venerdì, Settembre 17, 2021
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Dalla “città d’acqua” alla “blue city”

Per una città che traina il proprio sviluppo dal suo essere geograficamente sull’acqua e di acqua dovrà compiere un ulteriore sforzo: stimolare la sua crescita e l’occupazione proprio dall’economia blue. Passare dalla staticità dell’essere una città di mare alle dinamiche di una blue city, consapevole che una strategia adeguata centrata sulle attività marittime e della marimittizzazione del suo territorio, potrà portare fiducia necessaria per il proprio futuro. Proviamo ad elencare qualche settore che fa parte di una economia “blue”, colore del mare e del cielo: turismo costiero e protezione della costa, navigazione costiera e d’altura e relativo shipping, marinas e porticcioli e relativo yachting, turismo da crociere e servizi ro-ro pax, pesca e mercato ittico, acquicoltura e maricoltura e filiera ittica, biotecnologie marine e commercializzazione dei prodotti bio-blue, industrie della desalinizzazione, estrazione di minerali marini, energie rinnovabili, piattaforme eoliche, blue logistics.

E’ chiaro che per ognuno di questi settori, occorrerà analizzare le relative opzioni politiche per una considerazione pro-attiva; come si possa creare posti di lavoro e nuovi investimenti per una industria a capitale “reale” che voglia investire nel libero mercato ed essere competitiva. Da sempre, gli abitanti di una città di mare hanno avuto interessi sia sul fronte mare che sull’interland e non sempre sono stati convergenti per uno sviluppo unitario del loro territorio. Il porto per una regione marittima è una “gateway” per gestire tonnellate di merci e passeggeri: una porta funzionale, dinamica e non solo nominale; sappiamo bene che il domani è incerto e le città di mare dovranno affrontare sfide in termini di produttività, piani d’investimento, di sostenibilità, di risorse umane e soprattutto di integrazione territoriale.

La blue economy suggerisce di risollevare le sorti dell’ambiente e dell’economia di quel particolare sito prendendo spunto dalla natura, facendo business a impatto zero, come dice il suo ideatore, Gunter Pauli; stiamo parlando delle smart-city: città intelligenti, da intus- leggere dentro le proprie peculiarità; e da inter-leggere le naturali relazioni per rigenerare le città delle persone; cioè un sistema economico più sostenibile e più equo.
Oggi tutto quello che i governi ed i politici riescono ad immaginare sono austerità e tagli dei costi. Ma questo non è possibile. Dovremmo evolvere, verso una crescita  d’insieme e per tutti, proprio come faceva una comunità marittima e marinara: ogni marinaio aveva un compito preciso e non esisteva disoccupazione ed il plus di qualcuno era il necessario per un altro. Perciò, il mare inteso come “sistema”, di una risorsa di elevate potenzialità solo parzialmente espresse, a cui possono mirare istituzioni pubbliche ed aziende private, in quanto creando una “cultura del mare” si può procedere ad uno sviluppo economico e sostenibile di tutta la filiera del mare.

 

Abele Carruezzo

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