I portuali uniti protestano contro la guerra

International Day of Action of DOCKWORKERS

30 October 2026 – 2nd International Day of Action of DOCKWORKERS

In 113 porti “Dockworkers do not work for war”; l’impegno comune è per affermare che i “Porti sono per la Pace e sono Posti di lavoro con dignità”

Atene/Parigi. La Federazione Mondiale dei Sindacati aveva lanciato lo scorso settembre un appello militante, orientato alla classe internazionalista alle sue organizzazioni membri e ai sindacati di tutto il mondo affinché facciano della 2ª Giornata Internazionale d’Azione dei Lavoratori del Porto, il 30 ottobre 2026, la loro causa e la sostengano.
La mobilitazione è indetta in un momento critico, poiché i conflitti militari si stanno diffondendo e i fronti di guerra si stanno pericolosamente espandendo e diventando interconnessi, dall’Ucraina al Medio Oriente. I vari conflitti stanno impattando sui mercati
dell’energia, le materie prime, le rotte commerciali e controllo delle infrastrutture strategiche.

Porti, ferrovie, aeroporti e infrastrutture di trasporto in generale vengono trasformati in centri critici per il movimento di armi, munizioni, equipaggiamenti militari e truppe. I lavoratori sono sotto pressione per diventare ingranaggi della macchina da guerra e complici nei crimini contro i popoli.

Oggi è in corso una delle più grandi mobilitazioni coordinate del lavoro portuale della storia, con più di 25 sindacati che stanno organizzando scioperi e manifestazioni in 113 porti in 22 paesi e territori.

L’azione mondiale, organizzata sotto il marchio “I portuali non lavorano per la guerra”, si è espansa drasticamente da una mobilitazione più piccola che ha coinvolto 20 porti in sette paesi già nello scorso febbraio. A maggio, a Istanbul, organizzazioni sindacali di 35 porti hanno formato una rete di coordinamento, che ora comprende più di 40 porti nel Mediterraneo e in Europa, con la partecipazione di organizzazioni di Francia, Grecia, Paesi Baschi, Turchia, Marocco e Italia, con il motto: “I portuali non lavorano per la guerra”.

I principali porti che hanno aderito – per lo sciopero di oggi – includono Amburgo, Le Havre, Marsiglia, Genova, Gioia Tauro, Pireo, Tangeri Mediterran, Mersin e la Nhava Sheva in India.

La Confédération Générale du Travail (CGT) francese ha indetto uno sciopero di 24 ore su circa 24 porti, prevedendo che fino al 95% dell’attività portuale nazionale possa essere fermata.

In Italia si sta registrando uno sciopero nazionale dei portuali di 24 ore, in concomitanza con uno sciopero generale di altri settori dei trasporti.

In Grecia, i sindacati dei marittimi e portuali hanno indetto interruzioni 24 ore dei servizi di traghetti al Pireo, Rafina, Lavrio, Patras e Igoumenitsa.

Gli organizzatori stimano che i sindacati partecipanti rappresentino lavoratori che gestiscono circa il 40% del traffico container nel Mediterraneo, con fino a 40.000 container potenzialmente fermati.

Altri porti stanno organizzando dimostrazioni invece di interrompere le operazioni di carico, mentre l’Autorità Portuale di Genova prevede interruzioni relativamente limitate.

La campagna si oppone principalmente alle spedizioni di merci militari attraverso porti civili, insieme alle richieste di salari migliorati, condizioni di lavoro e protezioni contro l’automazione.

Sebbene questa particolare campagna di mobilitazione dei portuali è senza precedenti per scala globale in vari porti, non è detto che si tratti del più grande sciopero portuale al mondo, anche perché tutto è ancora da verificare.

Si parla anche di un possibile sciopero il prossimo 1° novembre che coinvolgerebbe i portuali e che minacciano di sospendere le operazioni a Los Angeles e Long Beach, anche se sono in corso le trattative per evitare il blocco dei porti. Anche l’Italia affronterà un altro sciopero generale nazionale il prossimo 20 novembre.

Il 30 ottobre rimane una data che segna un nuovo passo importante nel coordinamento militante internazionale dei lavoratori portuali. Da porto in porto, in ogni luogo di lavoro e settore, da paese a paese, i lavoratori inviano il messaggio che non sceglieranno tra i campi dei loro sfruttatori, non diventeranno ingranaggi della loro macchina da guerra e non sacrificheranno la propria vita e i loro diritti per i profitti dei monopoli.

Abele Carruezzo