COMMERCIO INTERNAZIONALE E GEOPOLITICA: I DAZI USA PESANO SUL MADE IN ITALY, CROLLANO I TRANSITI A HORMUZ

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Pubblicata la ventisettesima edizione dell’osservatorio “Fedespedi Economic Outlook” sull’andamento dell’economia e del trasporto merci internazionale.

Cresce complessivamente l’export dell’Italia negli Stati Uniti, ma le tariffe colpiscono il settore alimentare (-33% per gli oli e grassi) e l’automotive (-21,8%). Crollo dei transiti nello Stretto di Hormuz (-83%).

Milano – I conflitti internazionali e le politiche tariffarie degli Stati Uniti stanno ridisegnando gli equilibri del commercio mondiale, con effetti ormai tangibili sulle rotte e sui costi della logistica. Le tensioni in Medio Oriente hanno provocato un crollo dell’83% dei transiti nello Stretto di Hormuz, mentre i dazi dell’Amministrazione Trump iniziano a colpire l’export italiano verso il mercato americano, soprattutto nei comparti alimentare (-33% per oli e grassi) e automotive (-21,8%). A pesare sulle imprese sono soprattutto i costi della logistica, che incidono in media per il 9,9% sui ricavi aziendali e arrivano a superare l’11% per le PMI. È questo il quadro delineato dal 27° Economic Outlook di Fedespedi, l’osservatorio periodico sull’andamento del trasporto merci internazionale della Federazione Nazionale Imprese di Spedizioni Internazionali.

“Lo scenario geopolitico continua a essere il fattore che più condiziona l’economia internazionale – dichiara Alessandro Pitto, presidente di Fedespedi. Il vero tema oggi non è prevedere la prossima crisi, ma farsi trovare pronti. Dobbiamo passare dal paradigma della previsione a quello della preparazione, lavorando per un vero e proprio ‘progetto-Paese’. L’idea che la nostra posizione ci garantisca una rendita come piattaforma logistica ‘naturale’ è un’illusione: le crisi recenti, come i quasi mille giorni di chiusura del Mar Rosso, dimostrano che le rotte cambiano facilmente e il commercio prosegue su altre vie. La geografia è un vantaggio solo se capitalizzata attraverso infrastrutture fisiche e digitali”.

La ventisettesima edizione del report “Fedespedi Economic Outlook” riporta una raccolta dei dati più aggiornati sul contesto macroeconomico mondiale, gli ultimi indicatori sull’import-export italiano, le tendenze nello shipping internazionale.

Lo studio integrale è disponibile sul sito di Fedespedi, nella sezione Centro Studi.

SHIPPING
Nel primo trimestre del 2026, il traffico mondiale di container (TEU) ha registrato una crescita stimata del +4,4%, trainata in particolare dai volumi del Far East, tra le aree più dinamiche con un incremento dell’8,8%, insieme all’Africa Sub-sahariana (+14,8%) e all’America Latina (+4,4%). Di segno opposto, invece, l’andamento dei porti italiani, che evidenziano una flessione complessiva del -4,6% dei TEU movimentati. Risentono del calo in particolare lo scalo di Trieste (-23,6%), impattato dalla riorganizzazione delle alleanze armatoriali, Savona (-14,1%) e Genova (-4,9%), mentre risulta in netta crescita Venezia (+5,8%).

CARGO AEREO
Basandosi sui dati IATA, ad aprile 2026 il traffico aereo cargo globale è cresciuto del 4% rispetto all’anno precedente, sostenuto in particolar modo dall’Asia e dalle rotte trans-pacifiche. L’Italia ha registrato invece una tendenza opposta, poiché nel primo quadrimestre del 2026 i nostri aeroporti hanno movimentato 385.100 tonnellate di merci, registrando una lieve flessione dell’1%. Tale flessione è stata condizionata dal rallentamento del principale hub nazionale, Milano Malpensa (-5%), su cui hanno pesato le difficoltà in Medio Oriente e le scelte governative (come la tassa di 2 euro sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE), così come dai cali di Pisa (-19,3%) e Roma Ciampino (-7,9%). L’Italia si conferma comunque ai vertici europei per connettività totale (diretta e indiretta), piazzandosi al 4° posto nel continente europeo, davanti a Paesi come la Francia.

L’IMPATTO DEI DAZI USA
Negli Stati Uniti, l’economia ha segnato una ripresa nel primo trimestre 2026 (+1,6% di PIL rispetto allo stesso periodo del 2025), un segnale di ripresa dopo il modesto +0,5% dell’ultimo trimestre del 2025. Tuttavia, a causa della politica daziaria dell’Amministrazione Trump e dell’aumento dell’energia, l’inflazione sta registrando una ripresa nel corso del 2026, dopo la drastica flessione degli ultimi anni. I dazi stanno mostrando i primi forti effetti sul commercio con l’estero: nel periodo gennaio-aprile 2026 le esportazioni USA sono cresciute notevolmente (+11,3%), anche in virtù di un dollaro debole, e le importazioni scese (-5,4%), riducendo di circa il 50% il deficit commerciale americano, passando da 435 a 222 miliardi di USD.

Per quanto riguarda i rapporti Italia-USA, se nel primo trimestre gli Stati Uniti si sono consolidati come nostro principale partner commerciale (18,79 miliardi di euro esportati, +1,3% rispetto all’anno precedente), analizzando i settori emergono discrepanze che dimostrano come la politica daziaria dell’amministrazione Trump stia dispiegando i primi effetti. In particolare, il 55,6% dell’export italiano verso gli Stati Uniti è realizzato dai prodotti appartenenti a quattro aree industriali – farmaceutica, meccanica, mezzi di trasporto e alimentare -, ma tra le aree di prodotto più in difficoltà sono presenti quelle di alcuni prodotti alimentari, come oli e grassi (-33%), carne lavorata (-25%), prodotti da forno (-18%), bevande (-24,2%), e quella degli autoveicoli (-21,8%).

HORMUZ E SUEZ: IL PESO DEI CONFLITTI SULLO SHIPPING
Sulle dinamiche marittime pesano in modo decisivo i conflitti internazionali: nel primo trimestre 2026 i transiti nel Canale di Suez sono calati del 47,2%, con un vero e proprio crollo del 68% per le navi portacontainer, e le tensioni in Medio Oriente hanno portato ad una drastica riduzione dei transiti attraverso di Hormuz. Secondo i dati forniti dal sito Strait of Hormuz, infatti, la media attuale è di appena 10 navi al giorno contro le 60 pre-conflitto (-83%). Come primo effetto si è registrato un rallentamento delle operazioni nei porti interni al Golfo, bilanciato dallo sviluppo degli scali esterni lungo le coste della penisola arabica (come Khor Fakkan, Salalah e Jeddah). Al fine di gestire il traffico dei container evitando il transito per Hormuz, i Paesi del Golfo stanno strutturando nuovi corridoi multimodali, trasformando i porti esterni in gateway strategici per poi smistare le merci via terra in tutto il bacino del Golfo Persico.