’IMO, erano già stati evacuati le settimane scorse dalle loro navi spiaggiate e incagliate volontariamente nei porti ucraini.

L’IMO ha adottato una risoluzione pratica per facilitare l’evacuazione urgente dei marittimi, e il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres ha chiesto una via di fuga dall’”apocalisse” di Mariupol.

L’ICS sta sollecitando il mantenimento dei corridoi umanitari, a terra e in mare, fino a quando tutti i restanti marittimi non saranno sbarcati in sicurezza.
L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), l’IMO, l’UNHCR e le Organizzazioni umanitarie hanno coordinato le consegne di cibo, acqua e medicinali agli equipaggi rimanenti. Sebbene alcune forniture abbiano raggiunto i destinatari previsti, la consegna degli aiuti continua a essere molto difficile, in particolare nelle aree ad alto rischio.

L’ICS e l’IMO riferiscono che le navi bloccate nei porti sono: Mykolayiv (25), Chornomorsk (23), Kherson (16), Odessa (10), Berdyansk (8), Pivdennyi (6), Mariupol (5), Nika Tera (2), Ochakiv (2), Izmail (1) e all’ancora nel porto di Yuzhny (1).

I marittimi colpiti, sia gli evacuati sia quelli rimasti a bordo, provengono da 27 paesi diversi, con il maggior numero dalle Filippine e dall’India. Altre nazionalità dei marittimi colpite includono ucraina, russa, cinese, danese, greca e turca. I dati ICS indicano che la maggior parte delle 109 navi incagliate sono o navi portarinfuse (42) o navi da carico generale (38). Altre navi includono petroliere, chimichiere, rimorchiatori, ro-ro, un rompighiaccio e tramogge a motore.

Natalie Shaw, direttrice del Dipartimento del Lavoro di ICS, ha dichiarato: “La via di fuga dall’“apocalisse” deve essere aperta anche a questi marittimi”. “Sebbene siamo sollevati dal fatto che circa 1.500 persone siano state evacuate con successo, il nostro impegno ora è per quelli rimasti ancora a bordo”.

“Continueremo a fare tutto il possibile per facilitare il loro passaggio sicuro fuori dalle aree colpite e, nel frattempo, collaboreremo con le Agenzie umanitarie per garantire la consegna degli aiuti umanitari alle persone ancora colpite”, aggiunge la Shaw.

“Il dialogo aperto ha reso possibili queste missioni di salvataggio; e nel concludere, l’ICS chiede una comunicazione e una cooperazione continua. Lodiamo lo sforzo di salvataggio intrapreso dagli Stati di bandiera delle navi, Enti portuali e imprese portuali, nonché da Governi, armatori, sindacati, Agenzie umanitarie internazionali e Enti di beneficenza della gente di mare”.

Abele Carruezzo