Nautica in Puglia: da infrastruttura a “Destinazione Nautica”

Renato Marconi

Nautica da diporto in Puglia, il Marina di Brindisi tra i porti della rete Marinedi che puntano a diventare “destinazione”

Renato Marconi: “Puntiamo sui servizi d’eccellenza e sulle grandi dimensioni per attrarre i segmenti internazionali”

​Alle spalle i grandi eventi nazionali e regionali, alle porte la bella stagione. Il momento è quello ideale per fare il punto della situazione sui segmenti che fanno del turismo un settore trainante per la Puglia.

Tra questi, particolare menzione merita la nautica da diporto che, se da un lato negli ultimi anni ha già fatto registrare numeri importanti, dall’altro ha ancora ampi margini di miglioramento: una crescita che non passa dalla costruzione di nuovi porti, ma da una visione strategica sulle prospettive di medio e lungo periodo delle strutture già esistenti. È proprio questo il messaggio e, al tempo stesso anche la sfida, lanciato dal presidente del Gruppo Marinedi, Renato Marconi, alla fiera BTM di Bari, tenutasi a fine febbraio.

Tra le strutture esistenti, e notevolmente in crescita negli ultimi anni, sia sotto il profilo dei servizi offerti ai diportisti sia sotto il profilo degli eventi ospitati che rafforzano il rapporto con il territorio, anche il porticciolo turistico Marina di Brindisi, infrastruttura che conta 638 posti barca e che offre servizi di ultima generazione. Una realtà che gode di una posizione geografica privilegiata, in una città storicamente nota come “Porta d’Oriente”. L’obiettivo, nel breve periodo, è spostare l’attenzione dalla mera dotazione infrastrutturale, ormai collaudata e apprezzata dai diportisti, alla creazione di una vera e propria strategia che trasformi il Marina in una “Destinazione Nautica” integrata con il territorio.

​Analizzando i dati del MIT, si evince che il Marina di Brindisi si inserisce in un contesto regionale “ben equipaggiato” che dispone di un’offerta che supera i 14.000 posti barca, di cui circa 10.000 in strutture sicure e attrezzate. Fatta salva la disponibilità di spazi, ora si tratta di adeguare l’offerta alla domanda internazionale che chiede, ad esempio, spazi adeguati per le imbarcazioni che superano i 10 metri. La regione offre circa 3.300 posti a fronte di soli 2.577 yacht immatricolati in loco.


​”Stiamo lavorando, a Brindisi come altrove, per essere attrattivi e generare valore. Per centrare l’obiettivo dobbiamo fare in modo che le barche in transito, restino, stazionino”, ha dichiarato Marconi, che ha aggiunto e concluso: “E’ necessario un cambio di paradigma: bisogna passare da una logica di offerta a una logica di destinazione, potenziando qualità e dimensioni dei posti barca esistenti. In un anno, un’imbarcazione stanziale da 24 metri ha lo stesso impatto economico positivo sul territorio di 100 imbarcazioni da 6 metri. Puntare su imbarcazioni più grandi significa attivare una filiera di servizi e ospitalità che trasforma il porto in volano di sviluppo per l’intera economia locale”.

Mettere in pratica questa strategia è necessario e imprescindibile per essere competitivi con altre destinazioni, dalle Baleari a Malta passando per la Croazia.

​Le priorità sono il consolidamento, la riqualificazione e la conservazione del patrimonio portuale: non servono nuove grandi opere, serve adeguare agli standard internazionali i marina già disponibili. I diportisti chiedono servizi all’avanguardia ed ecocompatibili, necessitano di cantieri nautici di alto livello per la manutenzione e il rimessaggio. Si tratta di interventi mirati che, a fronte di un impatto ambientale minimo, garantiscono un ritorno economico immediato e duraturo per il territorio.
​C’è un altro aspetto sul quale il dibattito è sempre aperto ed attuale ed è quello dei trasporti, che devono essere efficienti, e dei collegamenti, che devono essere numerosi.

Una destinazione nautica moderna, quindi anche appetibile, è ben collegata, logisticamente accessibile. Il che vuol dire che i collegamenti – sicuri, veloci e capillari- tra l’Aeroporto del Salento e il Marina di Brindisi rappresentano una priorità. Il numero e la frequenza dei collegamenti internazionali è fondamentale per attrarre stabilmente armatori dal Nord Europa.

​Infine, ma non per ultimo, il successo di questo modus operandi risiede nella capacità di integrare la nautica con l’identità del territorio, superando il limite della stagionalità estiva. La banchina non deve restare mero punto di arrivo, ma deve essere ponte e punto di accesso ai borghi, all’enogastronomia e alle esperienze autentiche che il territorio offre.


​Tutto questo, ovviamente, è possibile progettando e operando in sinergia con gli attori del territorio, a partire dalle istituzioni, interlocutori privilegiati in fase di pianificazione e realizzazione dei progetti in essere o in fieri. Perché le strutture, a prescindere da chi le gestisce e da chi le migliora, sono del territorio e alla crescita complessiva dello stesso ambiscono a contribuire.