Alla vigilia della manifestazione di Brindisi, il documento mette a fuoco sicurezza degli approvvigionamenti, costi, rinnovabili, nucleare e ruolo delle PMI nella transizione.
Brindisi, “I Colori dell’Energia”, 15–17 ottobre 2026
Brindisi– La transizione energetica italiana non è soltanto una questione ambientale o tecnologica. È una scelta che incide sulla sicurezza nazionale, sulla competitività del sistema produttivo e sulla capacità del Paese di trattenere valore aggiunto. È il filo conduttore del rapporto sul settore energetico italiano che sarà al centro della seconda edizione de “I Colori dell’Energia”, in programma da domani, 15 ottobre, fino al 17 ottobre al Castello Alfonsino – Forte a Mare di Brindisi.
La ricerca parte da una vulnerabilità nota, ma ancora rilevante: nel 2024 le importazioni nette rappresentavano il 73,9% dell’energia lorda disponibile in Italia, contro il 57,3% della media europea. La diversificazione dei fornitori, accelerata dopo la guerra in Ucraina, ha ridotto alcuni rischi ma non ha cancellato l’esposizione agli shock uninternazionali. L’instabilità del Medio Oriente ha ricordato quanto rotte marittime, assicurazioni, logistica e concorrenza globale per il gas possano incidere sulle condizioni di approvvigionamento.
Il rapporto collega questa fragilità alla questione dei costi. Nel secondo semestre del 2025, per le utenze non domestiche nella fascia di consumo fra 500 e 1.999 MWh annui, il prezzo dell’elettricità in Italia era di 22,03 centesimi per kWh, al netto dell’IVA e degli altri oneri recuperabili: circa il 20% in più della media UE. Un confronto riferito a una specifica classe di consumo, che mostra tuttavia quanto l’energia pesi sulla competitività. La risposta non può essere affidata a una sola tecnologia: occorre combinare efficienza, rinnovabili, accumuli, reti e interconnessioni, valutando con rigore anche le opzioni programmabili a basse emissioni, compreso il nuovo nucleare.
Un secondo asse riguarda l’industria. La filiera dell’energia è molto più ampia dei produttori e distributori: include cavi, trasformatori, inverter, impiantistica, ingegneria, sistemi digitali, installazione, servizi e manutenzione. Secondo l’elaborazione input-output richiamata nel rapporto, il valore aggiunto riconducibile direttamente alle attività energetiche è stimato in 29,5 miliardi di euro e sale a circa 50,1 miliardi considerando gli effetti sulla più ampia catena produttiva. Sono stime economiche, non una conta delle imprese, ma indicano la diffusione degli effetti sul tessuto produttivo.
«Il nostro obiettivo è spostare il dibattito dalla sola quantità di energia da produrre alla qualità del sistema che vogliamo costruire», afferma Gabriele Menotti Lippolis, presidente de “I Colori dell’Energia”. «Una transizione efficace deve renderci meno vulnerabili alle crisi, ridurre i costi per le imprese e offrire opportunità concrete alle PMI. Il Mezzogiorno, e Brindisi in particolare, possono essere protagonisti se infrastrutture, formazione e investimenti procedono nella stessa direzione».
Dal 15 al 17 ottobre il programma affronterà, tra gli altri, sicurezza energetica, competenze, eolico offshore, nuovo nucleare, intelligenza artificiale e data center, efficienza degli edifici pubblici, idrogeno, mobilità sostenibile, rinnovabili e risorsa idrica. E poi, novità dell’edizione 2026, la Sala del Camino ospiterà “I Quaderni dei Colori dell’Energia”, momenti di confronto che arricchiranno l’evento. Il primo, giovedì alle ore 15:00 sul tema “Sostenibilità e accesso al credito”, approfondimento organizzato in collaborazione con l’ODCEC di Brindisi.
Il secondo, venerdì, sempre alle 15:00, sul tema “From seeds to road” – Stanza del tempo, impatto sociale, governance territoriale e transizioni giuste, a cura della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli in collaborazione con Fondazione JustB.
La presentazione del rapporto si inserirà in un confronto pensato per collegare i grandi obiettivi nazionali alle scelte operative delle imprese e dei territori.








