Energia, sicurezza e transizione, Ugo Patroni Griffi: “Serve una visione europea e pragmatica”

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Intervista a Ugo Patroni Griffi verso “I Colori dell’Energia”: visioni e sfide del sistema energetico

Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni hanno riportato con forza al centro del dibattito pubblico il tema dell’energia. Dalla guerra in Ucraina alle nuove crisi in Medio Oriente, il sistema energetico globale si conferma uno degli snodi più sensibili degli equilibri economici e politici internazionali.

In questo scenario, l’Europa si trova a fare i conti con fragilità strutturali ancora irrisolte, mentre per l’Italia si riapre il tema della sicurezza degli approvvigionamenti, della diversificazione delle fonti e del ruolo delle infrastrutture strategiche. Parallelamente, prosegue il percorso della transizione energetica, tra obiettivi di decarbonizzazione, innovazione tecnologica e necessità di garantire competitività e stabilità al sistema produttivo.

Ne parliamo con Ugo Patroni Griffi, esperto di infrastrutture e logistica sostenibile e coordinatore del Comitato scientifico de “I Colori dell’Energia”.

«Purtroppo sì», osserva Patroni Griffi. «L’Europa, e in particolare l’Italia, scontano una dipendenza strutturale dalle importazioni di energia e l’assenza di una vera politica energetica comune. Le crisi internazionali – dalla guerra in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente – dimostrano che la sicurezza energetica è ormai una questione geopolitica».

Il tema degli approvvigionamenti, sottolinea, è oggi più che mai centrale e non può essere affrontato solo in chiave tecnica: «La sicurezza energetica è una dimensione della sovranità nazionale ed europea. Significa diversificare fonti e partner, rafforzare le infrastrutture – dai gasdotti ai rigassificatori, fino alle reti elettriche – e integrare sicurezza economica, ambientale e fisica».

In questo contesto, alcune scelte infrastrutturali del passato si rivelano oggi strategiche. «Il TAP è stato una scelta lungimirante. Ha rafforzato la resilienza del sistema energetico italiano ed europeo,
creando un collegamento stabile con un’area strategica come il Caucaso. Non è in contrasto con la transizione verde, ma contribuisce a garantire equilibrio nel breve e medio periodo».

Sul ruolo del gas, Patroni Griffi invita a mantenere una visione equilibrata: «Il gas naturale è una risorsa di transizione, non di destinazione. È fondamentale per assicurare flessibilità e continuità mentre il sistema evolve verso rinnovabili e idrogeno. Ma deve progressivamente integrarsi con tecnologie come la cattura della CO₂, i gas sintetici e il biometano».
Anche il percorso europeo verso la decarbonizzazione richiede un approccio pragmatico: «Il Green Deal non è un dogma, ma una direzione. L’attuale contesto impone una ricalibrazione che tenga insieme sostenibilità, competitività e giustizia sociale. Modulazione e gradualità non sono un passo indietro, ma un modo per rendere la transizione più solida e inclusiva».

Tra i temi tornati al centro del dibattito c’è anche il nucleare. «È positivo che se ne torni a discutere. Le nuove tecnologie, come i piccoli reattori modulari, offrono prospettive diverse rispetto al passato. Serve però un approccio razionale, depurato da ideologie, che valuti tutte le opzioni in funzione dell’autonomia energetica e della decarbonizzazione».

Uno sguardo, infine, all’iniziativa “I Colori dell’Energia”, di cui Patroni Griffi è stato recentemente nominato coordinatore del Comitato scientifico: «È un progetto che unisce divulgazione e approfondimento tecnico-scientifico. Riesce a mettere in dialogo imprese, istituzioni, università e cittadini, contribuendo a diffondere una cultura dell’energia ancora poco strutturata nel nostro Paese».

Un ruolo che guarda anche al territorio. «Brindisi e la Puglia hanno tutte le condizioni per diventare un laboratorio dell’innovazione energetica. Da storica capitale del fossile possono trasformarsi in hub delle rinnovabili, dell’idrogeno e delle nuove tecnologie. È una sfida non solo economica, ma anche culturale».