Fedriga: “Una piattaforma logistica integrata per il Centro e Sud Europa: più connessioni tra i porti del Nord Adriatico e un rilancio dell’asse adriatico”
Consalvo: “‘L’Alto Adriatico deve presentarsi in Europa come un unico sistema, una porta d’accesso per tutto il continente”
Trieste – Ha preso il via questa mattina alla Stazione Marittima di Trieste la terza edizione di Adria Shipping Summit, l’appuntamento dedicato ai principali temi che interessano il sistema portuale e logistico dell’Alto Adriatico. Dopo le edizioni di Ravenna e Venezia, il Summit arriva quest’anno a Trieste per mettere a fuoco il ruolo dello scalo e dell’intero territorio nell’evoluzione delle rotte commerciali, delle infrastrutture, dell’energia e delle catene logistiche europee.
Ad aprire i lavori è stata Valeria Pace, giornalista de Il Piccolo di Trieste, che ha dato avvio alla giornata con la lettura della lettera inviata da Edoardo Rixi, Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ai partecipanti all’Adria Shipping Summit (Allegato 1).
Il confronto ha riunito i principali rappresentanti delle istituzioni e del sistema portuale del territorio, a partire da Serena Tonel, Vicesindaco della Città di Trieste. Sono quindi intervenuti C.A. (CP) Luciano Del Prete, Direttore Marittimo del Friuli Venezia Giulia e Comandante della Capitaneria di Porto di Trieste, Marco Consalvo, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale e Fabrizio Zerbini, Presidente di The International Propeller Clubs – Port of Trieste e Presidente Vicario di UNIPORT.
Nel corso dell’apertura è intervenuto il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga che ha dichiarato: “La Regione punta a una visione integrata dell’intero sistema interportuale, configurandosi come un’unica grande piattaforma logistica per il Centro e Sud Europa, capace di offrire efficienza, rapidità e competitività. Per raggiungere questo obiettivo occorre fare sistema tra i porti italiani del Nord Adriatico e rafforzare le infrastrutture terrestri di collegamento, proseguendo lungo la linea d’azione condivisa con le Regioni Veneto ed Emilia-Romagna. Risulta altresì necessario un rilancio a livello nazionale dell’asse adriatico — storicamente penalizzato rispetto a quello tirrenico — sia per il trasporto merci sia per la mobilità dei cittadini”.
Un tema ripreso anche dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, Marco Consalvo: «L’Alto Adriatico deve presentarsi in Europa come un unico sistema, una porta d’accesso per tutto il continente. È il lavoro che portiamo avanti anche con l’Associazione NAPA che unisce gli scali di Trieste, Venezia, Ravenna, Capodistria e Fiume per far valere a Bruxelles con una voce sola le priorità che ci accomunano: collegamenti ferroviari e intermodalità, transizione energetica, sicurezza delle catene di approvvigionamento e investimenti nelle infrastrutture che legano i nostri porti all’Europa centrale e orientale».
Gli interventi di apertura dunque hanno posto al centro il ruolo di Trieste e del Friuli Venezia Giulia nel quadro delle trasformazioni che stanno interessando il sistema marittimo e logistico europeo, in un contesto nel quale infrastrutture, connessioni ferroviarie, energia e nuove direttrici commerciali assumono un peso sempre maggiore.
Da qui prende avvio il programma di Adria Shipping Summit 2026, che nel corso della giornata ha affrontato i principali nodi strategici per il futuro dell’Alto Adriatico, attraverso il confronto tra istituzioni, porti, imprese, operatori logistici e stakeholder della blue economy.
1ª Sessione – Adriatico, golfo centrale del Mediterraneo Esteso
La prima sessione della giornata ha affrontato il ruolo dell’Alto Adriatico nel nuovo scenario geopolitico e geoeconomico del Mediterraneo, con particolare attenzione alle dinamiche che interessano Trieste, alle nuove rotte e al progetto IMEC.
Enrico Verga, Advisor in Geopolitica Strategica per Investitori Infrastrutturali, per il cs il tuo paragrafo: Secondo l’analisi di Enrico Verga, Advisor in Geopolitica Strategica per Investitori Infrastrutturali , la Pax Americana è finita: gli Stati Uniti puntano ora a controllare direttamente i sistemi produttivi ed energetici chiave, più che a difendere il dollaro come valuta di riferimento per le materie prime. In questo scenario la Via della Seta cinese e il corridoio IMEC, che collega Mumbai a Trieste, convergono nell’Oceano Indiano, area di crescente tensione tra le grandi potenze, dove anche un singolo attacco a una nave può far salire noli e costi assicurativi e deviare i flussi commerciali. Per Trieste, terminale europeo dell’IMEC, la sfida è saper navigare in questa instabilità.
Intervenendo da remoto da Venezia, Francesco Zampieri, docente dell’Istituto di Studi Militari Marittimi, si è soffermato sul concetto geostrategico dei “mediterranei globali”, snodi decisivi per i traffici, ma troppo vulnerabili in un contesto di crescente competizione tra grandi potenze. Per l’Europa il Mediterraneo va quindi inteso come piattaforma di opportunità e ridondanza, con investimenti in resilienza fisica e cibernetica dei porti; lo stesso vale per l’IMEC, che secondo Zampieri è una linea di ridondanza, non un’alternativa ai traffici marittimi.
Nel suo intervento, Francesco Parisi, Presidente dell’Associazione Trieste Summit, ha ribadito che l’IMEC non sostituirà Suez ma ne sarà un complemento, aumentando la resilienza delle rotte tra Asia ed Europa dopo le crisi recenti. Senza un ritorno alla piena operatività del canale, ha avvertito, il traffico rischia di spostarsi verso i porti del Nord Europa, relegando il Mediterraneo a un “lago” commerciale. Per Trieste, l’IMEC rappresenta un’occasione di rafforzamento come gateway per l’Europa centrale, anche grazie ai nuovi possibili sbocchi nei porti turchi, con cui lo scalo ha già collegamenti consolidati.
La sessione si è conclusa con Alessandro Panaro, Head of Maritime & Energy Department di SRM, che ha delineato la posizione dei porti italiani e dell’Alto Adriatico in un Mediterraneo ridisegnato dalle crisi di Suez e Hormuz. Nel 2025 i porti italiani hanno movimentato 510,8 milioni di tonnellate di merci (+3,5% sul 2024), con l’Alto Adriatico che pesa per il 30,1% sulle rinfuse liquide e per il 44,2% sulle rinfuse solide nazionali, confermandosi strategico per gli approvvigionamenti energetici e di materie prime del Paese. Un ruolo esposto agli shock geopolitici: i transiti delle portacontainer a Suez sono diminuiti del 73% tra giugno 2023 e giugno 2026, mentre a Hormuz le petroliere in transito sono calate dell’80% tra giugno 2025 e giugno 2026. In questo scenario, Panaro ha evidenziato la necessità di rafforzare la resilienza e la competitività dell’Alto Adriatico attraverso una
maggiore connettività, l’integrazione tra porti, ferrovia e sistema produttivo e il consolidamento dello short sea shipping. Trieste rafforza il proprio ruolo: è quarto porto UE per short sea shipping con 44,1 milioni di tonnellate, mentre il sistema dell’Alto Adriatico ha superato l’Arco Ligure e Livorno per numero di treni merci con origine o destinazione nei porti, con 21.083 convogli contro 19.906 (51,4% del totale). Panaro ha infine indicato nell’innovazione e nella sostenibilità – dal cold ironing ai combustibili alternativi fino alla digitalizzazione – alcuni dei fattori destinati a incidere sulla competitività futura dei porti, insieme alla capacità di rafforzare i collegamenti con i distretti produttivi e di creare condizioni favorevoli per attrarre nuovi traffici e investimenti.
2ª Sessione – Alto Adriatico, porta d’Europa. Un sistema esteso di porti e il ruolo di Trieste
La prima tavola rotonda della seconda sessione ha riunito terminalisti, operatori digitali e autotrasportatori sulla pressione che la crescita dei traffici esercita sul porto di Trieste. Guido Raso, amministratore delegato di Samer Seaports & Terminals, ha spiegato che la capacità è ormai satura e che i problemi di “domani mattina” vanno risolti senza attendere i piani infrastrutturali di medio-lungo periodo, ricordando che da metà ottobre il collegamento con Damietta di DFDS passerà a due scali settimanali. Antonio Barbara, amministratore delegato di HHLA PLT Italy, ha presentato i 37.000 metri quadrati ricavati dalla riqualificazione dell’ex Ferriera di Servola e chiesto una rete infrastrutturale ridondante, con controlli e sdoganamento disponibili 24 ore su 24.
Jens Peder Nielsen, amministratore delegato di Aquila, ha illustrato lo stato del progetto per la realizzazione di un terminal sul Canale Navigabile in Ungheria, un investimento da oltre 200 milioni di euro attualmente oggetto di revisione da parte del nuovo governo di Budapest. Luca Abatello, CEO e presidente di Circle Group, ha indicato nel Port Community System di Trieste-Monfalcone uno strumento chiave per rendere disponibili in anticipo le informazioni relative alle navi e alle merci in arrivo e per digitalizzare la documentazione, a partire dall’e-CMR. Roberto Vidoni, CEO di Autamarocchi, ha ricordato che il vero costo per l’autotrasporto sono le attese, e che il 60% del mercato austriaco, circa un milione di TEU, passa ancora dai porti del Nord Europa: per intercettarlo il Nord Adriatico deve agire come sistema unico.
La seconda tavola rotonda dedicata alla rete ferroviaria a servizio dei porti del Nord Est ha messo a confronto operatori e gestore dell’infrastruttura sulla capacità di sostenere la crescita dei traffici. Pietro Matera, responsabile Pianificazione e Sviluppo Rete di RFI, ha illustrato un piano di investimenti da 31 miliardi per il Nord Est, l’area più avanzata nell’adeguamento agli standard TEN-T (60% per i treni lunghi, contro il 10% della media nazionale), ricordando che i grandi progetti richiedono tempi lunghi e che le interruzioni previste sono necessarie per manutenzione e sviluppo.
Angelo Accomando, amministratore delegato di FHP Intermodal, ha indicato nei treni da 750 metri, utilizzabili dal 2029, e nel gancio automatico le innovazioni chiave, sostenendo che nell’immediato la risposta sta in una maggiore collaborazione tra operatori per saturare la capacità esistente, e che le imprese ferroviarie sapranno superare i prossimi due anni difficili. Angelo Aulicino, direttore generale di Alpe Adria, ha affermato che i porti dell’Alto Adriatico devono agire come un cluster unico per competere con l’integrazione verticale delle compagnie marittime e con scali concorrenti come Capodistria, apprezzando il nuovo approccio di programmazione di RFI.
3ª Sessione – Porto e industria, oltre la Zona Franca
La sessione dedicata ai porti industriali del Friuli Venezia Giulia ha allargato lo sguardo oltre la semplice movimentazione delle merci. Enrico Samer, presidente e amministratore delegato di Samer & Co. Shipping, ha spiegato che il porto industriale esiste per servire le imprese insediate: a Trieste è in corso una rinascita con vocazione heavy lift e nuovi insediamenti industriali, mentre per Trieste e Porto Nogaro i dragaggi restano la condizione per accogliere navi più grandi e ridurre i noli. Paolo Guidi, presidente di Assologistica e general manager di CMA CGM Italy, ha proposto una visione di sistema Paese, con porti specializzati, retroportualità efficiente e un marketing nazionale capace di attrarre flussi oggi diretti ai porti del Nord Europa, indicando in Trieste la porta verso l’estero. Guidi ha richiamato anche la necessità di riequilibrare i flussi containerizzati (export in calo del 2,7% e import in crescita del 7% a luglio da inizio anno) e di investire nella formazione, dalla scuola all’università, per rafforzare le competenze della filiera logistica.
Il confronto sul rapporto tra porti dell’Alto Adriatico e industria ha messo al centro la capacità della logistica portuale di servire il sistema produttivo. Francesco Benevolo, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Centro Settentrionale, ha indicato nella collaborazione tra i porti, in una logica di piattaforma integrata, la via per proporsi come hub europei. Walter Gregori, segretario generale dell’Associazione spedizionieri e terminalisti del Friuli Venezia Giulia, ha richiamato il Porto Franco internazionale di Trieste come asset competitivo da valorizzare anche per le lavorazioni industriali.
Andrea Cappa, direttore generale di Confetra, ha ricordato che per le imprese l’efficienza si misura nella certezza e nella rapidità con cui le merci raggiungono la destinazione. Paolo Cornetto, amministratore delegato di FHP Group, ha segnalato come i pescaggi insufficienti e lo scarso utilizzo della ferrovia pesino sulla competitività, auspicando una partnership strategica tra banchina e fabbrica. Tullio Bratta, consigliere delegato di Fantoni, ha illustrato l’investimento a Trieste per integrare logistica e produzione nella filiera del metanolo. Carlo Merli, amministratore delegato di Setramar Port Holding, ha indicato in cooperazione, intelligenza artificiale e nuove competenze le leve per affrontare i cambiamenti del settore. Infine Anna Carnielli, Avvocato, Studio B&C Barcati-Carnielli e Gabriele Alessandro Querci, Presidente, Rivista Edizioni Trieste hanno approfondito il rapporto tra diritto doganale e marittimo nel commercio internazionale, evidenziando la necessità per le imprese di sviluppare una maggiore compliance doganale e una conoscenza integrata della supply chain marittima alla luce della riforma del Codice doganale dell’Unione.
4ª Sessione – Energia e materie prime critiche
Il panel sulle materie prime critiche è stato introdotto dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, Marco Consalvo: «Sulle terre rare l’Europa si gioca una parte decisiva della propria autonomia strategica, e i porti possono avere un ruolo lungo tutta la filiera. L’Adriatico può affrontare questa sfida facendo sistema, con Marghera, Ravenna e Trieste che mettono insieme vocazioni complementari. Trieste offre fondali naturali profondi, capaci di accogliere grandi navi, collegamenti ferroviari con il cuore del continente e il regime di Porto Franco, ma soprattutto un polo scientifico di livello internazionale come l’Università ed Elettra Sincrotrone.
Unire porto, industria e ricerca significa fare del nostro mare non solo una via d’accesso, ma un luogo in cui si genera valore». Su questa linea Mario Petrosino, direttore operativo dell’AdSP del Mare Adriatico Centro Settentrionale, ha approfondito il peso dell’Alto Adriatico negli approvvigionamenti, mentre Paolo Bevilacqua dell’Università di Trieste e Giorgio Paolucci, chief scientific officer di Elettra Sincrotrone Trieste, hanno illustrato il contributo che l’ateneo e la luce di sincrotrone possono dare allo studio dei materiali.
La quarta sessione, dedicata a energia e materie prime critiche, ha riportato al centro il ruolo dell’Adriatico come mare dell’energia. Nel panel sull’energia, Alessandro Gorla, presidente e amministratore delegato di SIOT, è intervenuto sull’hub energetico di Trieste che rifornisce il 100% del fabbisogno di petrolio della Repubblica Ceca e il 40% di quello tedesco, oltre a una quota signifciativa di quello austricato. Elisabetta Piana, amministratore delegato di Karberg & Hennemann si è soffermata sulla filtrazione fine dell’olio in nave e in porto, dove un olio idraulico pulito consente di prolungare la vita utile delle apparecchiature e Stefano Rascioni, general manager Integrated Systems & Solutions di Wärtsilä Italia, ha presentato uno studio per l’alimentazione del polo crocieristico di Trieste sul cold ironing con pannelli solari sui tetti di diversi edifici della città in congiunzione con batterie di storage. Secondo Wärtsilä questo sistema consentirebbe di alimentare le navi da crociera elettricità al 95% da fonti rinnovabili.
Il panel sulle materie prime critiche è stato introdotto dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, Marco Consalvo: «Sulle terre rare l’Europa si gioca una parte decisiva della propria autonomia strategica, e i porti possono avere un ruolo lungo tutta la filiera. L’Adriatico può affrontare questa sfida facendo sistema, con Marghera, Ravenna e Trieste che mettono insieme vocazioni complementari. Trieste offre fondali naturali profondi, capaci di accogliere grandi navi, collegamenti ferroviari con il cuore del continente e il regime di Porto Franco, ma soprattutto un polo scientifico di livello internazionale come l’Università ed Elettra Sincrotrone. Unire porto, industria e ricerca significa fare del nostro mare non solo una via d’accesso, ma un luogo in cui si genera valore».
Su questa linea Mario Petrosino, direttore operativo dell’AdSP del Mare Adriatico Centro Settentrionale, ha approfondito il peso dell’Alto Adriatico negli approvvigionamenti, mentre Nel confronto dedicato alle materie prime critiche, Giorgio Paolucci, Chief Scientific Officer, Elettra Sincrotrone Trieste, ha evidenziato il ruolo dell’ecosistema scientifico triestino nel supportare l’industria nell’analisi, nella purificazione e nel riciclo dei materiali, sottolineando come le infrastrutture di ricerca possano contribuire a conoscere composizione e caratteristiche delle materie prime e dei materiali recuperati, anche nell’ambito dell’urban mining.
Il professor Paolo Bevilacqua dell’ Università degli Studi di Trieste, ha richiamato invece la rilevanza strategica di elementi come litio e neodimio e gli obiettivi fissati dal Critical Raw Materials Act europeo, indicando nella combinazione tra accessibilità portuale, competenze scientifiche e formazione universitaria una delle condizioni per sviluppare a Trieste un polo dedicato alla raffinazione, alla gestione e al recupero delle materie prime critiche.
L’Adria Shipping Summit chiude i lavori a Trieste e passa il testimone a Ravenna, che ospiterà l’edizione 2027. L’appuntamento riparte così per il secondo giro tra i porti dell’Alto Adriatico, con l’obiettivo di fare sistema attorno a temi comuni: corridoi, intermodalità, energia e competitività del sistema portuale. Francesco Benevolo, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Centro Settentrionale, ha dato appuntamento a Ravenna nel 2027.
Adria Shipping Summit è l’evento di riferimento per il cluster produttivo-marittimo dell’Alto Adriatico, dedicato ai porti e alle filiere industriali che gravitano attorno ai sistemi portuali di Ravenna, Trieste e Venezia, governati dalle rispettive Autorità di Sistema Portuale. Organizzato da Clickutility, il summit promuove l’incontro tra istituzioni, imprese, operatori logistici e stakeholder del territorio, con l’obiettivo di rafforzare l’integrazione e la cooperazione tra i segmenti produttivi e dello shipping, in una prospettiva europea e globale. Dopo l’edizione inaugurale svoltasi a Ravenna nel 2024 e quella a Venezia del 2025, l’edizione di quest’anno si tiene a Trieste per proseguire il confronto sul ruolo dell’Alto Adriatico nei grandi sistemi logistici, industriali ed energetici nazionali.















