martedì, Ottobre 19, 2021
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Porto di Ancona: calo delle merci, aumento dei container

Calo complessivo di merci (7,95 milioni di tonnellate, -5,5%) e passeggeri (1.172.489, -24,5%) ma anche aumento del numero dei container movimentati (+19%) che per la prima volta ad Ancona hanno superato il milione di tonnellate (1.099.392). I dati diffusi dall’Autorità portuale confermano un 2012 in rosso per lo scalo, che ha pagato la difficile situazione greca, la riduzione dell’attività di raffinazione della raffineria Api e della centrale a carbone di Bastardo, in Umbria, oltre alla chiusura dello stabilimento Bunge.

Segnali positivi, ha detto il presidente dell’Autorità portuale Luciano Canepa, vengono dai container, saliti al 14% del totale traffici, confermando la tendenza generale in base alla quale nel porto di Ancona arrivano sempre meno merci rinfuse e sempre più semilavorati. Anche il numero dei teu è salito a 142.213 (+18%). Sul fronte merci in sensibile calo quelle liquide (-11,4%) mentre sono cresciute le solide (+1%) e le rinfuse (+12%). In crescita il peso del porto Hub del Pireo (229 mila tonnellate, 21% del totale). In calo invece le merci su tir e trailer (-7,8%) di cui l’88% proviene dalla Grecia, e il numero di tir e trailer in transito (140.049, -12%).

Unico segnale positivo su questo fronte l’aumento dei traffici dall’Albania: +46% di merci in tir e +81% i tir, anche se i numeri sono ancora piuttosto bassi. Negativi anche i dati sui passeggeri: 1.062.383 rispetto al 1.409.066 del 2011 sui traghetti (-25%) e 110.106 crocieristi contro i 144.721 dell’anno precedente (-24%). In flessione soprattutto i transiti di crociere salpate da altri porti (-33% passeggeri). “Conosciamo già la crisi economica, e in particolare greca, la riduzione dell’attività della raffineria Api e la chiusura della Bunge. Su questo si può fare ben poco – ha commentato Canepa -, ciò che possiamo fare invece è eliminare il cancro della burocrazia che impedisce alle attività di andare avanti”. Nel 2010, su 358 milioni di euro di stanziamenti statali destinati allo scalo, ne sono stati erogati solo 27 milioni.

Due in particolare gli esempi di eccesso di burocrazia del sistema e non di singoli funzionari: l’impossibilità, in attesa di un certificato di bonifica e della definizione della destinazione urbanistica, di perfezionare l’acquisto dell’area ex Bunge (azienda che lavorava semi oleosi e cereali) per rilanciare le attività della banchina e tentare di rioccupare gli addetti; lo spostamento del mercato ittico e il raddoppio del porto turistico. Un progetto cui l’Authority ha in sostanza rinunciato, nelle more delle verifiche sull’area in frana e dopo l’ultima “richiesta di 40 punti d’integrazione” da parte di Regione e Consiglio superiore dei lavori pubblici. “Se avessimo risposto – ha chiosato Canepa – ce ne sarebbero state altre”.

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