(Foto courtesy Anglo-Eastern)
Lo afferma la Anglo-Eastern che ha esaminato i cambiamenti in atto nella sicurezza marittima
Hong Kong. Anglo-Eastern Univan Group (Anglo-Eastern), leader globale nei servizi di gestione navale indipendente; nel 2024, ha istituito il Global Security Desk (GSD) per colmare il divario tra il volume di informazioni di sicurezza disponibili e la necessità di intelligence coerente e azionabile, per supportare navi, equipaggi e clienti nell’affrontare uno dei periodi più prolungati di rischio composto degli ultimi tempi.
Vi sono dei rischi emergenti dal panorama della sicurezza sempre più interconnesso e si riferiscono a sei aree geografiche, classificate ad ‘alto rischio’ che stanno compromettendo la navigazione mercantile.
Negli ultimi due anni, il rischio per la sicurezza marittima è passato dall’essere visto come un insieme di minacce regionali isolate a una realtà commerciale persistente che influenza il commercio globale.
Nel rapporto “Foresights – Come l’intelligence centralizzata sta rimodellando la gestione della sicurezza marittima”, Anglo-Eastern identifica come la frammentazione geopolitica, la complessità delle sanzioni, la guerra elettronica, l’esposizione cibernetica e le tensioni regionali in rapida evoluzione plasmino ora l’ambiente operativo per le flotte che commerciano su alcune delle rotte più critiche del mondo.
Le aree ad alto rischio
Sei distinte aree ad alto rischio e zone di guerra richiedono un’attenzione continua da parte degli operatori della flotta: – lo Stretto di Hormuz e il Golfo Persico; – il Mar Rosso e Bab el-Mandeb; – la costa orientale della Somalia; – il Golfo di Guinea; – lo Stretto di Malacca; – e il Mar Nero e le acque ucraine.
Le minacce in ciascuna area sono diverse per carattere: dall’interferenza degli attori statali iraniani e le mine navali a Hormuz, agli attacchi con droni e missili antinave nel Mar Rosso, alla pirateria e agli ostaggi in Somalia e Nigeria, alle mine marine alla deriva e attacchi con droni nel Mar Nero, fino a rapine e rischi di collisione legati alla congestione nello Stretto di Malacca.
Il rapporto
Il report (whitepaper) evidenzia che per le compagnie di navigazione e per operatori di flotta, la sicurezza è passata da una periodica interruzione a una considerazione permanente che influenza la pianificazione delle rotte, la prontezza di risposta dell’equipaggio, il supporto a terra, la fiducia dei clienti e la capacità commerciale.
Cioè essere un ‘ship manager’ oggi significa essere un ‘risk manager’.
La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran ha messo in evidenza il condividere le rotte commerciali, gravemente interrotte, con le attività militare segnalate nella zona dello Stretto.
Il 28 febbraio scorso, la Anglo-Eastern, una delle tante compagnie, si è ritrovata con navi intrappolate nel Golfo; e ancora, quasi 90 giorni dopo la chiusura, non c’è una tempistica per la riapertura. La chiusura ha interessato 16 navi con 364 marittimi di oltre 12 nazionalità e circa 1.400 familiari a casa che guardavano TV e leggevano giornali per avere notizie certe di liberazione.
Momenti critici per la compagnia
L’esperienza attuale dei marittimi a bordo delle navi intrappolate è marcata da quattro pressioni sovrapposte: – Incertezza: nessuna tempistica per la riapertura, contratti di equipaggio in sovraccarico, equipaggi di sostituzione riluttanti a unirsi. – Isolamento: accesso al porto limitato, congedo a terra impossibile nella maggior parte dei luoghi, la nave diventa l’intero mondo di ogni membro dell’equipaggio. – Ansia: attività militare visibile e udibile, copertura giornalistica che amplifica la paura, famiglie che chiamano ogni giorno. – Professionalità: equipaggi che mantengono la nave, fanno esercitazioni, fanno la guardia, svolgono il loro lavoro fino a tutto questo.
Le implicazioni dell’attuale ambiente di rischio
Per il marinaio sul ponte, un percorso (o la sua mancanza) attraverso Hormuz questo mese comporta un livello di rischio fondamentalmente diverso rispetto a otto settimane fa, e il mese prossimo potrebbe essere di nuovo diverso.
I marinai sono informati, connessi e si formano opinioni in tempo reale attraverso i media e i canali social, così come le loro famiglie. Questa preoccupazione arriva direttamente alla nave e influenza il modo in cui le persone lavorano.
Inoltre, per il responsabile della nave alla scrivania, il benessere dell’equipaggio non è più una questione superficiale. Influisce direttamente sulla fidelizzazione, sulla reputazione e sulla capacità di reclutare la prossima generazione di marinai.
La velocità decisionale è diventata fondamentale, poiché le organizzazioni competono per i talenti in un mercato in cui i marittimi naviganti scelgono sempre più i datori di lavoro in base a come rispondono durante le crisi.
Per l’armatore presente nella sala riunioni, i premi per rischio di guerra possono aumentare dallo 0,2% al 5% in pochi giorni.
Il rapporto avverte che l’intelligence sul rischio deve essere condiviso da tutti gli attori della compagnia, compreso l’assicurazione per rischio di guerra e la ‘resilienza’ di un bilancio non può essere più opzionale ma strategica.
Anglo-Eastern è una società globale leader di servizi indipendenti di gestione navale, con una reputazione di eccellenza e innovazione guidata dalla passione per la navigazione e per le navi.
Abele Carruezzo
Il report completo sul link: Shipping News & Global Maritime Trends | Anglo-Eastern









