Incidenti su navi registrate nei Paesi dell’UE, pubblicato rapporto Eurostat sulla sicurezza del trasporto marittimo in Europa
Lussemburgo. Eurostat produce statistiche europee per supportare lo sviluppo e il monitoraggio delle politiche UE fornendo i dati di cui gli utenti hanno bisogno.
La raccolta e la validazione dei dati sono effettuate principalmente dalle Autorità statistiche nazionali in conformità con le normative e gli standard dell’UE. Dopo la trasmissione sicura dei dati, Eurostat effettua ulteriori controlli di qualità e compila i dati in statistiche aggregate a livello europeo.
La metodologia operata sui dati
I dati vengono trasmessi all’Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima – EMSA – attraverso la piattaforma European Marine Casualty Information Platform, conosciuta come EMCIP.
Il sistema raccoglie informazioni sugli incidenti che coinvolgono navi registrate nei Paesi interessati, sugli eventi verificatisi nelle rispettive acque territoriali e su quelli che coinvolgono altri interessi rilevanti degli Stati.
Le Autorità investigative dei Paesi dell’Unione, insieme a quelle di Norvegia e Islanda, contribuiscono alla raccolta secondo criteri condivisi.
Una tale metodologia consente di osservare gli incidenti attraverso due prospettive differenti: – La prima riguarda la registrazione della nave, indipendentemente dal luogo in cui si verifica il sinistro; – La seconda considera il territorio marittimo nel quale avviene l’incidente, anche quando l’imbarcazione batte una bandiera esterna all’Unione. Il lavoro statistico comprende soltanto le navi in movimento e, nel caso dei pescherecci, considera le unità di lunghezza superiore a 15 metri. Restano pertanto fuori dal conteggio alcune attività marittime, compresa una parte della pesca esercitata con imbarcazioni più piccole.
2021-2025 , una serie storica
Secondo Eurostat, tra il 2021 e il 2025 gli incidenti marittimi che hanno coinvolto navi registrate nell’Unione hanno provocato mediamente 27 decessi all’anno nel mondo.
Nel 2021 le vittime erano state 27; l’anno successivo il numero era salito a 53, il valore più elevato del quinquennio considerato. Dopo il 2022 si è registrata una diminuzione nei due anni successivi, fino ai 15 decessi del 2024. Il dato del 2025, pari a 22 vittime, interrompe quella sequenza discendente, pur rimanendo inferiore alla media del periodo. Questo aumento non dimostra, da solo, un peggioramento strutturale delle condizioni di sicurezza.
La valutazione della sicurezza del trasporto marittimo in Europa richiede quindi di affiancare alle vittime registrate altri indicatori, evitando di attribuire a variazioni contenute un significato che i dati disponibili – ad oggi – non consentono di sostenere.
Gli analisti di Eurostat evidenziano che il numero assoluto dei decessi resta indispensabile per documentare le conseguenze degli incidenti, ma non equivale a un tasso di mortalità rapportato all’intensità del traffico.
Navi mercantili e pescherecci
La distribuzione per tipologia di imbarcazione mostra che nel 2025 il numero maggiore di decessi si è verificato in incidenti che hanno coinvolto navi da carico e pescherecci.
Entrambe le categorie hanno registrato otto vittime, pari ciascuna al 36,4% del totale.
Complessivamente, dunque, 16 dei 22 decessi hanno riguardato il naviglio mercantile da carico e quello destinato alla pesca.
Le altre sei vittime si distribuiscono in parti uguali tra navi passeggeri, imbarcazioni da diporto e unità di servizio, con due decessi per ciascuna categoria.
Gli ambiti degli incidenti riguardano le operazioni di navigazione unitamente ad attività di movimentazione del carico, manovre, manutenzione e gestione delle apparecchiature di bordo. La prevenzione riguarda pertanto sia le condizioni di navigabilità sia la sicurezza delle persone impegnate nelle attività operative.
Nel settore della pesca il quadro presenta caratteristiche differenti. Le condizioni meteorologiche, il lavoro con attrezzature di cattura, le operazioni sul ponte e la gestione delle imbarcazioni richiedono procedure adeguate alle dimensioni e all’attività delle unità.
Trasporto passeggeri
Nel 2025 Eurostat ha registrato due decessi in incidenti che hanno coinvolto navi classificate come unità passeggeri. Nello stesso anno, tuttavia, nessuna delle 22 vittime complessive era classificata come passeggero.
Non esiste una contraddizione tra le due informazioni. La tipologia della nave e il ruolo della persona deceduta rappresentano due classificazioni statistiche differenti. Un incidente su un traghetto o su un’altra nave passeggeri può coinvolgere personale dell’equipaggio oppure altre persone senza provocare vittime tra i viaggiatori.
La serie storica evidenzia inoltre variazioni importanti. Nel 2021 non erano stati registrati decessi in incidenti che coinvolgevano navi passeggeri. Nel 2022 le vittime erano state 14, mentre nel 2023 il numero era sceso a zero. Nel 2024 e nel 2025 sono stati rilevati due decessi per ciascun anno. Considerando invece esclusivamente le persone classificate come passeggeri, nel 2022 si erano registrate 13 vittime e nel 2023 due. Nel 2024 e nel 2025 non risultano decessi appartenenti a questa categoria.
La sicurezza dei passeggeri dipende da numerosi elementi, tra cui le caratteristiche tecniche delle navi, la manutenzione, le procedure di evacuazione, l’addestramento degli equipaggi e la gestione delle emergenze.
Equipaggi, 19 decessi su 22 riguardano il personale di bordo
Le persone imbarcate svolgono mansioni che possono comportare esposizione a rischi operativi durante la navigazione, le manovre e le attività di bordo. La formazione, l’organizzazione dei turni, le procedure di manutenzione e la gestione delle emergenze sono componenti della prevenzione.
La distribuzione delle vittime per categoria personale fornisce una delle indicazioni più rilevanti dell’aggiornamento Eurostat.
Nel 2025, 19 persone decedute erano membri degli equipaggi, pari all’86,4% del totale. Le altre tre vittime appartenevano alla categoria delle persone diverse da equipaggi e passeggeri, che comprende, tra gli altri, personale di servizio, lavoratori portuali, piloti marittimi e ispettori.
Nel 2021 le vittime tra gli equipaggi erano state 25, salite a 37 nel 2022; nel 2023 il numero era sceso a 15, per diminuire ulteriormente nel 2024, prima dell’aumento del 2025.
La prevalenza del personale di bordo tra le vittime richiama l’attenzione sulla dimensione lavorativa della sicurezza del trasporto marittimo in Europa.
Atlantico, Mediterraneo e Mare del Nord
La ripartizione geografica mostra una concentrazione dei decessi nell’Oceano Atlantico.
Nel 2025 sono state registrate dieci vittime in incidenti che hanno coinvolto navi dell’Unione nell’area atlantica, corrispondenti al 45,5% del totale. Nel 2024 erano state sette.
Il Mediterraneo ha registrato due decessi, rispetto ai quattro dell’anno precedente. Anche nel Mare del Nord le vittime sono state due, lo stesso numero del 2024.
Nel Mar Baltico è stato rilevato un decesso, dopo due anni senza vittime registrate. Non risultano decessi nel Mar Nero e nel Canale della Manica per le categorie geografiche considerate dalla rilevazione.
Da notare che la classificazione geografica deve inoltre essere letta secondo le definizioni Eurostat: le categorie relative ai bacini marittimi europei si riferiscono alle rispettive acque territoriali dell’Unione; gli incidenti avvenuti in acque internazionali o territoriali di Paesi esterni all’UE, pur coinvolgendo navi registrate nell’Unione, vengono invece collocati nella categoria resto del mondo. Di conseguenza, il numero delle vittime attribuite a un bacino non rappresenta necessariamente tutti gli incidenti verificatisi nell’intera estensione geografica di quel mare.
Il numero delle vittime non basta a misurare la sicurezza
Il bilancio del 2025 documenta un aumento dei decessi rispetto all’anno precedente, ma la valutazione della sicurezza del trasporto marittimo in Europa non può essere ridotta al confronto tra 15 e 22 vittime.
Il numero assoluto delle persone decedute – si afferma nel report Eurostat – descrive la gravità delle conseguenze umane degli incidenti. Per misurare l’evoluzione del rischio sarebbe necessario rapportarlo all’attività effettivamente svolta dalle flotte e distinguere le caratteristiche operative dei diversi comparti.
Le statistiche Eurostat comprendono anche informazioni sulle persone ferite, mentre il sistema investigativo europeo raccoglie dati su una gamma più ampia di eventi marittimi.
La definizione di ‘incidente marittimo’ comprende infatti situazioni che possono provocare lesioni, perdita di persone, danni materiali alle navi, collisioni, incagli o conseguenze ambientali rilevanti. Non tutti questi eventi comportano vittime.
Per un’analisi più completa occorre quindi considerare la frequenza degli incidenti, la loro gravità, le tipologie di imbarcazione coinvolte e le condizioni nelle quali si sono verificati.
Ed ancora, Eurostat evidenzia che non sarebbe corretto utilizzare il totale europeo per costruire classifiche nazionali o attribuire una parte delle vittime a specifiche flotte senza ulteriori riscontri documentali; per questo, Eurostat non diffonde i dati dettagliati per singolo Paese di registrazione, perché sono considerati riservati nell’ambito di questa specifica raccolta.
I risultati seguono la pubblicazione della Panoramica Annuale delle Perdite e degli Incidenti Marittimi 2026 dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima (EMSA), che ha registrato 2.630 vittime e incidenti marittimi nel 2025, con 29 vittime e 813 feriti.
Abele Carruezzo








