Energia, ora si muove da Est verso Ovest, evitando lo Stretto di Hormuz

Yanbu Commercial Port

(Yanbu Commercial Port; foto courtesy Wikipedia)

Arabia Saudita: procede ripristino oleodotti e siti estrattivi colpiti

Riyadh. Il Ministero dell’Energia saudita ha reso noto – ieri – che l’oleodotto principale Est-Ovest ed altre infrastrutture energetiche sono state ripristinate a seguito dei danni subiti nei recenti attacchi iraniani. Mentre, informano anche che i lavori di ripristino della piena capacità produttiva del giacimento di Khurais sono ancora in corso e la ripresa verrà annunciata al termine delle operazioni.

“È stata ripristinata – si legge nella nota ministeriale – la piena capacità di pompaggio attraverso l’importante condotta, pari a circa sette milioni di barili al giorno; recuperati anche i volumi interessati dalla produzione del giacimento di Manifa, 300.000 barili al giorno”.

Secondo l’Agenzia Saudi Press SPA, l’oleodotto che attraversa l’Arabia Saudita da Est a Ovest, infrastruttura cruciale per l’esportazione di greggio verso il porto di Yanbu nel Mar Rosso, in caso di blocco dello Stretto di Hormuz, e’ di nuovo ‘operativo’ dopo gli attacchi. Il porto commerciale di Yanbu è uno degli antichi porti sul Mar Rosso; la sua importanza strategica deriva dal fatto che il porto è una gateway principale verso la città santa musulmana di Medinah, oltre a rappresentare un’alternativa importante – oggi – alle esportazioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. La rotta principale è il sistema Abqaiq-Yanbu, noto anche come oleodotto Est-Ovest o Petroline, che collega i giacimenti petroliferi del Golfo con il terminale di Yanbu sul Mar Rosso.

La ripresa operativa degli oleodotti avviene mentre i colloqui di pace tra USA e Iran a Islamabad sono crollati senza un accordo, lasciando così i mercati energetici di nuovo nell’incertezza in vista dell’apertura di oggi, lunedì 13 aprile 2026. Le due parti – US e Iran – sono ancora divise su questioni chiave, come lo Stretto di Hormuz e il programma nucleare iraniano.

I recenti attacchi durante la guerra tra USA e Iran hanno interrotto una produzione stimata di 600.000 barili al giorno in Arabia Saudita. Sono stati colpiti anche gli impianti di produzione di petrolio e gas, trasporto e raffinazione, nonché impianti petrolchimici e il settore dell’elettricità a Riyadh, nella Provincia Orientale e nella Yanbu Industrial City.

Gli analisti di JPMorgan hanno stimato che i danni complessivi rappresentano circa il 10% delle esportazioni di greggio saudite pre-conflitto, sottolineando che si è trattato di “uno shock di offerta significativo”.
Il Ministero ha aggiunto che il rapido ripristino da parte di Aramco ha dimostrato la “grande resilienza operativa e l’efficiente gestione delle crisi”. La Saudi Aramco – azienda statale integrata nel settore energetico e chimico – ha chiesto agli acquirenti asiatici di preparare piani per ricevere i carichi dal porto di Yanbu – via mare – soprattutto per il greggio Arab Light; e comunque, questa rotta non sostituisce completamente i volumi che il Regno spediva attraverso Hormuz, circa 6 milioni di barili al giorno prima della guerra.

Inoltre, la rotta del Mar Rosso richiede ancora il passaggio attraverso Bab el-Mandeb, un corridoio esposto a minacce costanti da parte degli Houthi.

Il sistema Est-Ovest le consente di preservare una quota significativa delle sue vendite e di ridurre l’impatto immediato sul mercato, ma non può da solo compensare l’enorme perdita di flussi dal Golfo o eliminare la vulnerabilità strutturale creata dall’interruzione del traffico a Hormuz.
Con questa opzione, l’Arabia Saudita ha trovato una valvola di sfogo, non una soluzione definitiva. L’apertura dei mercati di oggi, lunedì metterà alla prova se il ripristino dell’oleodotto sarà sufficiente a bilanciare il fallimento diplomatico di Islamabad.

Abele Carruezzo