IL PORTO DI TRIESTE PRIMO ENTE IN ITALIA AD OTTENERE L‘ATTESTATO PAROLE O_STILI

TRIESTE – Il Porto di Trieste è la prima istituzione in Italia ad ottenere l’attestato “Parole O_Stili. Per una comunicazione responsabile” da parte di Parole O_Stili, l’Associazione nata per promuovere la condivisione dei valori espressi nel “Manifesto della comunicazione non ostile” – dieci principi di stile per arginare e combattere i linguaggi ostili in Rete – lanciato a Trieste nel febbraio 2017 e diffusosi in pochi mesi non solo in Italia, ma in tutta Europa.

Il conferimento della certificazione per la conclusione dell’intero percorso formativo si è tenuto oggi con una cerimonia ufficiale a Trieste presso la Torre del Lloyd, sede dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, a cui hanno presenziato Zeno D’Agostino, presidente dell’Authority, Rosy Russo, presidente dell’Associazione Parole O_Stili, Ernesto Belisario, avvocato, specializzato in diritto amministrativo e scienza dell’amministrazione e consigliere del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione.

L’attestazione di Ente attento ad una comunicazione responsabile è frutto del progetto di formazione intrapreso dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale con Parole O_Stili nel marzo del 2018.  Una parte del personale ha infatti lavorato con esperti qualificati e partecipato a corsi e workshop sull’importanza dell’utilizzo dei linguaggi non ostili sui social network e sul web.

Quest’attestazione diventa un nuovo punto di partenza per rafforzare e consolidare la consapevolezza che “virtuale è reale” e che l’ostilità espressa in Rete può avere conseguenze concrete e permanenti nella vita delle persone ma anche di aziende, enti e istituzioni.

Il progetto “Academy Parole O_Stili” nasce per definire e promuovere i principi di rispetto e cittadinanza che devono governare la comunicazione delle imprese e delle pubbliche amministrazioni nei social media. Il percorso formativo rivolto a collaboratori di aziende, istituzioni e enti si propone di promuovere una consapevolezza rispetto al linguaggio sui social allo scopo di attivare un cambiamento nei comportamenti comunicativi delle persone.

“Un porto non è un luogo chiuso dove attraccano navi e si movimentano container, ma è una comunità strettamente legata alla città, dove donne e uomini di luoghi e culture diverse si ritrovano per parlare un’unica lingua, quella della condivisione” – ha dichiarato Zeno D’Agostino, presidente dello scalo giuliano.  “Non deve stupire quindi che il primo porto d’Italia per tonnellaggio totale e movimentazione dei treni sia anche il primo Ente ad aderire alla missione portata avanti dall’Associazione Parole O_Stili.  Oggi la crescita e lo sviluppo di una comunità, soprattutto di una così ampia come quella portuale, non possono prescindere dagli strumenti innovativi del digitale, e saperli utilizzare con coscienza critica è imprescindibile per diventare attori e promotori di un cambiamento culturale anche per il territorio circostante.”

“Siamo molto contenti di aver iniziato il progetto dell’Academy di Parole O_Stili proprio con un’istituzione di Trieste. La città in cui il Manifesto della comunicazione non ostile è nato, poco più di un anno fa. Crediamo che le parole abbiano un grande potere: danno forma al pensiero, trasmettono conoscenza, aiutano a cooperare, costruiscono visioni. Proprio per questo è una responsabilità saperle utilizzare al meglio” – dichiara Rosy Russo, presidente dell’Associazione Parole O_Stili – “Condividere una nuova, moderna, sostenibile visione dei social media e della comunicazione è ormai azione imprescindibile per ogni figura pubblica o aziendale. Il fatto che sia una istituzione portuale a sostenerla e promuoverla è importantissimo, perché un porto ogni giorno non è impegnato a movimentare soltanto merci ma anche idee, progetti e nuovi modi di pensare e comunicare”.

“A fronte dei benefici che possono essere conseguiti attraverso l’uso dei Social Network, vi sono alcuni importanti rischi per l’azienda” – ha dichiarato Ernesto Belisario, avvocato, specializzato in diritto amministrativo e scienza dell’amministrazione e consigliere del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione – “perdita di produttività del personale, danni all’immagine aziendale provocati da un uso scorretto, contenzioso con il personale o con gli utenti a causa di contenuti inappropriati, perdita di informazioni confidenziali. Per questo motivo, sono sempre più le amministrazioni e le imprese che adottano un apposito documento denominato Social Media Policy (SMP) che ha l’obiettivo dichiarato di ridurre al minimo i rischi connessi all’utilizzo aziendale dei Social Network”.

UN FONDACO 4.0 A VENEZIA E PORTO MARGHERA PER LE OPPORTUNITA’ DELLA NUOVA VIA DELLA SETA

SHANGHAI – Un “Fondaco 4.0” a Venezia e Porto Marghera per cogliere le opportunità offerte dalla strategia cinese della Nuova Via della Seta e garantire uno sviluppo porto-centrico dello scalo veneziano. È quanto ha annunciato il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Settentrionale, Pino Musolino, partecipando all’evento “A NATURAL CONNECTION FOR CHINA IN EUROPE”, organizzato oggi da Assoporti alla fiera Transport Logistic China di Shanghai.

Venezia è infatti al centro della strategia della Nuova via della Seta, non solo per quanto concerne il trasporto container ma anche per quanto riguarda i prodotti siderurgici e i Project Cargo per i quali il porto lagunare è leader indiscusso a livello nazionale.  Oggi, grazie all’essenza multipurpose del Porto di Venezia, che si traduce nella possibilità di importare varie materie prime a sostegno della produzione del tessuto manifatturiero del Nordest e dell’Italia ed esportare prodotti ad alto o altissimo valore aggiunto, è possibile guardare ad uno sviluppo sostenibile e concreto di Porto Marghera, luogo dove i traffici marittimi si affiancano e sostengono la produzione. Un luogo in cui tornare a investire e insediare attività produttive in virtù di un circolo virtuoso che lega insieme manifattura e logistica.

“Da molto tempo sostengo la visione porto-centrica”, ha dichiarato il Presidente Pino Musolino, “secondo cui sono il consumo e la produzione ad alimentare il commercio che, a sua volta, sostiene e rafforza la logistica. Ritengo infatti che una strategia di sviluppo portuale orientata all’ipertrofia infrastrutturale fine a se stessa, oltre a non essere sostenibile dal punto di vista ambientale, non produca nemmeno risultati soddisfacenti in termini economici poiché non innesca un automatico aumento dei traffici”.

Da qui l’idea di replicare il modello vincente che fece di Venezia la Regina dei Mari. La zona di Rialto infatti era il cuore pulsante del commercio e fu lo sviluppo del commercio a espandere le rotte marittime da un lato e la realizzazione dei “Fondaci” – veri e propri centri riservati ai principali partner commerciali della Serenissima – nell’area realtina. Da qui l’idea di realizzare un “Fondaco 4.0”, a Venezia e a Porto Marghera, per far incontrare da un lato i partner commerciali del Porto di Venezia e dall’altro produzione e manifattura.

“La via della Seta è una straordinaria opportunità”, conclude il Presidente, “ma è necessario interloquire pazientemente con la Cina e con gli altri Paesi interessati dalla strategia del colosso asiatico facendo pesare la qualità produttiva e manifatturiera europea (italiana in primis), le potenzialità di innovazione logistica basata anche sulla digitalizzazione, l’accrescimento del know-how tecnologico nel settore dei trasporti. E tutto questo, non per ottenere finanziamenti ma accordi di natura commerciali; non per elemosinare facili accessi a strumenti finanziari ma per sviluppare e ottimizzare le nostre catene logistiche; non per chiudere i mercati ma per aprirli a condizioni di reciprocità”.

Porto di Genova: nel 2019 possibili 1,3 milioni di crocieristi

GENOVA – Il traffico crocieristico del porto di Genova nel 2018 tornerà sopra la soglia del milione di crocieristi (925.188 nel 2017) e dovrebbe aumentare ulteriormente nel 2019 “quando, secondo le nostre prime stime, basate sull’analisi delle prenotazioni, il valore totale potrebbe raggiungere 1,3 milioni di transiti”. Ad illustrare le previsioni è stato Andrea Verdiani, responsabile commerciale di Stazioni Marittime “con delega – si legge nel programma degli interventi – anche di rappresentanza di Msc Crociere”, durante il convengo organizzato dal Comune di Genova sul progetto europeo Cievp.

“Nel 2019 avremo anche 33 scali di Costa Crociere, che dopo molti anni torna a Genova, ma non dobbiamo dimenticare il ruolo primario del gruppo Msc, che è il nostro azionista di riferimento e che porta sotto la Lanterna il 90% del traffico crocieristico e il 40% di quello del traghetti, tramite Gnv”.

E proprio Gnv durante l’evento ha illustrato il suo impegno per migliorare la gestione del ciclo dei rifiuti: “Abbiamo adottato un sistema innovativo che si chiama Ecodyger e che è in grado di ridurre anche del 90% il volume dei rifiuti solidi organici prodotti a bordo delle nostre navi, trasformandoli in materiale non nocivo e utilizzabile come fertilizzante biologico” ha spiegato Mattina Canevari, Energy Manager della compagnia. “Entro la fine di quest’anno tutte le unità delle nostra flotta saranno datate del sistema Ecodyger”.

Sia Verdiani sia Canevari hanno poi confermato l’impegno delle rispettive società nella riqualificazione dell’area dei terminal passeggeri (argomento su cui era focalizzato il convegno), ricordando il grande investimento sostenuto nella zona dal gruppo Msc per le nuove ‘torri’, ma lamentando l’assenza alla tavola rotonda dell’Autorità di Sistema Portuale: “Senza Palazzo San Giorgio – hanno detto – non si può implementare nessun progetto concreto di rilancio dell’area”.

SAMSø SPA REALIZZA IL RELAMPING LED DEI TERMINAL DEL GRUPPO SETRAMAR AL PORTO DI RAVENNA

RAVENNA – SAMSO SPA, Energy Service Company (E.S.Co.), ha realizzato un progetto di riqualificazione energetica dei 3 terminal del Gruppo Setramar, un’area complessiva di 370mila metri quadrati nel porto di Ravenna. L’intervento ha comportato il rifacimento dell’intero sistema di illuminazione, sia sulle aree esterne prospicienti le banchine portuali, sia all’interno dei magazzini, complessivamente sono stati installati e sostituiti 300 punti luce. I risultati ottenuti sono stati, un aumento del 20% del livello di illuminamento e una riduzione del 65% dei consumi di energia elettrica.

Il progetto è stato finanziato da Samso attraverso un’operazione di project financing, è iniziato a maggio 2017 e verrà concluso definitivamente a settembre 2018. Il Gruppo Setramar, grazie a questa operazione, realizzerà rilevanti risparmi sui consumi di energia elettrica.

Intervenire sull’impianto di illuminazione significa aumentare i livelli di sicurezza, indicati come prioritari nella diagnosi energetica ai sensi del D.Lgs 102/2014. Per l’illuminazione dei tre terminal prima dell’intervento, il Gruppo Setramar consumava oltre 1 milione di kWh all’anno. Oltre ad una sensibile riduzione dei costi, il nuovo sistema di illuminazione consente una gestione intelligente, andando a regolare l’intensità del fascio luminoso in modo differenziato nelle varie aree in base alle necessità.

Per il progetto di relamping, il Gruppo Setramar e Samso S.p.a hanno scelto lampade cut off, dotate di ottiche specifiche in grado di ottimizzare la distribuzione del fascio luminoso a terra e di impedire contemporaneamente la loro dispersione oltre la linea dell’orizzonte. Nell’impianto sono stati inoltre inseriti dispositivi di controllo wireless in grado di automatizzare, programmare e visualizzare lo stato di ogni supporto e di effettuare da remoto interventi di comando sulle luci, per monitorare i consumi ed effettuare in maniera tempestiva la risoluzione di anomalie e guasti.
“Siamo orgogliosi di aver messo a disposizione del Gruppo Setramar la nostra expertise nell’efficientamento energetico di un’area logistica portuale. – ha commentato l’AD di SAMSO, Igor Bovo – La nostra azienda ha messo a disposizione tutte le competenze tecniche per consentire al cliente, oltre il risparmio energetico e il contenimento dei consumi, anche il miglioramento dell’ambiente di lavoro e dei livelli di sicurezza. È stato possibile realizzare questo progetto grazie alla volontà del management del Gruppo Setramar, rivolto positivamente al cambiamento e al miglioramento degli standard aziendali.”

Aggiudicata la gara per la redazione del Prg di Monfalcone

TRIESTE – E’ stata aggiudicata dalla Regione Fvg la gara per l’affidamento del servizio tecnico di pianificazione, progettazione e coordinamento tecnico scientifico del Piano regolatore del porto di Monfalcone (Gorizia).
A prevalere – rende noto oggi la Regione – è stato il raggruppamento temporaneo formato da Modimar srl (mandatario), SJS Engineering srl e Archest srl (mandanti). La stipula del contratto potrà avvenire dopo 35 giorni dalla comunicazione del provvedimento di aggiudicazione, avvenuta il 29 marzo scorso.

L’amministrazione regionale terrà un incontro finalizzato alla definizione aggiornata degli indirizzi puntuali di sviluppo dello strumento pianificatorio, momento di sintesi strategica e che coinvolgerà tutti i soggetti interessati alla formazione del piano regolatore portuale. Si terrà conto delle risultanze delle consultazioni preliminari di Vas svolte con i soggetti competenti in materia ambientale, e dei recenti sviluppi che interessano il sistema portuale regionale.

ADSP del Mar Adriatico Settentrionale: approvato il bilancio consuntivo 2017

VENEZIA – Il Comitato di Gestione ha approvato all’unanimità il bilancio consuntivo 2017 dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, il primo dopo la riforma dell’Ente entrata in vigore lo scorso marzo.

L’anno si è chiuso con un avanzo di amministrazione di oltre 31,8 milioni di €, in aumento rispetto al valore di 28,6 milioni di € registrati nel 2016, con un saldo di cassa di oltre 68,4 milioni di € e con un utile di esercizio di oltre 12,7 milioni di €.Sul fronte della gestione corrente, il raffronto tra entrate e uscite registra un avanzo di parte corrente di oltre 26,9 milioni di €, che corrisponde al 55,03% delle entrate correnti (oltre 48,8 milioni di €). L’AdSP ha operato con attenzione sul fronte delle economie al fine di recuperare risorse per sostenere nuovi investimenti e per intervenire sull’indebitamento.

Nel corso del 2017 sono stati destinati per investimenti 55, 5 milioni di €, suddivisi tra realizzazione di opere per oltre 49,5 milioni di € ed escavo di canali per poco meno di 6 milioni di €.Ammonta a oltre 76,1 milioni di € il valore delle uscite in conto capitale, comprendendo gli investimenti in opere, escavi e vari interventi per lo sviluppo strategico del porto; gran parte delle coperture sono venute da fondi pubblici e grazie all’autofinanziamento. “A partire dal 2017 l’AdSPMAS ha lavorato a pieno ritmo per accrescere l’efficienza dell’Ente, come dimostra il margine derivato dalla gestione corrente, e per ridurre l’esposizione debitoria, anticipando l’eventuale futura crescita dei tassi d’interesse, in un momento socio-economico caratterizzato da incertezza e variabilità elevate – ha dichiarato Gianandrea Todesco, Direttore Programmazione e Finanza dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale ­–.

I risultati sono immediatamente visibili: sul fronte dei mutui contratti negli anni precedenti, infatti, il debito consolidato di gruppo è stato ridotto da 160 mln a 105 mln di €, con un abbattimento dell’esposizione del 31%. Tale strategia – ha aggiunto il dott. Todesco­ –­ risponde alla precisa volontà di diminuire al massimo i rischi e di liberare risorse per opere e infrastrutture che rispondano alle immediate esigenze del mercato e si completa con l’intervento sulle società partecipate, di cui si vuole rafforzare la strumentalità, ottimizzandone la gestione, in applicazione della Legge Madia”.

In termini di traffici, lo scalo portuale veneziano ha movimentato nel 2017 oltre 25 milioni di tonnellate di merci. La situazione è complessivamente stabile: il dato sintetizza la crescita del settore commerciale (+4,4%) e il calo dei settori petrolifero (-13,2% conseguente alla riconversione della raffineria Eni in bio-raffineria) e industriale (-2,1%). La composizione dei traffici risulta la seguente: 56,6% commerciale, 13,7% industriale, 30% petrolifero.

Tra gli elementi di maggiore positività si segnala una crescita del settore delle merci in colli che ha visto 410.000 tonnellate di merci movimentate in più rispetto al 2016. Il risultato riflette gli incrementi dei traffici dei Ro-Ro (+44,8% sul 2016) e dei traffici di contenitori (+1,0%). Per quanto riguarda i TEU, i traffici registrano un valore di 611.383 TEU, con una crescita dello 0,9% rispetto all’anno precedente. Si tratta del valore più alto mai registrato nel Porto di Venezia.

Crescono anche i traffici ferroviari: +2,3% in termini di carri rispetto al 2016 e +4,3% in termini di tonnellaggio, attestandosi a 91.000 carri movimentati per un totale di 2,33 milioni di tonnellate trasportate. Anche in questo caso si registra il massimo storico per numero di carri nello scalo portuale veneziano.

PORTO DI VENEZIA: 4 REATTORI IMBARCATI DAL TERMINAL TRANSPED

VENEZIA – Un trasporto eccezionale (project cargo) composto da 4 reattori “hydrotreating”, per un totale di 1.532 tonnellate complessive, è transitato in questi giorni per il Porto di Venezia con destinazione Bandar Abbas, Iran. I reattori saranno impiegati in una raffineria per la rimozione dello zolfo dal gasolio.

L’operazione in questione è stata condotta dalla società Fagioli SpA che ha coordinato, per il cliente VRV SpA, il trasporto di due reattori del peso di 232 t ciascuno con dimensioni 21,56 x 5,28 x 5,07 m, provenienti da Ornago (MB), e di due reattori da 534 t ciascuno con dimensioni 31,05 x 6,12 x 6,35 m provenienti da Marghera (VE), fino al Porto Commerciale di Porto Marghera, dove sono stati imbarcati presso il terminal Transped a bordo della nave Jumbo Kinetic dotata di 2 gru con capacità di sollevamento fino a 3.000 t totali.

“Il porto di Venezia si conferma scalo leader in Italia nel settore del project cargo – dichiara Pino Musolino, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale –. Solo nel 2017, infatti, sono stati movimentati qui oltre 850 carichi eccezionali”.

La delicata fase di movimentazione dei reattori si è svolta attraverso trasporto stradale e fluviale con partenza dal Porto di Cremona, utilizzando carrelli stradali speciali, una gru a portale con capacità di sollevamento di 500 t, chiatte e spintori fluviali di proprietà della Fagioli SpA. I due reattori più piccoli sono stati interamente costruiti nella sede di VRV SpA a Ornago (MB), mentre i due più grandi sono stati assemblati, a partire dalle virole finite, a Marghera in considerazione del fatto che le dimensioni e i pesi dei materiali in questione, infatti, non avrebbero permesso di svolgere il trasporto altrove.

“Lo scalo veneziano è il gateway ideale per i carichi eccezionali destinati a oltre 40 Paesi nel mondo e costituisce un collegamento naturale tra l’Europa e il Medio Oriente, ­– aggiunge il Presidente Musolino – grazie alla sua favorevole posizione geografica posta all’incrocio di due grandi corridoi di trasporto europei, all’assenza di rilievi montuosi nelle vicinanze, alle infrastrutture stradali e ferroviarie e all’accesso a un collegamento fluviale che mette Venezia in contatto diretto con il cuore manifatturiero della Pianura Padana. Le aziende di tutta Europa, infine, riconoscono come elementi di competitività l’elevata expertise e il know-how diffusi tra i terminalisti, i trasportatori e gli spedizionieri che operano nel nostro scalo”.

Accanto ai project cargo, anche i breakbulk cargo (merci spedite in colli ma in contenitori non standard) sono tra le specialità dello scalo veneziano che sarà, infatti, tra i protagonisti della prossima fiera dedicata al settore, “Breakbulk Europe 2018”, manifestazione che si terrà a Brema tra il 29 e il 31 maggio.

LA LIBERALIZZAZIONE DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE: IL CASO DELLA LAGUNA DI VENEZIA

VENEZIA – Verso la fine dello scorso anno il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 5943 del 18 dicembre, è stato chiamato ad esprimersi circa la legittimità del trasporto pubblico locale nella laguna di Venezia. L’occasione è stata fornita da un progetto del 2014, con cui il Comune di Venezia aveva deliberato di affidare in house ad una società locale il complesso dei servizi urbani di trasporto locale e di assegnare, invece, mediante gara, i servizi di linea di navigazione minimi ed aggiuntivi (pari al 10% dei servizi oggetto di affidamento) tra il centro storico ed i terminal marittimi ed aeroportuali.

Il progetto venne successivamente deliberato dall’Ente di Governo del TPL (Trasporto Pubblico Locale) del Bacino di Venezia e, suscitando i malumori di un operatore locale attivo nel trasporto commerciale, finì per essere impugnato da quest’ultimo dinanzi al TAR Venezia. All’inizio del 2017 il Tribunale Amministrativo ha respinto il gravame e così le doglianze dell’operatore privato sono finite sul tavolo del Consiglio di Stato a Palazzo Spada.

Anche quest’ultimo ha ritenuto infondata l’impugnativa dell’operatore privato ma, ciononostante, ha inteso sfruttare tal circostanza al fine di chiarificare il regime normativo applicabile al trasporto pubblico locale. Occorre innanzitutto rimarcare come il TFUE (Trattato sul funzionamento dell’UE) preveda, in materia di trasporti, una “liberalizzazione limitata”. Tale previsione, del resto, appare coerente con la Direttiva 2006/123/CE (l’arcinota “Bolkestein”) la quale, specificatamente all’articolo 17, esclude dal proprio ambito di applicazione “i servizi di interesse economico generale nel settore dei trasporti”.

Anche nel Belpaese l’ordinamento giuridico si è mosso nel solco della Direttiva Bolkestein, recepita dal D.Lgs. n. 59/2010, sebbene il Legislatore, già con il Regolamento n. 1370 del 2007, avesse manifestato in linea di principio la propria disponibilità ad una estensione delle liberalizzazioni anche al settore dei trasporti.

Tra l’altro, negli scorsi anni, la giurisprudenza nostrana ha statuito come i servizi di trasporto non siano soggetti per intero al regime della concorrenza anche in base ad una norma generale quale l’articolo 106, paragrafo 2, del TFUE secondo cui “i servizi di interesse generale sono sottoposti alle regole della concorrenza nei limiti in cui l’applicazione di tali norme non osti all’adempimento della specifica missione loro affidata”.

Come è noto nel nostro ordinamento la materia dei trasporti, ad eccezione di alcune ipotesi, compete alla competenza legislativa regionale esclusiva. Nel caso della Regione Veneto la legislazione in materia risiede nella Legge regionale n. 25 del 1998 la quale, specificatamente all’articolo 4, distingue tra servizi di trasporto “programmati” e servizi di trasporto, invece, “autorizzati”: i primi sono assegnati mediante procedura ad evidenza pubblica da parte dell’amministrazione pubblica a meno che quest’ultima “non preferisca gestirli direttamente o mediante il modello della società in house”; i secondi, invece, sono tutti quei servizi “esercitati da imprenditori privati in base ad una autorizzazione amministrativa”.

In sostanza il sistema di trasporto locale modellato dalla legislazione veneta prevede la convivenza sia di un trasporto pubblico, finanziato dall’amministrazione pubblica, che di un trasporto privato costituente un’attività d’impresa ed operante secondo le regole del mercato.

Orbene, nella vicenda in esame, le doglianze dell’operatore privato si basavano prettamente sulla presunta incompatibilità del sistema di trasporto veneziano rispetto all’articolo 12 del D.L. n. 223 del 2006 (Decreto Bersani sulle liberalizzazioni) secondo il quale “fermi restando i principi di universalità, accessibilità ed adeguatezza dei servizi pubblici di trasporto locale ed al fine di assicurare un assetto maggiormente concorrenziale delle connesse attività economiche, i comuni possono prevedere che il trasporto di linea di passeggeri accessibile al pubblico sia svolto anche dai soggetti in possesso dei necessari requisiti tecnico-professionali ecc.”.

Secondo l’interpretazione di Palazzo Spada quest’ultima norma è da intendersi nel senso che “i comuni hanno la facoltà (e non l’obbligo) di valutare, secondo il loro discrezionale apprezzamento, se liberalizzare, in tutto o in parte, il servizio di trasporto di che trattasi”. Nella vicenda in esame tale facoltà non è stata esercitata dal Comune di Venezia e, pertanto, gli operatori privati operanti nel trasporto commerciale non possono avanzare alcuna contestazione.

 

Stefano Carbonara

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PORTO DI TRIESTE: SINFOMAR, IL PORT COMMUNITY SYSTEM LA COMUNITÀ PORTUALE

TRIESTE – Il porto di Trieste punta sull’innovazione attraverso sviluppo digitale, Industria 4.0 e IoT (“Internet of Things”), confermandosi all’avanguardia sotto il profilo tecnologico e ponendo al centro della propria strategia di crescita lo sviluppo delle infrastrutture e dei sistemi digitali.

Grazie all’impegno e alla visione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, tutti gli stakeholder della comunità portuale – dagli agenti marittimi agli spedizionieri, dai terminalisti ai trasportatori, dall’Agenzia delle Dogane alla Capitaneria di Porto, dalla Guardia di Finanza alla Sanità Marittima alle imprese ferroviarie – possono contare infatti dal 2014 sul Sinfomar, il Port Community System dello scalo giuliano, realizzato dalla società Info.era, per connettere in un’unica piattaforma tecnologica tutte le procedure amministrative, fiscali, doganali e logistiche attraverso l’integrazione delle informazioni relative ai traffici marittimi, retroportuali e ferroviari.

“La digitalizzazione è una delle sfide  più importanti per il porto di Trieste e per i porti del futuro -ha affermato Zeno D’Agostino, presidente dello scalo giuliano.  Abbiamo fatto diventare il nostro porto uno dei più avanzati d’Italia e d’Europa, informatizzando tutte le attività sia sul lato mare che sul lato terra.  Ma è la digitalizzazione di tutta la parte operativa dei treni in ambito portuale  – rimarca D’Agostino- il nuovo step che ci contraddistingue e che fa del nostro PCS, il Sinfomar, un modello unico. Si tratta di un grande vantaggio per un porto che nel 2017 ha movimentato più di 8.500 treni e che ne prevede 10.000 entro fine anno”.

Con l’attivazione dei nuovi moduli di Sinfomar per la dematerializzazione delle operazioni di controllo e per l’autorizzazione delle movimentazioni ferroviarie, si è quindi completato un ulteriore step nel percorso di trasformazione digitale definito dall’Autority giuliana che sta permettendo di integrare con i processi portuali la manovra svolta da Adriafer, e di impostare anche l’insieme articolato di processi dell’ultimo miglio ferroviario.Il movimento dei treni, infatti, è stato parificato a quello delle navi, gestendo con le relative differenze, le regole di gestione doganali, logistiche e di security tramite la standardizzazione e la generazione automatica dei documenti di arrivo e partenza dei treni.

“Grazie a Sinfomar – ha spiegato Luca Abatello, presidente di Info.era – è possibile per la prima volta generare un `modello CH30´, ovvero il documento ferroviario che l’operatore ferroviario deve presentare e che contiene le specifiche sulle merci trasportate, in un formato unico, concordato con gli operatori e l’Agenzia delle Dogane secondo criteri oggettivi, nonché una terminologia e una struttura condivise”.Le attività di dematerializzazione e di integrazione tra processi portuali, manovra e ultimo miglio ferroviario, hanno portato a una notevole semplificazione nell’interscambio informativo tra i diversi operatori, con un abbattimento importantissimo degli errori e delle interpretazioni soggettive dei dati.

Un’altra importante semplificazione introdotta riguarda il cosiddetto `preavviso di arrivo-partenza´, contenente le informazioni necessarie a identificare sotto il profilo logistico, doganale e di security il container/mezzo in arrivo/partenza, la merce trasportata e l’autista. Il preavviso viene gestito digitalmente e può essere accettato o respinto dal soggetto interno alla comunità portuale cui è destinato, che può quindi confermare o meno la correttezza dei dati e contestualmente validarli.

PRIMO ANNO DI ATTIVITA’ PER L’AGENZIA PER IL LAVORO PORTUALE: APPROVATO IL BILANCIO 2017

TRIESTE – Il CdA di ALPT, l’Agenzia per il lavoro portuale del porto di Trieste ha approvato, nella riunione svoltasi nei giorni scorsi, il progetto di bilancio di esercizio per il 2017 che ha registrato un utile prima delle tasse di 17.125 euro, ridotto a 825 dopo le tasse che ammontano a 16.340 euro.

Il fatturato è stato pari a 7.477.063 ed il totale dei costi della produzione a 7.456.036. L’incidenza del costo del personale sui ricavi si è ridotto dal 96,09 % del 2016 al 92,60 % nel 2017, con una diminuzione di circa 4 punti percentuali. Il presidente dell’Agenzia, Mario Sommariva, ha espresso grande soddisfazione per il risultato raggiunto nel primo anno di attività ed ha sottolineato il contributo di ALPT alla crescita del porto di  Trieste. “Per un’agenzia che fornisce lavoro – ha rimarcato Sommariva –  il costo del personale operativo rappresenta la voce principale di spesa. La sua riduzione nell’incidenza percentuale, nonostante il soddisfacente livello dei salari medi percepiti, dimostra il buon livello di efficienza e produttività raggiunto dai lavoratori dell’Agenzia triestina. Il tutto mantenendo inalterate le tariffe”.

Nel corso della riunione il CdA ha approvato la proposta che sarà sottoposta a ratifica dell’Assemblea il prossimo 19 aprile, secondo la quale, la quota di partecipazione dell’Autorità di Sistema Portuale scenderà dall’attuale 51 al 35 % mentre, complessivamente, i soci privati avranno il 65 % del capitale. Nella proposta, anche su richiesta degli stessi soci privati e a garanzia di neutralità e stabilità dell’Agenzia, l’Autority giuliana manterrà il diritto a nominare tre componenti su cinque del CdA, fra i quali il presidente.

IL NAUTILUS Anno 13 N°1

In questo nuovo numero de Il Nautilus vi proponiamo uno speciale sul porto di Trieste con gli ultimi dati e provvedimenti che riguardano le recenti attività dell’Autorità di sistema. Si parla anche dei porti di Civitavecchia, Ancona, Venezia, Napoli, La Spezia, Genova, Cagliari e Porto Torres. Ma si parla anche dei risultati della manifestazione NauticSud che si è svolta a Napoli e di come vengono smaltiti i rifiuti prodotti dalle navi secondo le ultime direttive internazionali.
poseidone danese

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