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Porto di Bari: su Bpm il Tar dà ragione a Mariani

Con sentenza n.1272/2012, depositata ieri  6 marzo 2012,  il Consiglio di Stato, IV Sezione, Presidente Leoni Estensore Taormina, ha confermato l’inammissibilità  del ricorso proposto da Manlio Guadagnuolo contro la nomina di Francesco MARIANI a Presidente dell’Autorità portuale.

Il TAR Puglia aveva già deciso la questione, rilevando la nullità  della notifica della impugnativa che era stata erroneamente notificata presso l’Avvocatura Generale dello Stato in Roma anziché, come prevede la legge, presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato di Bari.

I Giudici di Palazzo Spada, pronunciandosi sull’appello proposto avverso la decisione di primo grado,  hanno definito “inattaccabile”  la sentenza del TAR barese, respingendo tutte le critiche ed eccezioni formulate dalla difesa di Guadagnuolo a cui deve addebitarsi il vizio che aveva determinato la pronuncia di inammissibilità.

Il Presidente Mariani, difeso dal Prof. Ugo Patroni Griffi e dal Prof. Ernesto Sticchi Damiani,  ha espresso l’auspicio che tale autorevole decisione ponga fine all’ annosa e sterile conflittualità di cui lo stesso Guadagnuolo si è reso protagonista.

Quest’ultimo, infatti, in veste di Amministratore delegato della Bari Porto Mediterraneo S.r.l., società nei cui confronti l’Autorità portuale aveva disposto l’annullamento concessione, illegittimamente rilasciata in passato, per la gestione delle stazioni marittime, aveva promosso numerosi contenziosi assai onerosi per quella Società proprio nei confronti dell’Autorità portuale.

Si pensi che nel quadriennio 2007-2011,  i costi per spese legali sostenuti dalla Società, di cui Guadagnuolo è stato amministratore, sfiorano i 900.000 euro e detti oneri rappresentano una della cause principali del dissesto in cui versa la stessa Società, che si trova in liquidazione da oltre un anno e che attualmente è praticamente in stato di insolvenza.

Fra l’altro, la situazione finanziaria e patrimoniale della Bari Porto Mediterraneo è aggravata dalla richiesta di risarcimento dei danni avanzata nei confronti della Società dallo stesso Guadagnuolo, a cui era stato revocato l’incarico di amministratore delegato.  La somma pretesa da Guadagnuolo a tale titolo supera i due milioni di euro, comprendendo anche la cifra di 60.000,00 per mancato utilizzo dell’auto aziendale.

Sotto la gestione dell’ing. Guadagnuolo, la stessa BPM S.r.l. si è resa responsabile di gravissimi inadempimenti nei confronti dell’Autorità portuale, fra i quali è opportuno menzionare: a) il mancato pagamento del canone di concessione  dovuto in base a titoli esecutivi  tuttora validi ed efficaci; b) il mancato pagamento della somma dovuta a titolo di rimborso della partecipazione societaria per effetto della esclusione dell’A.P. dalla compagine societaria,  oltre abusi in danno del demanio marittimo ed al relativo mancato pagamento delle somme dovute a titolo di indennizzi.

La stessa Procura Regionale della Corte dei Conti, nell’invito a dedurre del 19 ottobre 2011, rivolto ai soggetti ritenuti responsabili di aver cagionato all’Autorità Portuale un ingente danno (ivi compresa la stessa Società BPM srl, in quanto concessionaria di un pubblico servizio), ha ritenuto di quantificare il danno erariale, in termini di minori entrate,  in ragione di complessivi € 11.221.962,43.
Non possono sottacersi le gravissime responsabilità erariali dell’ing. Guadagnuolo, in qualità di amministratore delegato di detta Società.

In violazione delle norme di diritto societario, infatti, l’ing. Guadagnuolo, ometteva di procedere agli adempimenti per liquidare la quota di competenza dell’Ente pubblico, esponendosi così sia all’azione di responsabilità degli altri soci sia alla responsabilità per danno erariale. In definitiva, il comportamento dell’Ing. Guadagnuolo ha  aggravato il dissesto della Bari Porto Mediterraneo, precludendo – di qui il danno erariale – alla Autorità Portuale di Bari di ottenere non solo il pagamento dei canoni concessori – finanche nella misura non contestata – ma anche, e quel che è più grave, di ottenere il rimborso del capitale (pubblico) investito nella società.

E’ oltremodo evidente la situazione di gravissimo conflitto di interessi in cui versa lo stesso Guadagnuolo il quale aspirava a diventare Presidente dello stesso Ente  nei cui confronti ha intentato, nella veste anzidetta, controversie di rilevante valore, alcune delle quali ancora pendenti.

 

Foto: SC-Lab

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