IMO, Regno Unito e Francia insieme per liberare lo Stretto di Hormuz

Gruppo d'Attacco Portaerei della Francia attraverso il Canale di Suez

(Gruppo d’Attacco Portaerei della Francia attraverso il Canale di Suez; foto courtesy Stato Maggiore Congiunto – Operazioni Militari della Marina Militare Francese)

Gli USA rifiutano – intanto – l’ultima proposta di pace presentata dall’Iran

Londra. Regno Unito e Francia – oggi 12 maggio 2026 – ospiteranno il primo incontro multinazionale dei Ministri della Difesa per promuovere la missione multinazionale dello Stretto di Hormuz.

Questo avviene mentre la HMS Dragon, una delle navi da guerra più capaci del Regno Unito, sarà schierata nella regio9ne, assicurando al Regno Unito opzioni per salvaguardare lo Stretto di Hormuz quando le condizioni lo permetteranno.

La riunione di oggi – sotto la guida dell’UK e della Francia – prevede che i partner internazionali illustrino i loro contributi militari alla missione difensiva; saranno circa 40 nazioni che hanno disposto la loro partecipazione alla missione.

La riunione segue il vertice internazionale convocato dal Primo Ministro Keir Starmer e dal Presidente Emmanuel Macron, nell’aprile scorso, oltre a sessioni di pianificazione militare che hanno riunito prospettive e potenziali contributi in un approccio coerente e multinazionale. Il piano è strettamente difensivo e, una volta che le condizioni lo permetteranno, si concentrerà sul ristabilimento della fiducia per il trasporto commerciale lungo questa rotta commerciale cruciale.

Il Regno Unito guida questa missione difensiva multinazionale perché commercio, energia e sicurezza economica per i lavoratori inglesi dipendono da essa. Trasformare accordi diplomatici in piani militari pratici sono gli obiettiva della riunione con l’intento di stabilire la fiducia nelle navi attraverso Hormuz.

L’obiettivo strategico della missione è non considerare Hormuz solo come una questione bilaterale tra gli USA e Iran, ma imporre che si tratta di un problema più ampio di sicurezza della navigazione e del commercio marittimo e dell’energia.

L’UK è già in fase di dispiegamento avanzato nella regione del Golfo, con il cacciatorpediniere antiaereo della Classe Daring Type 45 HMS Dragon (D35). Mentre, la Francia ha già schierato la sua portaerei FS Charles de Gaulle (R91) attraverso il Mar Rosso meridionale, accompagnata da una petroliera di rifornimento classe Jacques Chevallier, probabilmente FS Jacques Chevallier (A725), e da un cacciatorpediniere antisommergibile classe Aquitaine, già in transito per il Canale di Suez.

La missione prevede tre fasi: prima di tutto l’evacuazione delle navi bloccate, poi la bonifica delle mine e successivo pattugliamento con scorte militari, per garantire il transito delle imbarcazioni. Sottolineando che la libertà di navigazione è un principio fondamentale del Diritto internazionale, anche ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del mare.

A questo proposito, la posizione congiunta dell’IMO e dell’Oman si inserisce nei temi dell’Iniziativa Multinazionale presieduta dagli anglo-francesi, che abbraccia 44 nazioni.

La proposta emiratina si distingue per la sua portata: non si tratta di un’adesione a un’iniziativa già esistente, ma di un tentativo di costruire ex novo un meccanismo di sicurezza collettiva con una base di partecipazione più ampia rispetto alle coalizioni navali già operanti nell’area, come la Combined Maritime Forces a guida statunitense. Coinvolgere decine di paesi – compresi presumibilmente Stati non allineati o tradizionalmente riluttanti a posizionarsi contro Teheran – anche se rappresenta un obiettivo diplomatico complesso.

Il Segretario Generale dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), Mr. Arsenio Domínguez, ha tenuto colloqui con il Ministro degli Esteri omanita Sayyid Badr Al Busaidi a Mascate, ieri 11 maggio a Moscate; sono stati trattati temi sulle attuali sfide affrontate dal traffico marittimo nella regione e attraverso lo Stretto di Hormuz e sugli sforzi compiuti per affrontarle in modo amichevole e pacifico in cooperazione con le altre parti interessate.

Si parlato soprattutto, del piano per l’attuazione sicura del ‘corridoio umanitario’ lanciato dall’IMO sul passaggio delle petroliere attualmente bloccate nel Golfo in collaborazione con le parti interessate e gli Stati costieri della regione.

L’Iran, intanto, ha avvisato tutti asserendo che qualsiasi missione multinazionale su Hormuz dovrà affrontare una forte resistenza politica da parte di Teheran. Secondo i recenti reportage, funzionari iraniani hanno avvertito Regno Unito e Francia di non partecipare militarmente nelle vicinanze dello stretto, ribadendo al tempo stesso che solo gli attori regionali dovrebbero decidere sulla sicurezza dell’area.
Ora ci domandiamo se l’incontro di stamane a Londra produrrà un vero quadro multinazionale o semplicemente un coordinamento politico più forte.

Per il Ministro italiano alla Difesa, Guido Crosetto, si tratta solo di essere chiari; questa la sua dichiarazione all’Agenzia Ansa: “Un conto è far avvicinare le navi e un altro è dirigerle direttamente verso Hormuz. In quest’ultimo caso servirebbe prima l’approvazione di una nuova missione, che prevede prima la tregua, poi una cornice giuridica e infine l’autorizzazione parlamentare. Un altro conto è fare avvicinare le navi: non sarebbe una missione Hormuz, ma un altro tipo di missione che si configurerebbe all’interno di altre missioni. In questo senso mi sono state prospettate dallo Stato maggiore una serie di ipotesi, tra queste Gibuti. In ogni caso ne parleremo con il Parlamento da mercoledì 13 maggio”.

Abele Carruezzo

Visita del Segretario IMO a Moscate

(Visita del Segretario IMO a Moscate; foto courtesy social X)