G7, UE: divieto totale dei servizi marittimi per il petrolio russo

Ursula von der Leyen e il Primo Ministro canadese Mark Carney

(Ursula von der Leyen e il Primo Ministro canadese Mark Carney; foto courtesy Uff.s. European Commission)

Il Canada aderisce al Safe cooperando sulla difesa con l’Europa e si pensa al prossimo pacchetto di sanzioni per gennaio 2026

Bruxelles, Londra, Ottawa. L’adesione del Canada a Safe (Security Action for Europe) segna un ampliamento della cooperazione europea sulla difesa e introduce un partner del G7 in un meccanismo finora interno all’Unione. L’accordo rafforza il sostegno all’Ucraina e la resilienza industriale, mentre apre la strada a future collaborazioni con Regno Unito (finora non concretizzato) e Stati Uniti.

Safe emerge così come possibile pilastro di una nuova architettura euro-atlantica La decisione porta per la prima volta un Paese del G7 non appartenente all’Unione dentro il meccanismo europeo dei prestiti per gli investimenti militari, spostando il baricentro della cooperazione oltre i confini comunitari.

Come primo passo di collaborazione, i paesi del Gruppo dei Sette e l’Unione Europea sono in trattative per sostituire anche un tetto ai prezzi delle esportazioni di petrolio russo con un divieto totale sui servizi marittimi, nel tentativo di ridurre le entrate petrolifere che aiutano a finanziare la guerra della Russia in Ucraina.

La Russia – come è noto – esporta oltre un terzo del suo petrolio con petroliere occidentali – principalmente verso India e Cina, grazie ai servizi marittimi occidentali. Il divieto porrebbe fine a questo commercio, che avviene principalmente attraverso le flotte dei paesi marittimi dell’UE tra cui Grecia, Cipro e Malta.

Gli altri due terzi del petrolio russo esportato vengono distribuiti in una flotta di centinaia di petroliere che operano al di fuori del controllo occidentale e degli standard marittimi, nota come ‘flotta ombra’.

Se il G7allargato al Canada e l’UE imponessero il divieto dei servizi marittimi, la Russia si troverebbe in forte difficoltà e dovrebbe espandere la sua flotta ombra.

Il divieto – si parla ufficiosamente in Commissione UE – potrebbe far parte del prossimo pacchetto di sanzioni dell’UE contro la Russia, previsto per l’inizio del 2026. Il pacchetto dovrebbe consentire un accordo più ampio tra i 27 Stati membri prima di proporlo.

Intanto, funzionari britannici e americani stanno promuovendo l’idea del pacchetto nelle riunioni tecniche del G7 e qualsiasi decisione finale degli Stati Uniti dipenderà dai colloqui di pace in corso tra Ucraina e Russia.

La nuova misura rappresenterebbe il divieto più totale di trattare greggio e carburante russo non solo a livello di importazioni ma anche di trasporto e servizi marittimi.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, la Casa Bianca, il Ministero delle Navigazioni di Cipro, la Commissione Europea, il Ministero degli Esteri britannico e il Ministero degli Esteri canadese non commentano tale ipotesi, al contrario dei funzionari ellenici.

Per mitigare tali sanzioni, la Russia ha deviato gran parte del suo petrolio verso l’Asia con le proprie navi, molte delle quali sono state successivamente autorizzate dall’Occidente. Queste navi sono vecchie, la loro proprietà non si conosce di preciso e navigano senza copertura assicurativa occidentale.

L’altro giorno, intanto, Donald Trump ha deciso di bloccare parzialmente le misure decise a ottobre contro il colosso petrolifero russo Lukoil.

Con un provvedimento – del 4 dicembre, deroga limitata al 29 aprile 2026 – il Dipartimento del Tesoro statunitense ha autorizzato le stazioni di servizio a marchio Lukoil situate fuori dalla Russia a continuare le proprie attività, sospendendo parte delle sanzioni contro l’azienda energetica russa “per evitare di penalizzare” i clienti e fornitori americani e a condizione che i ricavi non vengano trasferiti alla Russia. Lukoil gestisce circa 200 stazioni di servizio a marchio proprio negli Stati del New Jersey, Pennsylvania e New York. Il gestore finlandese Teboil, di proprietà di Lukoil e titolare di circa 430 stazioni.

La deroga arriva a due giorni dall’incontro a Mosca tra gli inviati della Casa Bianca e il presidente russo, Vladimir Putin, per trovare una possibile soluzione alla guerra in Ucraina, e nel giorno in cui il leader del Cremlino è andato in India per siglari accordi sull’export di petrolio.

Abele Carruezzo