Ritrovato il relitto dell’Endurance di Shackleton sul fondale marino dell’Antartide

Ecco le eccezionali immagini trasmesse da un drone subacqueo

Dopo più di un secolo, la Falklands Maritime Heritage Trust è lieta di annunciare il ritrovamento dell’Endurance, la nave di Sir Ernest Shackleton affondata nel Mare di Weddell nel 1915. La spedizione Endurance22 ha localizzato il relitto ad una profondità di 3008 metri nelle acque gelide dell’Antartico, all’interno dell’area di ricerca definita a bordo della spaccaghiaccio S.A. Agulhas II, prima della sua partenza da Città del Capo, e a circa quattro miglia a sud della posizione originariamente registrata dal capitano Worsley.

La spedizione Endurance22 ha mobilitato un’importante task force di professionisti a livello mondiale tra archeologi marini, ingegneri, tecnici e scienziati del ghiaccio marino su una delle più grandi e moderne navi da ricerca polare del mondo. L’obiettivo? Localizzare, ispezionare e filmare il relitto della nave Endurance, rimasta intrappolata dal ghiaccio dal 1915. Abbiamo letto e amato il drammatico racconto di quei momenti nei suoi “Diari Antartici“, in cui Shackleton scrisse: “Una volta che il ghiaccio ti prende, non ti lascia più”. E fu davvero così per la sfortunata spedizione, che partì da Londra per raggiungere il Polo Sud ma fu costretta a rinunciare all’impresa una volta giunti nel continente bianco. L’Endurance, infatti, si ritrovò improvvisamente bloccata e, mesi dopo, e completamente stritolata dai ghiacci. L’equipaggio di Lord Shackleton, formato da ventisette uomini, sopravvisse grazie all’eccezionale spirito di presenza del suo comandante, e riuscì a mettersi in salvo raggiungendo la remota Elephant Island.

Ma a quanto pare la nave non è stata completamente distrutta, perché, in realtà, le immagini che provengono dal drone subacqueo inviato in avanscoperta dagli scienziati lo scorso marzo, raccontano tutt’altro. La spedizione Endurance22, infatti, è stata in grado di fotografare il relitto, grazie ad un SAAB Sabertooth. Un veicolo ibrido intelligente a ad impatto zero sull’ecosistema marino, che ha trasmesso alla spedizione immagini straordinarie della nave rinvenuta quasi intatta: dapprima l’inconfondibile ponte in legno, e subito dopo particolari come gli oblò, il timone, gli alberi, ma anche l’attrezzatura, funi e parapetti, mantenuti in condizioni pressoché ottimali grazie proprio allo stesso ghiaccio che la circondava.

Il relitto di Endurance è stato dichiarato sito storico e monumento ai sensi del sistema del Trattato Antartico. E proprio per questa condizione che l’attività della spedizione Endurance22 non ha comportato alcuna intrusione nel relitto di macchinari invasivi. Di fatto, gli AUV Sabertooth sono droni subacquei non dotati di alcun dispositivo in grado scavare, trivellare, raccogliere o comunque modificare l’ambiente marino e circostante della nave. Di questo eccezionale ritrovamento che ha comportato sforzi materiali e finanziari considerevoli, resterà l’eccitazione dell’intero equipaggio dell’Endurancce22 composto da 65 persone, quando i primissimi fotogrammi della poppa della nave hanno mostrato le inconfondibili lettere in bronzo che componevano la scritta Endurance sopra una stella polare. Forse una degna conclusione alla storica missione incompiuta da Ernest Shackleton.

Elide Lomartire