(Il rendering del terminal di Adria Port presentato al Barcolana Sea Summit; slide courtesy Adria Port)
L’Ungheria, senza sbocco sul mare, avrà il primo porto marittimo dalla fine della prima guerra mondiale a Trieste. Incontro tra Rixi e Viceministro magiaro su avanzamento lavori; il cantiere è aperto già per i lavori di costruzione del muro di banchina e di dragaggio
Trieste. L’Ungheria è diventata un paese senza sbocco sul mare più di un secolo fa sulla scia della prima guerra mondiale e della perdita dell’accesso al mare attraverso la Croazia. Con la firma del Trattato del Trianon (1920), l’Ungheria ha perso due terzi del suo ex territorio, compresa una vasta costa.
L’Ungheria aveva annunciato il progetto del suo porto già nel 2019, dopo l’acquisto da parte di Adria Port di un sito di 80 acri (circa 32,5 ettari) sul lungomare di Trieste, ottenendo un contratto di concessione di 60 anni.
L’obiettivo strategico di Adria Port (società per azioni di proprietà al 100 % dello Stato ungherese) è quello di sviluppare l’economia estera ungherese con l’investimento nel porto di Trieste. I piani a medio termine prevedono anche la creazione di un sito universitario nell’area portuale; idea/spazio per attività di istruzione e formazione, ricerca e sviluppo, nonché per la fornitura di alloggi e altri servizi.
Sono trentadue ettari di terreno che si affacciano al mare su 300 metri di banchina, aree dell’ex raffineria Aquila, rimaste finora abbandonate, trasformati in un moderno terminal multimodale; investimento da 180 milioni per Adria Port. La prima fase del porto prevede la costruzione di una banchina di 250 metri, che verrà successivamente ampliata di circa 400 metri, dando all’Ungheria un totale di 650 metri di costa sul mare Adriatico e un centro logistico fronte mare.
“Il nuovo terminal multi-purpose nell’area dell’ex raffineria Aquila del porto di Trieste sarà operativo per il 2028”, ha annunciato il Viceministro ungherese agli Affari Esteri e Commercio, Levente Magyar, durante un punto stampa al termine di un incontro con il Viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, Edoardo Rixi, per fare il punto sull’avanzamento dei lavori.
Il progetto del terminal della società pubblica ungherese Adria Port, ha spiegato Rixi, è “condiviso tra Italia e Ungheria”.
Con questa iniziativa – ha continuato l’On.le Edoardo Rixi – “riusciamo a unire la capacità logistica del Mediterraneo del nostro Paese con uno dei Paesi che ha il più alto tasso di esportazioni come l’Ungheria e ci apriamo verso il centro Est Europa e credo sia un segnale di fratellanza, comunità e pace e anche di prospettive di sviluppo per l’intero continente europeo”.
“Sono stati necessari molti sforzi per arrivare sino a qui e molti saranno ancora necessari soprattutto per superare gli ostacoli legati alla questione ambientale. Devo dire di non capire la burocrazia ambientale in Italia però ammetto anche che non capisco neanche quella europea. Il terreno evidentemente richiede una bonifica perché l’area era precedentemente utilizzata come hub per il gas naturale, in ogni caso il nostro progetto è di essere operativi per il 2028”, ha osservato Magyar.
“Per il momento ‘lo sbocco dell’Ungheria verso il mare’, ha detto Magyar, avviene tramite Slovenia, Croazia, Romania e Germania, ma il progetto avviato con i partner italiani si è dimostrato il migliore”.
Anche se per arrivare da Budapest, la capitale dell’Ungheria senza sbocco sul mare, a Trieste, sulla costa adriatica italiana, i container devono percorrere più di 550 km, attraverso la vicina Slovenia, la città italiana è destinata a diventare il principale porto dell’Ungheria nei prossimi anni.
Trieste è una posizione strategica per un porto marittimo ungherese, data la sua vicinanza e l’affidabilità dei collegamenti ferroviari e stradali con l’Ungheria.
Sulla questione ambientale, Rixi ha riferito che “lunedì (ndr. 24 febbraio 2025) avremo una riunione a Roma con tutti i soggetti e dovrebbe essere risolutiva”.
Adria Port Zrt., società statale ungherese, è incaricata di sviluppare il progetto del Porto di Trieste. Il costo stimato per la costruzione del nuovo scalo è di circa 200 milioni. Avrà una capacità di 78.000 teu di merci all’anno. Presso il sito è previsto anche un centro logistico per semplificare la movimentazione delle merci.
“L’Ungheria esporta merci per un valore di circa 155 miliardi di dollari ogni anno, la maggior parte delle quali lascia l’Europa via mare. Se il paese non ha una propria capacità di uscita dal mare e di porto marittimo, sarà sempre alla mercé degli altri. Vorremmo cambiare questa situazione, perché l’Ungheria, in qualità di 34° esportatore al mondo, deve disporre di canali per connettersi alle catene di approvvigionamento globali”, ha affermato Levente Magyar.
Il paese ha anche recentemente firmato un patto con la Bulgaria per creare un corridoio logistico e di trasporto semplificato per fornire collegamenti all’esportazione attraverso il Mar Nero. Il porto principale dell’Ungheria, Budapest o porto franco di Csepel, si trova sul fiume Danubio e movimenta più di 1,2 milioni di tonnellate di merci all’anno.
“Il Governo ungherese – ha affermato Levente Magyar – che la Bulgaria è un partner fondamentale per la sua sicurezza energetica, fornendo una via di transito per le forniture di gas naturale russo, turco e azero tramite gasdotto”.
Abele Carruezzo
(I viceministri Rixi e Magyar durante la visita a Trieste; foto courtesy ANSA)









