lunedì, Settembre 20, 2021
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Redditometro: la nautica da diporto respira

Se ne parla abbastanza del cd “redditometro” al punto da essere argomento di campagna elettorale per le prossime elezioni politiche di febbraio 2013. Una prima battaglia politica, UCINA l’ha vinta: sono stati cancellati i coefficienti  troppo penalizzanti per il diportista, per cui possedere una barca è ora come possedere altri beni come la casa. Prima di addentrarci sui particolari, premettiamo di cosa si sta parlando: “reddito-meter” è una procedura sviluppata per determinare in modo semplice e veloce il reddito minimo imponibile che una persona fisica dovrebbe dichiarare, in base al proprio tenore di vita, misurato in base a specifici indicatori di capacità contributiva, detto appunto “redditometro”.

Tra i beni e servizi che vengono considerati come elementi indicativi di capacità contributiva figurano le navi e imbarcazioni da diporto di stazza lorda superiore a 3 ton e fino a 50 ton con propulsione a vela; le imbarcazioni da diporto di stazza lorda non superiore a 50 ton, con propulsione a motore maggiore di 25Hp effettivi; le navi di stazza superiore a 50 ton; navi e imbarcazioni da diporto con propulsione a vela o a motore in locazione per periodi non superiori, complessivamente, a tre mesi all’anno. Il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 24 dicembre 2012, dal titolo emblematico “Contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva sulla base dei quali può essere fondata la determinazione sintetica del reddito”, è stato recentemente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e si applicherà dal prossimo mese di marzo, a partire dalle dichiarazioni presentate per l’anno d’imposta 2009.

Senza dubbio il Fisco ha allentato, col decreto di controllo contributivo appena varato, la presa sulla nautica da diporto, se non altro inquadrando il settore in un ambito meno punitivo e qualitativamente più vicino alla realtà dei fatti. Il Presidente di UCINA Confindustria Nautica, Anton Francesco Albertoni, a seguito di un incontro con il neo direttore della Direzione Centrale Accertamento dell’Agenzia delle Entrate, Salvatore Lampone, ha illustrato le modalità di funzionamento dei nuovi “redditest” e “redditometro” ai propri soci dichiarando:  “…siamo finalmente giunti alla fine di un lungo periodo che ha visto la nautica da diporto essere penalizzata dal Fisco. Entrambi gli strumenti presentatici dal Direttore Lampone rappresentano un vero e proprio salto culturale, in generale verso il contribuente e in particolare verso la nautica, e per quel che ci riguarda costituiscono l’approdo e il successo di una campagna mirata a modificare la percezione del settore e di un percorso di confronto iniziato dall’Associazione nel maggio del 2010 al fianco della quale vogliamo continuare a lavorare”.

Il vecchio “redditometro”, quello del 2010, aveva dei coefficienti che venivano moltiplicati forfettariamente per il valore presunto della barca; la novità del nuovo decreto consiste proprio nella scomparsa di tali coefficienti per cui il valore di acquisto della barca d’ora in poi peserà allo stesso modo della medesima spesa effettuata per un immobile, senza nessuna differenza di sorta tra beni immobili di pari valore. Contemporaneamente, il costo della rata del leasing andrà a finire fra le altre spese fisse, al pari del canone di locazione di un immobile, e sarà parimenti trattata. Nella compilazione del “redditest”, i possessori di imbarcazioni superiori a 3 metri,si dovrà indicare la lunghezza, se è a “vela” o a  “motore”, le spese per l’assicurazione e l’eventuale rata di leasing. I costi di manutenzione sono stimati sulla base della dimensione e della tipologia di scafo anche sulla base dei dati forniti all’Agenzia delle Entrate da UCINA a seguito di un’indagine commissionata alla Facoltà di Economia dell’Università di Genova e all’Osservatorio Nautico Nazionale.

I valori sono stati ponderati anche considerando le differenti tipologie di strutture e la localizzazione geografica. Giusto per fare un esempio, il contenuto deduttivo del decreto è riferito all’incremento patrimoniale meno il finanziamento, cioè: se il prezzo pagato per l’acquisto della barca è di 100 mila euro, di cui 90 mila euro risultano come prestito della banca, i conti si faranno sulla differenza, cioè su 10 mila euro di “incremento patrimoniale”.  “Il “redditest” potrà anche diventare un utile strumento di lavoro per i dealer nautici – ha aggiunto il Presidente di UCINA – in quanto consentirà di sfatare la sostanziale mancanza di fiducia dei consumatori cui hanno portato anni di demonizzazione dell’acquisto di un’imbarcazione”.

La considerazione che “possedere una barca” significa essere ricchi ed evasori non porta da nessuna parte; intanto tutta la nautica incassa questa rivalutazione che fa ben sperare in soluzioni (e revisioni)  legislative che possano aiutare efficacemente la ripresa del comparto. L’abolizione o rivisitazione della tassa di possesso, ad esempio, potrebbe essere un altro importante segnale positivo. Già su questo argomento ( i vari redditometri di destra e di sinistra) la campagna elettorale si sta consumando sulle reti tv e vari cinguettii.

 

Abele Carruezzo

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