martedì, Settembre 21, 2021
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Brindisi rinasce con il mare: la storia del Tommaseo

Nel corso del convegno che si è svolto stasera, presso l’Hotel Orientale di Brindisi, organizzato dal candidato a sindaco Giovanni Brigante, il nostro direttore scientifico, professor Abele Carruezzo, è intervenuto sulla storia e i possibili utilizzi dell’ex Collegio navale Tommaseo. Di seguito il suo intervento integrale.

Vi è un modo diverso di guardare le barche ormeggiate in attesa di guadagnare il largo; le onde frangersi sulla banchina; la distesa del mare in cui ci si imbarca e si naviga e per ore e ore guidati dalle stelle; lo spazio di un orientamento – cioè la ricerca del proprio “Oriri” che è poi la ricerca dell’Altro e, dunque, di se stessi; l’orizzonte che varia le coordinate della mia “nau” confondendo i nautes nel loro percorso odologico, faccio fatica a mantenere la “dracka”verso una verità, la Verità. Allora comprendo, “uno stato d’animo superiore alla vita, nel quale la gloria non varrebbe nulla e persino la felicità sarebbe inutile”.

Il “mare” è  innanzitutto scuola di limite e di philo-sophia. Il “mare” e la sua navigazione sono origine e vita  per la conoscenza della téchne-nautiké, del marinaio-colonizzatore, del viaggio di colui che possiede metodo nel leggere la nautikè per giungere alla più alta techne nautikè; quella del “mare” tra la terra dell’oriente e quella dell’occidente che fa del mare un porto, un luogo di scambio e di passaggio, un margine, un varco, uno spazio dove gli uomini giungono e ripartono, arrivano e prendono congedo.

Recuperare “voci e immagini” della marineria di questa bellissima città significa dedicare del tempo e della passione al “mare”. Le fonti orali di una storia mai scritta sono quelle delle tradizioni marinare impresse nell’animo di chi appartiene al “From sea” ed è impegnato con il suo modo di operare per tutto il “For sea”. Una prima “finestra” che ha segnato la storia della marineria salentina (la salenthinìa- terra tra due mari) in generale, e di Brindisi in particolare, è stata “aperta” all’inizio del Novecento; epoca  quasi romantica che ha scandito il passaggio dalla marineria velica a quella motorizzata; il passaggio di una civiltà ancorata in una “quotidianità” fatta con le mani, caratterizzata da alcuni sostanziali cardini strutturali, propri della realtà marittima del medio e basso Adriatico e più espressamente con i connotati di un’identità mediterranea.

Scene di mare: di pescatori, naviganti; scene di costruzioni navali, di carpentieri e di maestri d’ascia, di agenti marittimi che hanno svolto le loro attività a Brindisi e nelle località marittime vicine.

Sul campo dell’antropologia culturale e sulla storia più recente della marineria, Brindisi ha ora un forte bisogno di sistematizzare gli elementi fondanti di una simile tradizione; schifarieddi, sessole, scalmi, trincarini, coffe per sistemare il pesce, nasse, reti stese lungo la banchina ad asciugare, aghi, ami, bozzelli hanno bisogno di acquistare quel loro valore di documento e di fonte storica; hanno bisogno di uno “spazio” naturale, del luogo e del tempo; è la storia degli oggetti che racconta la storia degli uomini che li hanno costruiti, usati con tutte le relazioni umani e sociali di una città di mare.

Ed allora, non solo un quartiere marittimo e marinaro per eccellenza “Le sciabiche” ed il “Villaggio pescatori”, ma anche un manufatto, il Collegio Navale, già Accademia Navale, di alto valore patrimoniale; “segno” con un senso e significato, di una storia a forte identità marittima marinara.

La gente del porto, impegnata un tempo nei mestieri legati alla pesca e al trasporto marittimo, era caratterizzata, nella produzione e nella vita quotidiana, da una particolare cultura del mare, da un originale e specifico rapporto con la natura e con la società della “terra”, cioè una cultura urbana di una nuova “mobilità”, si direbbe oggi, che ha sconvolto e in qualche modo ristrutturato.

I marittimi, i marinai, i pescatori, sono stati sempre evidenziati come un gruppo professionale itinerante, al di fuori dei confini di stretta appartenenza territoriale. Questo ha permesso nel tempo di connotarli, anche a carattere internazionale, appartenenti ad una  sub-cultura, assolutamente diversa se messa a confronto con quella di pastori, di minatori, di artigiani.

E’ il praticare il mestiere sul mare che li accomuna, indipendentemente dall’area geografica di appartenenza; condividono i rischi  di mare, l’orientering del mare, ed essendo un gruppo professionale, né rurale né urbano, ma itinerante, hanno perciò maggiori possibilità di scambi e comunicazioni rispetto ad altri gruppi sociali. Quasi una “globalizzazione perenne”con una certa mobilità capace di camminare sul mare.

Il Collegio Navale è stato ed è “storia della città e del porto di Brindisi”; legame autentico di una istituzione di Brindisi con il mare, con risvolti sociali ed economici. Una città di mare, nata come città porto, ospitando il Collegio Navale, ha dimostrato nei vari momenti storici un ruolo attivo nella panoramica delle economie marittime dell’Adriatico e più in generale del Mediterraneo. Stiamo parlando dei “profughi” istriani, fiumani, giuliani, del Golfo del Quarnero e della Dalmazia che trovarono in questa città antica accoglienza e fraternità cristiana.

La maggior parte di questi trovarono rifugio presso il R(egio) Collegio Navale – R(egia). Accademia Navale e poi rinominato Collegio Per Profughi Giuliani.
Perciò “… uno dei principali centri educativi delle nuove generazioni, specialmente ai giovani italiani nati sulle rive dei nostri mari e che dal mare intendono svolgere le loro attività di pace .” Diventa sede di altri giovani che dallo stesso mare (Adriatico) trovarono la forza per riprendere il cammino di pace.

Alla fine della seconda guerra mondiale, la “Conferenza dei ventuno”- luglio/ottobre 1946 – di Parigi  per la sistemazione territoriale dei trattati con i paesi ex alleati della Germania (Italia, Romania, Finlandia, Jugoslavia e Bulgaria), obbliga l’Italia a cedere una parte della Venezia Giulia (Istria e Fiume) alla Jugoslavia e Trieste fu divisa in due zone dalla cosiddetta Linea Morgan.

Conseguenze disastrose! Per Brindisi significò ospitare profughi giuliani, istriani e dalmati. Così, il Professore Troili, docente presso il Liceo Scientifico “Antonio Grossich” di Fiume, ottiene il permesso dal Ministero dell’Assistenza post-bellica di ospitare 300 giovani a Brindisi, continuando l’attività educativa e culturale presso il Collegio Navale.

Poiché nel Collegio vi erano anche giovani  di Zara, Pola e di Lussin Piccolo del Quarnero, si decise democraticamente  di intitolare  il Collegio Navale  “Niccolò Tommaseo” in onore al letterato Dalmato sostenitore della fratellanza tra le popolazioni slave ed italiane, nato a Sebenico (Dalmazia) il 9 ottobre 1802.  Morì a Firenze il 1 maggio del 1874 lasciando in eredità “Il Dizionario della lingua italiana” di otto volumi.

Nella cappella del Collegio Navale sarà accolta l’artistica e ricca statua lignea di “SAN VITO DEI FIUMANI” che il Sindaco di Brindisi , Vincenzo Guadalupi, durante le grandiose e indimenticabili manifestazioni del 23 settembre 1949, a nome della città, DONO’ alla grande famiglia degli esuli dall’”OLOCAUSTA” per meglio esprimere e più solennemente consacrare la fraterna riconoscenza e la sentita gratitudine della Popolazione al loro appassionato e determinato contributo dato per la rinascita, il progresso e il migliore avvenire di questa ospitale e generosa Terra. San Vito e’ il patrono della Citta’ di Fiume e la nuova parrocchia del rione commenda verrà dedicata a San Vito Martire.

Nel Collegio Tommaseo  trovarono sede, per opera del Capitano Giuseppe Doldo, una sezione dell’Istituto Nautico, una sezione del Liceo Scientifico ed una Scuola Media. L’Istituto Tecnico Nautico prenderà il nome di “Quarnero” italianizzato “Carnaro” con un referendum fra studenti “interni” del Tommaseo; siamo nel 1951 e rettore era il Prof Pietro Mulè e tra i fondatori del Nautico vi era l’On. Carlo Scarascia Mugnozza. Il Collegio fu aperto ai brindisini che vi entravano alle 07.30 per l’alza bandiera; frequentavano il Nautico ed il pomeriggio alle ore 17.00 facevano ritorno a casa. La domenica il parco del Collegio Navale era aperto a tutta la cittadinanza, come pure l’uso dei campi sportivi e della  palestra.

A Brindisi, il Comandante Doldo, docente di comunicazioni marittime,  coordina  il Comitato Fiume-Brindisi; realizza il “Punto Franco con possibilità Industriali” e “leggi ed agevolazioni particolari” per i profughi. Consigliere del Consorzio del Porto, Direttore responsabile del Centro Jonico Salentino dell’Organizzazione Internazionale “Catholic Relief Services N.C.W.C.” (National Catholic Welfare Conference); Consigliere al Comune di Brindisi si impegna a far intitolare  alcune vie del nuovo rione “commenda”  ai profughi ( Pola, Istria, Sauro, D’Annunzio, Carnaro, Dalmazia, Fiume, Zara, ecc.) ed anche al primo Arcivescovo italiano di Zara, Mons. Pietro Doimo Munzani, eroico pastore di quella chiesa.

Era tradizione che il Cappellano del Tommaseo insegnasse “religione” presso il  Nautico “Carnaro”; e così, dopo Mons. Giuseppe Galetta, e Mons Angelo Catarozzolo, divennero  Cappellani giovani  sacerdoti, come Don Raffaele Rocchetta e Don Antonio Fella, impegnati con iniziative meritevoli di apostolato, fra i giovani giuliani ed in tutta la comunità dei profughi che trovò residenza fra le vie nei pressi del carcere giudiziario. Oggi, un altro parroco, Don Pappino Apruzzi, ha realizzato la ristrutturazione della chiesa, dandogli una nuova “forma” con più senso e significato cristiano: una “nau” con le ordinate in alto che rappresenta la nave dei fedeli e l’arca dell’alleanza.

La “marineria” tutta, con la presenza di una “scuola marinara” del Comandante Massa, del Collegio Navale, nella vita sociale di Brindisi, ha giocato e gioca un ruolo molto importante, a cui però non ha corrisposto (e non so se corrisponde oggi) né una soddisfacente condizione economica, né un coinvolgimento nella gestione della cosa pubblica.

L. A. Seneca, nella sua Epistulae morales ad Lucilium, LXXI. scriveva:  “Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa verso quale porto andare”.

La metafora di Seneca, ci introduce nel vivere il travaglio dell’animo umano: un marinaio con il dilemma della scelta del porto per la sua nave e della modalità per orientare tale scelta da parte della città portuale.

L’attitudine e la capacità di un porto di accogliere le navi rappresentano le ragioni, o meglio, l’orizzonte strategico all’interno del quale si inscrive l’evoluzione del lavoro in porto. Le caratteristiche fisiche delle imbarcazioni (cioè la loro costruzione navale), la loro frequenza di arrivo e di partenza (cioè la loro navigazione) e la tipologia di merci che caricano e/o scaricano (cioè  stivatori ed operatori portuali) determinano la modalità, l’intensità e la continuità delle prestazioni degli addetti.

Il porto e la sua gente sono oggi chiamati a guardare oltre i “varchi” che li separano dal “resto del mondo” in ragione della loro esperienza maturata in secoli di storia nel corso dei quali sono stati in grado di superare passaggi complessi ed aspri, le cui tensioni hanno rischiato, in più occasioni, di schiacciare il sistema.

Oggi, gli italiani quando sentono parlare di vento e di mare, moltissimi pensano alle vacanze, al sentirsi indipendenti, luce, caldo e solo una parte di loro pensano alle opportunità di relazioni e di comunicazioni come un orizzonte ampio di lavoro.

Tutte le innovazioni che stiamo vivendo richiedono uno slancio ed una rinnovata coesione tra i soggetti che sostengono la scena portuale, al fine di salvaguardare non solo il lavoro degli addetti all’interno del porto, ma soprattutto per stimolare una rinnovata attenzione per tutto il mondo del lavoro logistico, lato mare e lato terra; valorizzando, oltre al lavoro, anche l’imprenditorialità e il know how accumulato.

Qualità del lavoro, competenza e spirito imprenditoriale rappresentano infatti il principale valore aggiunto che i porti garantiscono ai territori che li ospitano.

Ed il Collegio Navale questo rappresentava e questa forza imprimeva agli allievi che frequentavano l’Istituto Tecnico Nautico. Era uno spazio di relazione con la città, luogo scenografico di grande visibilità, ambito di interazione tra due diversi sistemi –terra e acqua–  capace di esercitare sin dalla sua ideazione del sito un’attrazione particolare, non solo in termini di valore immobiliare, ma anche dal punto di vista socio-culturale e paesaggistico.

Tutti i soggetti che ruotano intorno all’economia del mare sono in qualche modo acquirenti/utilizzatori di “conoscenza”, oltre a produrla e mi riferisco alle organizzazioni che ne hanno bisogno:  Formazione dei mestieri del mare (scuole, centri di formazione e enti pubblici) che hanno il ruolo di indirizzo-programmazione e controllo;  gestione ambiente e spazi portuali (organizzazioni pubbliche) che hanno come impegno prioritario la gestione delle aree portuali, in modo da garantire uno sviluppo economico del territorio e la tutela dell’ambiente; il sistema logistico-portuale (pubblico) che ha il compito di promuovere competitività ed innovazione; tecnologie del mare (organizzazioni pubbliche e private) che costituiscono il core-business di tutto un territorio.

Per questo è importante la ri-marittimizzazione di un tale manufatto per determinare innanzitutto una “ri-conquista” da parte della collettività dell’intera zona affacciante sul fronte d’acqua del “seno di ponente”: “parte di città”, stretta tra il tessuto urbano ed il mare, per divenire un tema centrale della pianificazione e elemento paradigmatico delle politiche per la trasformazione e la riqualificazione del tessuto urbano di Brindisi.

La presenza del mare di questo meraviglioso “seno”, unitamente alla presenza del Collegio Tommaseo che guarda al Castello di Terra, offre una varietà di funzioni culturali, didattiche, ricreative, commerciali e insediative, se si è capaci di dare priorità ad una destinazione d’uso che sappia valorizzare la presenza dell’acqua; uno “spazio-pubblico”  ri-costruito, in un’ottica di partnership tra pubblico e privato con livelli qualitativi alti per consentirne un uso intensivo.

Gli enti pubblici (Comune e Autorità portuale) chiamati a svolgere un ruolo di coordinamento delle politiche di intervento, nell’organizzazione  e gestione, proprio a garanzia della “sostenibilità”;  privati coinvolti per assicurare la conoscenza dei mercati e per accelerare l’intervento di ri-marittimizzazione del manufatto. Guardate il potenziamento del settore crocieristico, la ri-qualificazione a livello di nautica da diporto di tutto il seno di ponente, la costruzione di un polo sportivo e di un centro commerciale unico e di qualità, le banchine di luce, la nascita di nuove riserve naturali e il miglioramento dell’accessibilità pubblica con l’obiettivo di mettere in sinergia una molteplicità di funzioni e di rafforzare l’identità locale, il tutto ri-valutando l’acqua con eventi culturali unici,  significa essere di nuovo “marittimi e marinai” del 21° secolo.

Abele Carruezzo

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