(Nave gasiera della flotta SCF; foto courtesy Novatec / SCF)
Eni, Claudio Descalzi, chiede all’UE di congelare il bando sulle importazioni di gas russo; Bruxelles, però, non vuole cancellare il divieto di importazione dal 2027
Bruxelles. Si parla già di forti perdite delle forniture di combustibile causata dalla guerra nel Golfo Persico.
L’Unione europea ha aumentato le importazioni di gas naturale della Russia. In particolare gas liquefatto a seguito dell’interruzione della produzione del Qatar per i continui attacchi subiti dall’Iran.
I dati raccolti da Kpler sui movimenti delle navi e le stime elaborate dal gruppo ambientalista tedesco Urgewald – con sede a Sassenberg – confermano che nel primo trimestre del 2026, i paesi membri dell’Unione hanno accresciuto del 17%, su base annua, gli acquisti di gas liquefatto dall’impianto Yamal Lng, nell’Artico russo; si parla di un volume di 5 milioni di tonnellate per una spesa complessiva di 2,8 miliardi di euro, (spesa che risale a metà marzo 2026 a guerra inoltrata tra US&Israel e l’Iran). Per gli ambientalisti di Urgewald l’Europa è diventata il “mercato indispensabile” per Yamal Arctic.
Ogni dislocamento dal porto artico di Sabetta all’Europa impiega in media 8,3 giorni, garantendo una rapida movimentazione del carico da parte della flotta di Yamal, composta da 14 petroliere rompighiaccio con Class Ice Arc 7. Con ogni nave che consegna merci all’incirca ogni 22 giorni, il progetto si basa fortemente su un rapido accesso ai terminal europei per mantenere i volumi di produzione durante i mesi invernali, quando le condizioni del ghiaccio limitano le operazioni.
L’impianto di Yamal Lng è situato nella Siberia nord-occidentale e attualmente non è soggetto ai regimi sanzionatori dell’UE contro la Russia.
Il resto dei carichi, partiti dall’impianto russo nell’Artico, da gennaio a marzo, si sono diretti in Asia, la regione più esposta al blocco dello stretto di Hormuz e che quindi ha necessità più urgenti di garantirsi delle forniture sostitutive.
Venerdì scorso, Dmitrij Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin, aveva fatto sapere che la Russia sta ricevendo moltissime richieste di acquisto dei suoi combustibili fossili da parte di nazioni asiatiche, come il Vietnam, le Filippine, l’Indonesia e la Thailandia.
I prezzi stabiliti nei contratti di fornitura con Yamal Lng non sono noti, ma probabilmente non sono completamente fissi – è prevista, cioè, una certa flessibilità – e quindi saranno saliti anch’essi. A marzo il prezzo medio del gas in Europa è stato superiore a 50 euro al megawattora, mentre a gennaio e a febbraio era di 35 €/MWh.
Gli Stati membri dell’Unione che acquistano più Gnl russo sono la Francia, la Spagna, i Paesi Bassi e il Belgio.
Anche se oggi, i maggiori fornitori di gas sono la Norvegia, con una quota del 31% e gli Stati Uniti, con il 25%.
I vantaggi di una guerra nel Golfo Persico sta comunque favorendo la Russia perché ha avuto l’effetto di far crescere la domanda dei suoi idrocarburi e le sta permettendo di beneficiare almeno in parte dell’aumento dei prezzi internazionali di petrolio e gas.
Intanto, l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha lanciato un duro monito all’Unione Europea, definendo il blocco dello Stretto di Hormuz come l’evento geopolitico e di mercato “più importante degli ultimi 40 anni”. A margine di un evento politico a Roma, il manager ha chiesto ufficialmente di congelare il bando sulle importazioni di gas russo previsto per il 2027.
Descalzi chiede anche di rivedere l’Emission Trading System (ETS), la tassa sulle emissioni di CO2 che grava sull’industria pesante. per proteggere il settore industriale europeo dal collasso energetico.“Non dico che debba essere cancellata”, ha precisato l’AD, “ma deve essere sospesa o redistribuita per non penalizzare un settore che già paga carissimo l’energia”.
Abele Carruezzo








