sabato, Settembre 25, 2021
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Ecco il Piano di fattibilità per salvare la costa brindisina

Gli interventi previsti nel Piano di fattibilità del Comune di Brindisi riguardano le spiagge di Apani, Santa Lucia, Giancola (che presenta tre diverse tipologie diverse), Palm Beach, Acque Chiare, Sbitri, Punta Patedda e Vigili del fuoco. Si tratta di ripascimento, riprofilatura e rinaturalizzazione per tutti i sette chilometri interessati. Mentre, per Giancola, Sbitri e Punta Patedda sarà necessario installare anche barriere soffolte.

I lavori saranno mirati soprattutto a consolidare la falesia attraverso l’utilizzo di piante capaci di ancorarsi al terreno e, con le radici, aumentare la resistenza del costone. Solo in alcune parti sarà necessario applicare barriere metalliche e barriere sommerse a tre metri di profondità. Il costo totale degli interventi è di oltre 11 milioni di euro; di questi solo 3 milioni sono immediatamente disponibili.

I sette chilometri di costa, a nord di Brindisi, sono stati classificati secondo quattro profili costieri: i primi due caratterizzati dai soli interventi di ripascimento, riprofilatura e rinaturalizzazione e gli altri anche da una stabilizzazione al piede mediante gabbionate metalliche riempite da pietrame da cava di prima categoria. Nello studio si evidenzia come, lungo la strada provinciale 41, che delimita la litoranea, la stabilità della falesia sia “seriamente minata” dalla erosione.

Lo studio propone “l’impiego di un impianto antierosivo con specie erbacee a radicazione profonda, integrata con specie arbustive ed arboree autoctone, anche con effetti di consolidamento e protezione del versante, mediante l’utilizzo di una tecnologia che forma una vera e propria barriera vegetale, in grado di resistere anche all’aggressione salina, viva ed autoadattante, non utilizzando materiali inerti. Queste piante, messe a dimora nel terreno, penetrano rapidamente in profondità per svariati metri (oltre i 5 metri), ancorandosi con fermezza al sub strato, mentre la parte aerea della pianta, crescendo, va a formare una fitta siepe alta qualche decina di centimetri, che non blocca il deflusso dell’acqua, ma si comporta come un filtro vegetale, rallentandone il corso e trattenendo il fango ed i detriti trasportati”.

Le piante dovrebbero dunque esercitare la funzione di ancoraggio e consolidamento: le radici rinforzeranno il terreno e ne aumenteranno la resistenza. In prossimità della strada saranno utilizzati gabbioni con rete metallica a maglia esagonale come opere di sostegno a gravità per il contenimento della scarpata, previo riempimento in cantiere con pietrame da cava per creare una struttura flessibile, permeabile e monolitica. Infine saranno necessari 5,6 milioni di euro per le barriere soffolte in mare sub parallele alla linea di riva.

 

Francesca Cuomo

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