IMO ancora una nota sui migranti per mare

LONDRA – Il Segretario generale dell’International Maritime Organization, Koji Sekimizu, nell’ultima sua nota, ritorna ancora sul problema dei flussi migratori per mare affermando che la situazione attuale delle migrazioni nel  mare Mediterraneo ha tutte le caratteristiche di una crisi veramente umanitaria e non come si pensava di una emergenza semplicemente sostenibile.

I recenti incidenti in cui centinaia di migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo verso l’Europa hanno perso la vita, tra cui decine trovati morti nelle stive delle navi che li portavano, hanno spinto questa segreteria dell’IMO a chiedere ancora una volta un’azione forte  per affrontare e condannare gli scafisti ed i trafficanti di uomini.

“Non solo queste attività sono illegali”, ha detto Sekimizu, “vengono effettuate anche con un cinico disprezzo per la vita umana e di una mancanza totale di rispetto per una qualsiasi delle norme accettate a livello internazionale per la sicurezza della vita in mare, sviluppate e adottate dall’IMO. Queste barche, “bare galleggianti” non dovrebbero mai essere messe in mare, in primo luogo, e gli autori di questi crimini orrendi contro l’umanità devono essere fermati”.

Ed ancora, Sekimizu ha elogiato gli sforzi di molte navi che operano sotto l’egida dell’Unione Europea nell’intercettare il maggior numero di questi viaggi di contrabbando e salvare migliaia di vite. Tuttavia, pur elogiando gli sforzi di coloro che partecipano a operazioni di soccorso, tra cui flotte, Guardie Costiere, navi mercantili e navi private per il loro ruolo nel salvataggio dei superstiti di questi viaggi potenzialmente mortali.  “Il mare è un luogo che non perdona. Qualsiasi operazione di salvataggio è un’impresa pericolosa per tutti gli interessati, compresi i soccorritori”, ha continuato il Segretario IMO.

“Esorto i governi e le organizzazioni umanitarie per gestire meglio la migrazione a terra e le autorità nelle zone di partenza a raddoppiare gli sforzi per evitare alle barche non sicure di prendere il mare”.

 

Abele Carruezzo