(Image courtesy U.S. Energy Information Administration, EIA)
Saudi Aramco ha ripristinato i pezzi tecnici per un parziale riavvio del suo strategico gasdotto Est-Ovest
Riad. L’Arabia Saudita ha dato l’avvio per ripristinare una delle principali alternative per l’esportazione del proprio petrolio.
Riad ha infatti riattivato l’East-West Pipeline, strategica per bypassare Hormuz, che era stata gravemente danneggiata in un attacco con droni l’11 settembre. Gli attacchi con droni, segnalati anche nelle regioni di Riyadh e Medina rientrano in una più ampia strategia di pressione da parte di gruppi alleati dell’Iran, che mirano a limitare le esportazioni saudite verso l’Europa.
Il riavvio dell’infrastruttura segna una fase delicata per il Regno saudita, alle prese con crescenti difficoltà nel garantire la sicurezza delle proprie rotte energetiche.
Tra i fattori di rischio riguardano gli attacchi degli Houthi, sostenuti dall’Iran, e le tensioni legate al transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz.
Il gasdotto ora opera a capacità ridotta o lo sarà presto reso funzionante del tutto; lo riferisce il sito d’informazione Arab News citando fonti del settore a Reuters, Bloomberg e al FT.
L’obiettivo provvisorio è raggiungere un tasso di trasferimento di oleodotto di circa quattro milioni di barili al giorno – sufficiente per rifornire le raffinerie saudite lungo il Mar Rosso, più una ulteriore piccola quantità.
Un carico di esportazione di greggio è già stato programmato presso il principale hub di esportazione di Yanbu, riporta Reuters.
Il recupero completo della capacità nominale del gasdotto di sette milioni di barili al giorno potrebbe richiedere fino a sei settimane, poiché tre stazioni di pompaggio danneggiate dovranno essere riparate. Le restanti otto stazioni sono sufficienti per trasportare il greggio a velocità ridotta con sezioni temporanee di linea ricollegate.
Per ora, la ripresa del flusso sulla linea è stata sufficiente a far abbassare i prezzi globali del petrolio di riferimento – in combinazione con l’aumento dei volumi di carico a Ras Tanura, l’apparizione di un blocco iraniano indebolito allo Stretto di Hormuz e la possibilità di nuovi colloqui diplomatici per risolvere il conflitto iraniano.
Dopo essere salito a 108 dollari al barile la scorsa settimana, il benchmark del Brent è sceso a soli 98 dollari ieri martedì, riflettendo le aspettative dei trader su un mercato energetico globale meglio fornito.
L’oleodotto Este-Ovest collega le regioni orientali produttive di petrolio al terminal di Yanbu, offrendo una via alternativa al Stretto di Hormuz e rappresenta circa il 20 % delle esportazioni mondiali di petrolio e gas. Costruito nel 1981, subito dopo la Rivoluzione iraniana, la pipeline consente al greggio saudita di raggiungere i mercati globali senza attraversare il collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz.
In questo scenario si inserisce anche il sostegno annunciato dal Regno Unito. Londra ha previsto un intervento di carattere militare difensivo a favore di Riad: un aereo RAF Voyager sarà destinato al rifornimento in volo dei caccia sauditi impegnati nelle missioni di difesa.
La riapertura del gasdotto Est-Ovest rappresenta così un passaggio importante per la possibilità di utilizzare nuovamente Yanbu come punto di esportazione, mentre restano elevate le tensioni nella regione.
Abele Carruezzo








