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Il Blank Sailing. La crisi dei container vuoti arriva anche in Italia

Un fenomeno che ha avuto inizio da lontano, ancora una volta da oltreoceano e che ha coinvolto i principali Paesi delle più importanti rotte marittime internazionali, compresa l’Italia, che si trova con un numero insufficiente di container da spedire dai suoi porti.

E a dire che la cosiddetta navigazione containerizzata è una delle componenti più importanti del commercio mondiale. Ad oggi, ci sono ben oltre 22 milioni di container che operano in tutto il mondo. Tuttavia, sembra che l’attuale scenario stia cambiando rapidamente assumendo contorni poco chiari. Sì, perché, per quanto sia importante nel commercio globale per molti porti in tutto il mondo, i container sembrano essere diventati un problema fastidioso. Queste casse mobili, dai 6 fino a 12 metri, create nel 1956 universalmente definite come una delle più grandi invenzioni del mondo moderno, capaci di aver cambiato completamente il modo di fare affari, oggi, rimangono impilate una sopra l’altra occupando spazio prezioso nei terminal container, soprattutto di quei porti che hanno un grande squilibrio commerciale.

La causa principale sembra proprio essere l’impennata delle importazioni asiatiche che per soddisfare la crescente domanda dei rivenditori ha richiamato le principali compagnie di navigazione verso la Cina, lasciando una carenza enorme di container negli Stati Uniti. A questo si è aggiunta anche la pandemia di COVID-19, creando una delle maggiori incertezze per il settore marittimo degli ultimi tempi. Dall’inizio della pandemia, infatti, la Cina ha rallentato l’attività di produzione e spedizione, obbligando le navi a rimanere ormeggiate nei porti per lunghi periodi di tempo, bloccando le merci e i container nei magazzini.

Il risultato? Un rallentamento delle attività di spedizione in tutto il mondo. Ma la crisi del cosiddetto Blank Sailing ha inizio già nel 2019, quando il Porto Internazionale container di Manila (MICP) annuncia la presenza nei suoi terminal di circa 8.000 container vuoti da più di 30 giorni, spingendo così la dogana a limitare il soggiorno consentito dei contenitori all’interno, da 120 giorni a 90 giorni, per liberare spazio sui terminal container. Dunque, questo fenomeno non crea soltanto problemi ai porti, ma anche ai vettori stessi, a cui ora non vengono più restituiti così facilmente i propri container. Le autorità portuali e i suoi stakeholder, compresi gli operatori dei terminal e le dogane, hanno disposto, infatti, che i container vuoti vengano posizionati in vari depositi privati, o condivisi. La cosa importante è che rimangano al di fuori dell’area portuale. Anche se questa potrebbe sembrare una possibile soluzione invece porta con sé ulteriori problemi.

Recentemente, i vettori oceanici hanno evacuato migliaia di container vuoti dai porti cinesi con destinazione Stati Uniti, per far fronte alla crescente domanda degli esportatori agricoli americani e cercare di superare gli squilibri dopo settimane di interruzione commerciale causati dalla pandemia. Di fatto, l’industria marittima soffre ancora di enormi inefficienze nel riposizionamento dei container vuoti e di conseguenza il riposizionamento è diventato “il problema, poichè rappresenta circa il 5-8% dei costi operativi di un vettore oceanico. Un aspetto negativo impattante, non solo dal punto di vista economico ma anche ambientale visti i consumi di carburante, congestione dei porti ed emissioni dei trasporti marittimi.

Nei giorni scorsi Evergreen Shipping Agency Italy, per conto del consorzio armatoriale Ocean Alliance, ha informato gli spedizionieri che “a causa della elevata domanda di container vuoti in Cina, le compagnie hanno deciso di sospendere temporaneamente l’accettazione di Box di 40 piedi (mentre rimangono accettabili i container da 20). Ciò significa che si dovranno trovare ulteriori strade al problema del riposizionamento, che dovrebbe veder luce non prima del prossimo anno e in questo caso, alcune soluzioni possono arrivare dalle nuove tecnologie per la logistica. Strumenti necessari a realizzare il trasporto a basso costo, ma altamente efficiente, di container vuoti da rispedire in Cina.

Elide Lomartire

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Scritto da su Dic 10 2020. Archiviato come Cultura, Infrastrutture, Internazionale, Italia, Logistica, News, Porti, Trasporti. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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