lunedì, Settembre 27, 2021
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Mediterraneo parallelo

Ormai, tutti gli studiosi quando parlano di Mediterraneo, sottolineano una strategia unica per una politica marittima integrata, al fine di garantire una migliore gestione futura di una economia marittima e soprattutto delle risorse marine di questo mare.

Integrare, per tutti i vecchi Paesi e l’Europa compresa, è la parola d’ordine, pur sapendo che non tutti i Paesi mediterranei fanno parte della Unione Europea, anche se si riconosce all’Europa un ruolo strategico importante. Di fronte ad una forte infrastrutturazione dei porti nord-africani (sia ad est che ad ovest), che favoriranno i flussi Suez-Gibilterra, occorre  elaborare  una politica marittima integrata e per favorire lo scambio di buone pratiche e know-how; quello che generalmente si dice con un luogo comune: rete che genera rete; sapere il “che cosa e come” un porto potrà essere e non tutti i porti essere “tutto”.

Il Mediterraneo è una importante fonte d’occupazione per tutti i popoli che vivono lungo le sue rive, con oltre 450 porti e stazioni marittime. Esso è inoltre una delle più importanti vie navigabili del mondo: un quarto del trasporto marittimo mondiale di petrolio passa infatti per il Mediterraneo, crocevia di tre continenti e caratterizzato da un’economia marittima intensa e vitale. Tutti stanno aspettando i risultati dell’azione NATO sulla Libia, mentre si presta poca attenzione al Marocco.

Infatti, nel panorama della “primavera araba” il Marocco, ed anche la Giordania, sta affrontando momenti di transizione importanti che sicuramente porteranno a nuovi traffici marittimi, per permettere la democratizzazione del Paese. Due Paesi, Marocco e Giordania, che decidono di passare da uno stato monarchico a stato con “monarchia costituzionale, democratica, parlamentare e sociale” grazie ai referendum costituzionali del luglio scorso.

Anche la Tunisia, in futuro sarà una opportunità economica marittima; la Francia, come la Spagna, hanno già messo a punto le proprie strategie, mentre l’Italia rimane solo porto di immigrazione (Pantelleria). Una “geografia” politica economica tutta da scrivere: acquisire traffici, linee marittime, autostrade del mare, hub e feeder port tutto da rifare.

Abele Carruezzo
Foto: Simone Rella

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