Eni: risultati del terzo trimestre e dei nove mesi 2026

Eni risultati

I risultati operativi e finanziari del terzo trimestre migliorano ulteriormente le prospettive per l’esercizio 2026, con un debito ai minimi storici e una maggiore remunerazione degli azionisti attraverso un dividendo straordinario e un incremento del buyback.

Per la chimica gestita da Versalis, sui siti di Brindisi e Priolo sono in corso piani di riconversione e trasformazione industriale

Roma– Il Consiglio di Amministrazione di Eni, riunitosi ieri sotto la presidenza di Giuseppina Di Foggia, ha approvato i risultati consolidati del terzo trimestre e dei nove mesi 2026. Claudio Descalzi, AD di Eni, ha commentato: “Gli eccellenti risultati conseguiti nel terzo trimestre derivano dalla forza del nostro modello operativo e dai selettivi investimenti nel nostro portafoglio ampiamente diversificato di asset competitivi”.

De scalzi ha assicurato il CdA che Eni è ben posizionata per continuare ad assicurare i clienti forniture energetiche sostenibili, sicure e sempre più decarbonizzate.  

Punti chiave della relazione di Descalzi

E’ stata evidenziata la produzione organica della E&P che è aumentata del 7% a 1,83 mln di boe/g (barrel of oil equivalent/gas: 1 barile equivalente = 164,2 metri cubi di gas), a seguito dell’avvio di nuovi progetti e del contributo della JV Searah sull’intero trimestre.

“Nel terzo trimestre, ha detto Descalzi – E&P ha conseguito nuovamente una straordinaria crescita della produzione organica, pari al 7%, che riflette l’avvio di nuovi progetti, la piena operatività dei nostri asset e i benefici derivanti dall’avvio della JV Searah nel Sud-est asiatico.

Nel corso del trimestre abbiamo accelerato una serie di iniziative rilevanti in Sud America, Africa e Sud-est asiatico, che sosterranno la crescita e la generazione di cassa per gli anni a venire. Infine, grazie alle nostre eccellenti attività di esplorazione, quest’anno abbiamo scoperto 1,23 mld di barili di nuove risorse di idrocarburi, un risultato ampiamente superiore al nostro obiettivo di budget, riducendo al contempo i costi di esplorazione”.

Firmato in Venezuela il contratto strategico per il rilancio della produzione del mega-giacimento Junin 5, rafforzando le opzioni di crescita del settore E&P.

Il deconsolidamento di Plenitude crea una piattaforma per accelerarne la successiva fase di crescita.

La cessione del 10% del progetto Baleine, in applicazione del modello “dual exploration” di Eni, e la monetizzazione di un portafoglio infrastrutturale, riflettono la gestione efficiente del capitale. Sono stati inoltre firmati accordi per prossima cessione di una quota del 10% di asset nel bacino di Kutei in Indonesia.

“Oltre alla crescita – ha sottolineato Descalzi – nell’upstream e ai risultati stabili nelle nostre attività gas, power e nella raffinazione, stiamo conseguendo performance superiori alle nostre aspettative nei business della transizione, che contribuiscono sempre di più alla diversificazione degli utili del Gruppo”.

Highlight strategici e finanziari

Il business E&P ha registrato una robusta crescita organica della produzione del 7% rispetto al terzo trimestre 2025, al netto degli effetti prezzo, e del 2% rispetto al trimestre precedente, raggiungendo 1,83 milioni boe/g, grazie alla progressiva entrata a regime dei nuovi progetti in Africa Occidentale, offshore del Messico e Norvegia, nonché alla piena operatività della JV Searah.

Oltre all’accordo strategico in Venezuela con PDVSA per il rilancio del mega-giacimento petrolifero Junin 5 per l’esportazione del gas prodotto dal giacimento Perla, sono state assicurate l’accesso a circa 5,5 miliardi boe di risorse.

In Argentina, il consorzio YPF/Eni/XRG, impegnato nello sviluppo di un progetto integrato di GNL di larga scala con una capacità iniziale di esportazione prevista in 12 milioni di tonnellate/a, ha presentato domanda di adesione allo speciale regime fiscale di incentivazione dei grandi investimenti (RIGI), segnando un importante passo verso la FID del progetto attesa verso fine anno.

Ingresso in Uruguay con il farm-in di un blocco esplorativo offshore, e accordo preliminare per l’ingresso in un blocco adiacente. Assegnato il blocco Sapukala, con una quota del 100% nel bacino di Kutei, in Indonesia, nell’ambito del “Indonesia Petroleum Bidding Round”, il primo del 2026.

Dal punto di vista finanziario, la crescita costante dei business della transizione si è tradotta in risultati superiori alle attese e in un crescente contributo agli utili del Gruppo.

L’EBIT (Earnings before Interest & Tax, reddito operativo) proforma adjusted di Gruppo si è attestato a 6 miliardi di euro, raddoppiato rispetto al trimestre di confronto (crescita del 12% su base sequenziale), grazie alla solida performance in tutti i business, in particolare il significativo contributo dei satelliti upstream, ai benefici delle misure di ristrutturazione in corso nella chimica e alla gestione dei costi.

“I risultati eccellenti nel 3Q – ha detto Descalzi – sostenuti dalla crescita dei volumi, dall’affidabilità degli impianti e dalle iniziative di ottimizzazione del portafoglio, hanno permesso di valorizzare lo scenario di mercato favorevole”.

Outlook 2026

Il 2026 si conferma anno di risultati superiori alle previsioni, grazie al solido andamento dei business in grado di estrarre pieno valore dal favorevole scenario commodity. Tale andamento si traduce in eccezionali ritorni per gli azionisti.

Particolare interesse è stato dato al settore della Chimica, gestito da Versalis, riportando una perdita operativa proforma adjusted pari a €178 mln, ma in lieve miglioramento rispetto al terzo trimestre 2025, impattata dalla ripresa delle deboli tendenze strutturali che caratterizzano il settore europeo da diversi anni, dopo il temporaneo recupero registrato nel secondo trimestre per effetto delle ripercussioni della crisi dello Stretto di Hormuz.

Il business della chimica di Versalis pur continuando a beneficiare dei progressi del programma di ristrutturazione in corso e delle chiusure di impianti dello scorso anno, ha riportato una perdita di €0,18 mld, a causa del significativo deterioramento dei margini dei prodotti.

Il business ‘Sites in transformation’ gestisce le attività di ristrutturazione, comprese operazioni di bonifica e smantellamento di siti petrolchimici, tra cui Brindisi e Priolo, presso i quali sono state chiuse definitivamente le attività tradizionali e sono in corso piani di riconversione alle nuove energie e trasformazione industriale.

Nel terzo trimestre 2026, il rapido incremento dei costi delle materie prime petrolifere e dei maggiori costi per energia e altri costi di gestione degli impianti hanno pesato sulla domanda e delle pressioni competitive esercitate da operatori caratterizzati da strutture di costo più vantaggiose, in un contesto di eccesso di capacità produttiva a livello globale.

Infine – aggiunge Descalzi – “grazie alle nostre eccellenti attività di esplorazione, quest’anno abbiamo scoperto 1,23 miliardi di barili di nuove risorse di idrocarburi, un risultato ampiamente superiore al nostro obiettivo di budget, riducendo al contempo i costi di esplorazione. Oltre alla crescita nell’upstream e ai risultati stabili nelle nostre attività gas, power e nella raffinazione, stiamo conseguendo performance superiori alle nostre aspettative nei business della transizione, che contribuiscono sempre di più alla diversificazione degli utili del Gruppo. L’aumento di capitale e la nuova governance di Plenitude consentiranno a questa società satellite di crescere in modo autofinanziato, mitigando l’esposizione del Gruppo”.

Tutti i dati riguardo le performance di Eni, sono disponibili sul proprio sito Eni: risultati del terzo trimestre e dei nove mesi 2026.

Abele Carruezzo