L’UK ETS in vigore da ieri 1° luglio e già crea sofferenza agli operatori

Traghetto in navigazione

(Traghetto in navigazione; foto courtesy Brittany Ferries)

I costi dell’EU ETS insostenibili, le tasse e i prestiti per il COVID, costringono la Brittany Ferries a vendere due navi e a chiudere due rotte

Londra. Il Sistema di Scambio delle Emissioni dell’UE è stato esteso al settore dei trasporti marittimi il 1° gennaio 2024; attualmente è pari al 70% delle emissioni, mentre l’ultimo passaggio al 100% entrerà in vigore nel 2027.

Da ieri, 1° luglio è scattato l’UK ETS per le navi che toccano i porti del Regno Unito (art. 01.07.2026, UK ETS si estende al trasporto marittimo da oggi – il nautilus ) costringendo gli operatori a rivedere piani e rotte per ottemperare a questo aggravio di spese.

E’ il caso della Brittany Ferries che riferisce di affrontare ingenti spese nel 2026, in parte dovute al Sistema di Scambio delle Emissioni dell’Unione Europea, oltre a un aumento del carico fiscale e al rimborso dei prestiti COVID.

La compagnia afferma di avere la “flotta più green” della Manica, incluse cinque nuove imbarcazioni in cinque anni, tra queste due nuovi traghetti LNG-elettrici-ibridi, Saint-Malo e Guillaume de Normandie; ma è impegnata ancora nell’affrontare spese significative e di non ricevere quote per gli investimenti leader del settore già effettuati nella flotta. Inoltre, nota che il piano business dell’azienda è iniziato nel 2025, prima che il Regno Unito introducesse un sistema equivalente di emissioni per le navi che operano nelle acque britanniche a partire da ieri, 1° luglio.

Brittany Ferries riferisce di dover affrontare un totale di circa £27 milioni (quasi 36 milioni di dollari) nel 2026 dovuto all’ETS, alle tasse e ai rimborsi dei prestiti. Sottolinea di aver già rimborsato metà del prestito datato dal COVID che gli era stato concesso quando le frontiere sono state chiuse nel 2020 durante la pandemia, affermando che “la lunga coda di crisi continua”. Cita inoltre la “concorrenza sleale sulla Manica orientale” e le preoccupazioni per il costo della vita tra i passeggeri.

“Brittany Ferries ha un curriculum nell’adattare il proprio business a sfide a breve e lungo termine”, ha dichiarato Christophe Mathieu, CEO di Brittany Ferries e “continuiamo a confrontarci con le conseguenze della Brexit e stiamo adottando misure per rendere una vacanza in Francia o in Spagna il più ragionevole possibile”.

La compagnia sta mettendo in vendita due dei suoi traghetti più vecchi, Barfluer (1992) e Cotentin (2007); le navi che servivano Guernsey, Poole e Cherbourg sarebbero state assegnate a un orario più efficiente a partire dal 1° novembre.

Informa anche che la tratta tra Poole e Cherbourg sarà chiusa a partire da novembre 2026. Fornirà un servizio giornaliero da Portsmouth a Cherbourg per compensare la chiusura.

Citando la concorrenza sovvenzionata sulla tratta Dieppe-Newhaven, la compagnia ha dichiarato che sta anche valutando di chiudere la tratta Portsmouth-Le Havre a partire da ottobre. Ha dichiarato di aver continuato a gestire il servizio il più a lungo possibile, con ancora problemi legali in sospeso contro l’Unione Europea a Bruxelles. Definendola concorrenza sleale, ha detto che avrebbe dovuto chiudere il percorso.

Brittany Ferries evidenzia di aver intrapreso Dopo oltre 50 anni di servizio per merci e passeggeri tra Francia e Regno Unito, Brittany Ferries riferisce di dover adattarsi e riallocare le risorse.

L’azienda ha dichiarato di lavorare per limitare le interruzioni ai clienti e che renderà disponibili i rimborsi.

Abele Carruezzo