martedì, Settembre 21, 2021
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La Logistica sta innovando i terminal ed il lavoro portuale

Molti sono ormai i convegni e workshop durante i quali si parla delle innovazioni introdotte dalla Logistica in “stricto sensu” e soprattutto nelle supply-chain. Queste innovazioni, negli ultimi dieci anni, hanno investito le operazioni dei vari terminal portuali, modificandone le funzioni e trasformandoli in punti di stoccaggio temporaneo. Infatti, i caricatori ed operatori logistici stanno usando sempre meno le aree retroportuali per lo stoccaggio delle merci e per la integrazione temporale dei diversi modi del trasporto; poiché la “variabile/tempo” in campo è più importante della “variabile/quantità”, ecco che il terminal portuale diventa operativo per la funzione dello stoccaggio temporaneo delle merci. La sincronizzazione dei tempi si sta spostando nell’interfaccia tra la fase mare (sea-way) e la fase terra (land-way); si sta modificando la funzione del terminal aumentando il “dwell time” della merce (tempo di permanenza); apparentemente ne consegue una minore produttività del terminal, ma ne libera strategie di massimo profitto della supply-chain e liberalizza a minor prezzo lo stoccaggio offerto proprio dal terminal (operatori terminalisti) a svantaggio delle aziende situate nelle zone di retroportualità. Esempi in Europa ed in Italia li troviamo nei terminal specializzati in “forestali”, in cui all’interno si opera anche il taglio della carta; come pure nei terminal dell’ortofrutta, dove  si opera anche il controllo della qualità ed il confezionamento della frutta stessa; in sostanza quelle operazioni che riguardano le ispezioni, miscelatura, pre-consegna, piccoli imballaggi delle merci possono essere operate dai terminalisti, sviluppando, per loro, valore aggiunto. Ed allora,  se nel settore dei container ci si allontana dalla fase portuale, in altri settori merceologici ci si espande nei terminal che vengono utilizzati sempre più come dei “buffer” all’interno della catena logistica. Tutto questo – attività di banchina e movimentazione merci, combinate con attività di logistica –  sta portando ad una vera innovazione nel concetto di  “lavoro portuale”: distinguendo sempre più il lavoro portuale connesso alla nave e lavoro portuale connesso alle attività logistiche. Integrare sempre più il terminal nella catena logistica comporterà necessariamente ridefinizione e riqualificazione dei lavoratori portuali; e per soddisfare la nuova domanda di flessibilità e velocità delle operazioni stesse, siano esse di banchina, manipolazione, stoccaggio temporaneo, ispezioni, controllo, imballaggio e pre-consegna della merce, occorreranno  nuovi e più avanzati sistemi di pianificazione e gestione del lavoro dei terminal e delle navi sostenibili con i sistemi di acquisizione (chiamata) al lavoro.

Abele Carruezzo

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